Caso Boschi: una delle peggiori pagine del Corriere e del giornalismo italiano

Dai tempi della P2 il Corriere della Sera non era caduto così in basso. Tacciono sul caso Consip e sulle magagne delle banche Venete ma amplificano le vicende di una bancuccia di Provincia. Ma è l’intero sistema dei media che sta scrivendo questa brutta pagina. Vediamo cosa è davvero un conflitto di interessi. Il ruolo inesistente di Renzi e Boschi nel fallimento di Etruria provocato nel 2008/2010 (Save the date). La durezza del governo Renzi sulle Popolari, commissariamento, scioglimento e poi Riforma. Quelli che dicono che la Commissione banche ha un effetto boomerang (ma è il loro auspicio).

Letto 8563
Caso Boschi: una delle peggiori pagine del Corriere e del giornalismo italiano

Le pagine scritte sul caso Etruria sono tra le peggiori pagine nella storia del giornalismo italiano e si distingue in questo, per totale mancanza di obiettività, il Corriere della Sera, quello che è stato il più grande e prestigioso quotidiano italiano (pagine simili furono scritte solo ai tempi dell’infiltrazione nel Corriere della P2 e, naturalmente, ai tempi del fascismo quando il Corriere fu trasformato in un organo di propaganda del Duce).

Malgrado dalla Commissione Banche venga fuori che nelle banche popolari Venete la vigilanza tollerava che banche notoriamente avviate al fallimento distribuissero ancora lauti dividendi e concedessero ancora prestiti ai soci.

Malgrado venga fuori che nelle banche popolari venete accadeva anche che i “controllati” assumessero i “controllori”.

E malgrado venga fuori che una Popolare quasi fallita avesse l’autorizzazione dalla Vigilanza per l’acquisto di un palazzetto storico dove prima c’era (guarda caso) una sede di Bankitalia.

Malgrado tutto questo e tanto altro (io fossi un giornalista di inchiesta andrei a vedere perché MPS è diventato ad un tratto azionista di Sorgenia) Massimo Franco sul Corriere scrive fiumi di inchiostro su un inesistente conflitto di interessi della Boschi. Davvero, una delle pagine più brutte del giornalismo italiano.

Su questa pessima pagina non solo del Corriere, ma, in generale, dell’intero sistema dei media, scrive con parole taglienti Luigi Chiarello su Italia Oggi:

“Ci siamo sorbiti (ed ancora ci sorbiamo) effluvi di inchiostri sul presunto conflitto di interesse di Maria Elena Boschi per il caso Etruria mentre invece non guadagna neanche un titolo urlato la sospensione per presunta fabbricazione di prove false (e depistaggi successivi) dei due carabinieri che indagavano sul caso Consip e su Tiziano Renzi.

Una doccia di guano che macchia la benemerita, una notizia che fa sentire tutti un po’ meno sicuri e un po’ più esposti a macchinazioni da cui è difficile difendersi, una storia che potrebbe far pensare ad un tentato golpe per destabilizzare una Istituzione della Repubblica e minarne la credibilità, vengono liquidate in poche righe. Trattate di taglio, con la stessa enfasi con cui si scrive un pezzo di colore sulle sfilate milanesi o sulla vittoria del campionato del mondo di curling.”

L’articolo di Massimo Franco sul Corriere è invece commentato magistralmente da Umberto Minopoli in uno dei suoi soliti graffianti post sui social (i social avranno tanti difetti sicuramente, saranno sicuramente utilizzati da tanti imbecilli come denunciava Umberto Eco, saranno per tanti strumento di rincoglionimento ma è anche vero che sono uno strumento utilissimo per non consegnare la scrittura della verità solo nelle mani dei media ufficiali dentro i quali opinioni come quelle di Minopoli e di semplici cittadini come me non hanno nessuna cittadinanza).

Minopoli scrive che l’editoriale di Massimo Franco indica lucidamente qual è l’obiettivo del Corriere dello Sfascio, ormai organo ufficiale del partito dei 5 stelle.

L’obiettivo è trasformare la Commissione da luogo, come voleva Renzi, dell’accertamento della verità sulle colpe dei Banchieri e della vigilanza mancata sulle Banche, trasformarla in un tribunale del popolo su Boschi.

Il Corriere vuole che sia spostata l’attenzione sulla Boschi e sulla piccola sconosciuta Etruria.

“Una Banca salvata dal politico Boschi perché vicepresieduta da suo padre? No, una banca commissariata dal Governo in cui Boschi figlia sedeva e sotto regolare processo!!!

Il Corriere dello sfascio rivela l’obiettivo: dimenticarsi delle colpe dei banchieri, mettere il silenziatore sui danni (con suicidi) creati a migliaia di pensionati casalinghe e correntisti per parlare di fuffa sulla Boschi.

Si perché cosa avrebbe rivelato Vegas? Che nei suoi incontri con il ministro (sollecitati da lui come la Boschi ha dimostrato esibendo le prove in TV) si sarebbe parlato di Banche”. Come se, dice Minopoli, incontrando a cena il Presidente di Lega calcio non si fosse parlato per nulla della esclusione dell’Italia dai mondiali di calcio.

E Vegas tra l’altro chiarisce di non aver subito pressioni dalla Boschi anzi sta agli atti l’azione di governo durissima, senza guardare in faccia a nessuno, compiuta dal governo di cui faceva parte la Boschi, contro le Banche Popolari (non solo Etruria) coinvolte nei fallimenti.

E faccio mio l’appello finale di Minopoli a Maria Elena Boschi: “Resista ministro! Non ci lasci soli in compagnia dell’editorialista del Corriere, di Travaglio, di Di Maio, di Brunetta e di Gotor. Combatta! Ne ha il vigore la forza e gli argomenti chiari. Ed il boomerang sarà il loro”.

E la Boschi rispondendo ad una domanda di Tommaso Ciriaco di Repubblica sembra raccogliere l’appello di Minopoli: "Non ho intenzione di dimettermi sulla base di bugie dette da altri. Sono due anni che ripetono che ho mentito in Parlamento, ma non è vero. Si cerca, attaccando me, di mettere in discussione un intero progetto politico. Il Pd è più forte delle loro bugie".

E poi, a conclusione della suddetta intervista Maria Elena Boschi dice con sferzante ironia: "Leggendo i giornali verrebbe da dire che se lui – riferito al padre - non avesse fatto per 9 mesi il vicepresidente di una piccola banca, il sistema bancario italiano non avrebbe avuto problemi. Ma chi conosce anche solo un po' il mondo delle banche sa che non è credibile".

BOOMERANG?

Non avendo altri argomenti qualcuno, di fronte all’uso strumentale che le opposizioni fanno di alcune audizioni nella Commissioni Banche, sostiene che la Commissione si stia trasformando in un boomerang per il PD.

Queste persone (che stanno sempre a fare le pulci ad ogni iniziativa del PD) fanno finta di non sapere che la “character assassination” della Boschi su Banca Etruria è in corso da molto tempo e che se non ci fosse stata la Commissione sarebbero apparse le veline o le prove false (ipotesi questa ultima non peregrina dopo quello accaduto sul caso Consip) per suonare il tam tam in piena campagna elettorale.

La Commissione invece dà la possibilità al PD di difendersi davanti a tutti ma soprattutto di dimostrare che le magagne del sistema bancario italiano non stanno nell’inesistente conflitto di interesse di Maria Elena Boschi ma nell’intreccio miasmatico tra sistema bancario, organismi di vigilanza, mondo delle imprese e della editoria, politica locale.

Perché, ben nascosto dai media, è questo che sta venendo fuori dalla Commissione, sta venendo fuori la complicità delle porte girevoli, dei dividendi distribuiti in piena crisi fallimentare, dei presiti ai soci concessi nello stesso periodo, dei palazzetti acquistati con l’ok di Bankitalia.

Ed ha ragione Massimo Micucci che a qualche amico e compagno che suggerisce alla Boschi (ed a Renzi) un passo indietro per non esporsi dice che “facendo così non si eviterebbe certo un regime di menzogna diffusa e di persecuzione permanente delle idee coraggiose e di chi le sostiene. Io sto con la verità anche se fa perdere voti”

MA COSA E’ UN CONFLITTO DI INTERESSE?

Editorialisti e opposizione si riempiono la bocca del presunto conflitto di interessi della Boschi. Conflitto di interessi di cui però non c’è traccia.

Quando si verifica di solito un conflitto di interessi?

C’è un conflitto di interesse quando un membro di un governo utilizza il suo ruolo per coprire le magagne di qualche attività privata e ne trae utile (Berlusconi ne è un esempio di scuola, ha utilizzato il suo potere per mettere in sicurezza le sue aziende che all’inizio degli anni 90 stavano messe male ed erano super indebitate).

Il governo di cui Maria Elena Boschi faceva parte ha trattato le Banche popolari fallite tutte allo stesso modo. In maniera durissima.

Ha prima commissariato e poi sciolto Banca Etruria senza guardare in faccia nessuno.

Ma soprattutto ha varato la riforma delle Banche Popolari che ha messo fuori gioco quegli intrecci miasmatici tra banche locali, economia malata del territorio e politica locale di cui accennavamo prima, intrecci miasmatici che sono stati le cause dei fallimenti e dei crac (anche in presenza di una scarsa vigilanza di Bankitalia che sulle popolari venete è molto più evidente).

Tra l’altro il fallimento Banca Etruria è maturato tutto (è agli atti dell’inchiesta) tra il 2008 ed il 2010 quando Matteo Renzi era Sindaco di Firenze ed era occupato dalla pedonalizzazione dell’area attorno al Duomo ed al Battistero e Maria Elena Boschi era una giovane avvocatessa trentenne che faceva tirocinio presso uno studio di Firenze.

Ed in quegli anni il padre della Boschi era semplicemente un dirigente di Confcooperative e non stava nel CdA di Banca Etruria.

Assodato che non c’era e non c’è stato nessun conflitto di interesse (anzi si è proceduto contro il vertice di Banca Etruria e sulle Banche popolari con una durezza inusitata) può essere un problema che una parlamentare eletta ad Arezzo abbia parlato con altri esponenti del mondo bancario (senza fare pressioni di alcun tipo) per verificare se una Banca a cui erano legate molte sorti della economia aretina e molti posti di lavoro potesse essere in qualche modo salvata?

Sarebbe come accusare un parlamentare pugliese perché si è dato da fare per provare a salvare l’ILVA o i parlamentari sardi che si sono attivati per salvare ALCOA.

Aspettiamo adesso la prossima puntata.

Letto 8563

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Enzo Puro

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Aggiornato al 31 marzo 2018

 

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