Dossier sui “mantra” scagliati contro il PD. (5/13) Lontananza dalle sofferenze sociali ed aumento della povertà.

“Mantra” numero 5. Pubblichiamo il quinto di una serie di 13 articoli in cui Enzo Puro prova, al fine di affrontare una seria analisi della sconfitta democratica, a sgomberare il campo dai falsi argomenti, dalle caricature giornalistiche, dalle prese diposizione ideologiche.
E questo non per togliere a Matteo Renzi le sue responsabilità o per provare a scaricare le responsabilità della sconfitta sugli avversari o peggio sugli elettori. Ma per potersi dedicare con serietà all’opera di ricostruzione.

Letto 2122
Dossier sui “mantra” scagliati contro il PD. (5/13) Lontananza dalle sofferenze sociali ed aumento della povertà.

Abbiamo chiaro che quando si perde non può essere colpa degli avversari o peggio degli elettori.
Ma per dedicarsi con pazienza a ricostruire o, se volete, a rigenerare è necessario sgomberare il campo dai falsi argomenti, dalle caricature giornalistiche, dalle prese di posizione ideologiche.
Il dossier che pubblichiamo su Manrico.social, composto da 13 articoli, vuole assolvere a questo compito senza voler essere una assoluzione del giovane leader fiorentino.

Link agli articoli:
Renzi e il voto degli operai e dei disoccupati
Il PD non è più un Partito di sinistra
Il PD non ha fatto autocritica
Il peggiore risultato della sinistra
Lontananza dalle sofferenze sociali ed aumento della povertà
Il Jobs act ha reso più precario il lavoro
Partito dei ricchi (banche, imprese proprietari di case)
Renzi ha ucciso la scuola pubblica
Promossi solo quelli del giglio magico
10 Renzi ha voluto il rosatellum
11 Il cattivo carattere e gli errori di Renzi
12 Moltissimi elettori del PD hanno votato 5 stelle
13 Renzi non è stato chiaro sull’Europa

MANTRA N° 5:

SIAMO STATI LONTANI DALLE SOFFERENZE SOCIALI?  CON RENZI LA POVERTÀ È AUMENTATA?

Questo è il mantra che mi fa più male.

Nel giugno del 2017 nel pubblicare le microsimulazioni sulla distribuzione del reddito in Italia l’Istat smaschera questo cliché a cui ogni tanto si attaccano anche autorevoli esponenti della minoranza PD.

L’Istat scrive che nel 2016 “l’intervento pubblico, realizzato attraverso l’imposizione fiscale e contributiva ed i trasferimenti monetari, ha determinato una riduzione della diseguaglianza di 15,1 punti percentuali dell’indice di Gini: da un valore di 45,2 punti misurato sul reddito primario a uno di 30,1 in termini di reddito disponibile. Le pensioni e gli altri trasferimenti pubblici hanno avuto un impatto redistributivo di 10,8 punti, maggiore rispetto a quello determinato dal prelievo di contributi sociali e imposte (4,3 punti).

L’intervento pubblico migliora la posizione del 56,6% degli individui con redditi familiari di mercato nulli o molto bassi, appartenenti al quinto più povero della popolazione. Al crescere del reddito di mercato diminuisce l’importanza dei trasferimenti e aumenta quella del prelievo, determinando peggioramenti che non riguardano soltanto individui in famiglie con redditi di mercato elevati, ma anche il 49,6% di chi ha redditi medio-bassi.”

La povertà, conseguenza della crisi globale del 2008 è sicuramente ancora tanta in Italia, ma le microsimulazioni Istat dimostrano che essa è in diminuzione (e c’è da tenere in conto che non aveva ancora inciso sull’indice GINI l’effetto del reddito di inclusione la cui erogazione concreta è iniziata nel 2018).

Ma oltre a quanto dice l’ISTAT basandosi sull’indice GINI per calcolare il tasso di povertà, per me accorciare le distanze tra chi sta bene e chi sta male e dimostrare di non aver perduto il contatto con la sofferenza significa approvare una ottima legge contro il caporalato, una buona legge contro le dimissioni in bianco, una buona legge sulle Unioni civili, significa estendere la protezione del welfare anche ai lavoratori di aziende sotto i 15 dipendenti e prevedere forme di protezione sociale anche per lavoratori a tempo e Partite IVA, significa approvare una buona legge che protegga “dopo di noi” i figli diversamente abili, significa approvare una buona legge sul biotestamento, significa approvare una buona legge che dia un Reddito di inclusione alla platea di italiani più poveri, significa approvare lo “student act” con il quale le tasse universitarie non vengono più pagate dai ragazzi più poveri e vengono abbattute in maniera progressiva a secondo del reddito, significa approvare un piano nazionale per le periferie urbane prevedendo per la prima volta una integrazione tra interventi edilizi ed interventi sociali, significa battersi in Europa ed ottenere una maggiore flessibilità di bilancio puntando a superare la rigida austerity che da anni governa l’Europa e che è la causa dell’aggravarsi della sofferenza sociale e della vittoria populista quasi ovunque.

Naturalmente questo ragionamento non vuole nascondere un problema, quello della povertà e della sofferenza sociale che è enorme e coinvolge ormai, con drammaticità graduata, la gran parte della popolazione.

Ma l’operazione disonesta intellettualmente che compiono i diffusori del suddetto mantra consiste nel fatto che per scaricare le responsabilità su Renzi e dimostrare la sua presunta insensibilità ai temi sociali rattrappiscono l’analisi delle cause di questa sofferenza e di questo rancore agli ultimi 3 anni, cioè su quegli anni in cui un tentativo (timido quanto volete) di invertire la tendenza è stato fatto.

Per fare questo si cancellano gli anni drammatici della crisi del 2008, contribuendo così addirittura a far vincere (come è avvenuto il 4 di marzo) quelle forze di centrodestra che in quegli anni hanno ignorato la crisi facendoci arrivare ai margini del burrone (lo spread che schizzava a quota seicento ed i giornali che gridavano fate presto). Così come si cancellano gli anni dell’austerità di Monti che hanno certamente messo in sicurezza il paese ma sulle spalle dei più deboli e tagliando selvaggiamente pezzi interi di Stato sociale.

La sofferenza sociale e la povertà di oggi sono il frutto di quegli anni.

E dovremmo essere orgogliosi di aver fatto parte di un Partito che negli ultimi 4 anni ha provato ad invertire quella tendenza e ad imporre all’Europa una linea di flessibilità sui conti che ha permesso quelle azioni sociali che dicevo all’inizio. Per vedere i frutti di questa inversione di tendenza c’era bisogno di più tempo. Quel tempo che il 4 marzo gli elettori ci hanno negato affidandosi a forze politiche che, come vedremo in futuro, sono il problema e non la soluzione.

Programma di pubblicazione

Nei prossimi articoli ci domanderemo se è vero che il Jobs act ha reso più precario il lavoro, che ha peggiorato le condizioni lavorative rendendo il mercato del lavoro un far west, se è vero che il PD di Renzi è stato il Partito dei banchieri, che Renzi ha sprecato risorse per aiutare le imprese, che ha tolto l’IMU ai ricchi, che ha ucciso la scuola pubblica, che ha promosso solo quelli del giglio magico, se è vero che Renzi ha voluto il rosatellum, se è vero che ha un pessimo carattere, chiuso verso gli altri, che moltissimi elettori PD hanno votato 5 stelle, se è vero che Renzi non ha avuto una linea chiara sulla Europa.

 

Letto 2122

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Enzo Puro

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Aggiornato al 31 marzo 2018

 

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