Spazio sociale, spazio fisico, spazio pubblico. La crisi epocale della sinistra di fronte ai cambiamenti. Capitolo 3 di 4.

In questo capitolo proviamo a spiegare che la crisi strutturale del criterio destra/sinistra nasce dal rapporto diverso che oggi c’è tra lo spazio sociale e lo spazio fisico (non più sempre coincidenti), con lo spazio pubblico classico che da questo nuovo rapporto viene messo in crisi (e con esso la stessa idea di sinistra per come l’abbiamo sempre conosciuta).

Letto 286
Spazio sociale, spazio fisico, spazio pubblico. La crisi epocale della sinistra di fronte ai cambiamenti. Capitolo 3 di 4.

Questo terzo capitolo è più astratto, ma solo apparentemente, dei due precedenti. Ritengo però che la comprensione dei concetti che tentiamo di illustrare sia fondamentale per raggiungere l’obiettivo che con questi “bignamini” ci siamo prefissi e cioè declinare concretamente quel termine “cambiamento” che tutti ripetono senza però spiegarci cosa significa e che riflessi ha sulla nostra vita.

Non c’è dubbio che siamo di fronte ad una crisi strutturale del criterio Destra-Sinistra che è sempre stato un principio d’ordine e di orientamento dello spazio politico.

E la crisi nasce anche dal venir meno della coincidenza tra spazio sociale e spazio fisico.

Ed è quella che chiamiamo globalizzazione la causa di questo venir meno.

Essa è penetrata ed ha scavato nei livelli più profondi della spazialità, destabilizzandoli, rendendo liquido ciò che sembrava solido, incerto ciò che era certo, ambivalente ciò che si poneva come univoco.

Per approfondire questo aspetto è opportuno ed utile soffermarsi sul concetto di “spazio sociale”.

Lo spazio sociale ha una trama appunto sociale e non fisica, è un concetto antropocentrico (ha al centro l’uomo) e non geocentrico (non ha al suo centro i territori).

La trama che costituisce lo spazio sociale non è materiale – non è il territorio nella sua concretezza fisica – ma per l’appunto sociale: è formata dall’insieme delle interrelazioni umane rilevanti in una unità di tempo significativa.

Il tempo necessario per far sì che le persone agiscano di concerto, possano avere una relazione continua, allacciare una trama sociale dipende dalla distanza e dalla velocità con cui vengono trasportati i messaggi o dalla velocità con cui si possono spostare persone e cose (dipende cioè dalle tecnologie disponibili in ogni dato momento storico)

Per centinaia di anni lo spazio fisico e lo spazio sociale sono stati sovrapposti.

Ma lo spazio sociale vive in un rapporto di simbiosi ed in diretta dipendenza con la tecnica, che ne detta estensione e intensità.

È, si potrebbe dire, un prodotto tecnologico.

Lo conferma il fatto che tutte le rivoluzioni spaziali incorporano in sé una più o meno esplicita strumentazione tecnica.

Si pensi ai grandi sistemi infrastrutturali di comunicazione, alla progressiva costruzione ed introduzione delle reti di dimensione nazionale: la rete stradale in primo luogo, poi la rete ferroviaria, postale, elettrica, telegrafica, telefonica, che resero disponibile il territorio, in ogni suo punto, ai messaggi ed agli interventi del potere centrale, in tempi via via più rapidi ed in misura via via più piena, e che ebbero il risultato rivoluzionario di ricodificare lo spazio sociale in “spazio “pubblico”, di far coincidere dentro i confini dello Stato nazione, spazio pubblico e spazio sociale o, se si preferisce, di porre lo spazio sociale come spazio pubblicamente costruito.

La rivoluzione tecnologica divenuta dominante al volger del millennio lavora direttamente sul fattore spazio-temporale.

E parliamo di quella rivoluzione tecnologica costituita da una doppia radicale innovazione e cioè dall’abbinamento incrociato di computer più comunicazioni satellitari da una parte e container più aerei cargo dall’altra.

Tutto questo ha prodotto una velocità di comunicazione senza precedenti con l’abbattimento radicale sia dei tempi che dei costi di trasporto a distanza di messaggi, oggetti e persone.

Lo spazio sociale si è dilatato al di fuori dei suoi antichi confini.

L’accelerazione che viene impressa non è infatti una accelerazione normale. È, per così dire, una velocità assoluta. E la realizzazione tecnica della velocità assoluta produce uno sfondamento della spazialità moderna, ne determina un cambio di stato irreversibile.

Da solido che era lo spazio sociale diventa liquido (Bauman), da univoco diventa plurale (Beck), da spazio di luoghi diventa spazio di flussi (Castells).

Quindi l’insieme dei mezzi tecnici disponibili, epoca per epoca, per realizzare il trasferimento di messaggi, cose e persone è destinato a determinare, in via diretta, l’estensione e la densità dello spazio sociale.

Sembra un discorso astratto invece parliamo di cose concrete che interessano la vita di tutti i giorni.

Se nel 700 la lettera di un immigrato Norvegese a Filadelfia ci metteva 40 giorni per arrivare in Norvegia ed altrettanti per avere una risposta con la rivoluzione tecnologica di questi anni quegli 80 giorni sono diventati il tempo istantaneo di una e-mail e con la rivoluzione dei trasporti in giornata si può, volendo andare e tornare dalla Norvegia a Filadelfia. Per non parlare della possibilità di comunicazione che danno i cellulari o skype.

Ed è evidente che in un simile contesto entrino in crisi i buoni vecchi criteri di organizzazione razionale della spazialità, “dentro e fuori” ma anche “qui e là”, “vicino e lontano”, “contiguo e separato”, “presente ed assente”, e da questa crisi non è esclusa, la fino ad oggi stabile, distinzione Destra/Sinistra.

Manuel Castells, nella sua monumentale opera sulla Network Society, contrappone il sempre più invasivo “spazio dei flussi” al tradizionale “spazio dei luoghi”.

Castells ci mostra come la diffusione su scala planetaria del comando a distanza e il suo essere ormai pervasivo in tanti ambiti della nostra esistenza ELIMINI il vincolo della contiguità fisica.

Poiché oggi è diventato possibile produrre su ampia scala simultaneità in assenza di contiguità (intesa come compresenza nel medesimo luogo), la struttura stessa dello spazio sociale viene modificata da spazio dei luoghi in spazio dei flussi (oggi di una automobile la scocca viene realizzata in Italia, le gomme negli USA, il motore in Polonia ed il tutto viene assemblato in Brasile).

Le conseguenze di tutto ciò su quel particolare aspetto della vita collettiva contemporanea che è la sfera pubblica sono evidenti.

La bella unità tra spazio pubblico, spazio fisico e spazio sociale nel contesto unitario e ben definito della spazialità nazionale che aveva caratterizzato la lunga parabola della statualità moderna è infranta.

Lo Stato nazionale entra in crisi e viene fatto esplodere nella totalità indifferenziata dello spazio globale dove conta sempre di meno.

La spazialità pubblica invece implode e si scompone negli infiniti frammenti spazio-temporali in cui è stato risucchiato lo spazio sociale.

Nell’epoca dell’azione a distanza sistematizzata, possesso e presenza si separano (le prerogative del padrone sono esercitate in absentia, così che il potere appare del tutto astratto, privo di corpo e di soggetto).

La logica che legittima i decisori appartiene a un mondo vitale del tutto diverso da quello in cui si collocano coloro che ne subiranno le conseguenze e del tutto sottratto al loro controllo (e addirittura alla loro vista).

(sono debitore per i concetti espressi in questo capitolo al professor Mauro Magatti di cui ho letto e studiato quasi tutto)

(continua)

1 - Fordismo, post fordismo, società della informazione

2 - Le domande fondamentali da farsi

3- Spazio sociale, spazio fisico, spazio pubblico

4 - La crisi del politico

Letto 286

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Enzo Puro

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Aggiornato al 31 marzo 2018

 

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