Il pensiero indebolito di Concita De Gregorio

Le interviste di Concita su Repubblica. Interlocutori scelti per confermare le sue tesi. La voglia di demolire gli ultimi anni del PD anche a costo di affermare l’indimostrabile. Ma davvero i circoli non contano più nulla perché si è scelto di sbarcare tutti sul web? E poi l’accusa di aver fatto tacere i vecchi a prescindere, in un paese gerontocratico in cui per mandare via un barone universitario bisogna aspettare che muoia???

Letto 5003
Il pensiero indebolito di Concita De Gregorio

Concita de Gregorio, alfiere del pensiero indebolito della sinistra, sta facendo una serie di interviste su Repubblica partendo dalle sue convinzioni personali e scegliendo interlocutori che confermano le sue tesi.

A parte Paolo Virzì che dice cose molto intelligenti e in gran parte condivisibili, le altre interviste usano paradigmi invecchiati e sostengono tesi abbastanza peregrine.

C’è ad esempio la brava assessora di Pisa che sostiene che il PD ha abbandonato i circoli e spostato tutto sul web. Magari dico io!!!

Il PD non ha spostato nulla della sua forza organizzata sul web, lo avesse fatto saremmo forse stati in grado di contrastare di più le campagne denigratorie che sul web sono nate e che da lì si sono diffuse nella vita reale.

C’è poi nelle parole di questa giovane amministratrice, che mi dicono sia molto brava davvero, un giudizio asettico sui circoli, come se la loro esistenza così come sono fosse la panacea di tutti i mali. Dimenticando che a prendere il 32% dei voti è stato un Movimento che vive soprattutto sul web e non ha circoli o sezioni e non ha procedure interne democratiche, di cui non si capisce chi sia il capo, il privato Casaleggio, il fondatore Grillo o l’incompetente Di Maio.

Esiste il tema, naturalmente, di come, nell’epoca digitale che ha soppiantato l’epoca analogica, un Partito si radichi nel territorio.

Ma pensare a questo con la testa rivolta all’indietro significa non capire dove ci troviamo e qualsiasi dirigente, qualunque cosa esso diriga, deve per prima cosa tentare di capire dove si trova.

E per un Dirigente politico questo significa tentare di capire il mondo in cui si trova ad agire. Parlare astrattamente di circoli (o sezioni) aperti o chiusi non ha nessun senso.

Come non ha senso nell’era digitale, dove attraverso il web passano tutte le informazioni, dove nel sito web di un giornale on line ci sono più informazioni di quanto gli umani se ne sono scambiate negli ultimi 200 anni, dove esistono 9 miliardi di apparecchi informatici collegati ad internet, dove ogni giorno ci scambiamo 20 miliardi di sms al giorno e 30 miliardi di messaggi whatsapp, dove i telefoni mobili (sempre più computer completi) sono oltre 5 miliardi, non ha senso dicevo trascurare quel che avviene sul web e dire astrattamente che si privilegiano troppo i social (e magari, ripeto, fosse vero!!).

Un dirigente politico che vuole capire il mondo in cui si trova dovrebbe ogni mattina ripetersi come una preghiera la legge di Kurzweil, (quella che ha sostituito l’ormai invecchiata legge di Moore che negli anni sessanta diceva che le tecnologie informatiche diventavano obsolete ogni 18 mesi), e che sostiene che la scienza e la tecnologia non hanno uno sviluppo lineare ma una crescita esponenziale ed esplosiva.

E dopo l’esplosione delle tecnologie informatiche in meno di 25 anni siamo alla vigilia della esplosione delle nanotecnologie e delle biotecnologie, le rivoluzioni dell’infinitamente piccolo e della possibilità di clonazione umana, con l’intelligenza artificiale che nei prossimi decenni farà passi da gigante.

E il pensiero indebolito della Concita si ferma sulla dicotomia circoli/social.

Come se non bastasse in un'altra intervista Concita di Gregorio intervista Nicola Sartor, economista e rettore della Università di Verona.

E, con grande soddisfazione della giornalista, le critiche di Sartor a Renzi ed al PD sono di natura diversa:

"Renzi ha cavalcato il tema generazionale in modo riduttivo. Il dato anagrafico è di un semplicismo enorme. Strumentale al consenso. Mi pare follia far tacere i vecchi a prescindere.”

Naturalmente Sartor difende la sua casta, non si pone per nulla il problema della gerontocrazia che governa il nostro paese, della necessità di sperimentare nuove e giovani classi dirigenti, senza, per una volta, la mano paternalistica degli anziani ad accompagnarne i passi.

Questo tizio, Sartor, è una tipologia di intellettuale/politico ben descritto più volte dallo psicopatologo Massimo Recalcati che scriveva tempo fa: «Ho citato in un articolo recente le dimissioni di Enzo Bianchi dalla carica di Priore del Monastero di Bose. Nietzsche affermava che la saggezza più grande dell’uomo è quella di saper tramontare al momento giusto. È quello che ha fatto Bianchi: un passo indietro, lasciare che i figli assumano le loro responsabilità, sostenere chi viene dopo di noi con lealtà anche se una differenza profonda ci separa, abbandonare il proprio posto di guida per consentire l’ingresso di energie nuove. Non mi pare che stia accadendo questo.

Il dramma della politica italiana, non solo della sinistra, è il fallimento dell’eredità. Renzi ha provato a correggere questo sintomo consentendo a una nuova generazione di farsi avanti. I figli anziché ereditare il testimone dai padri sono osteggiati dai padri. I figli non allineati coi loro padri-padroni vengono sistematicamente espulsi. Ogni scissione, quando sono in gioco diverse generazioni, viene al posto di un lutto mancato: si invoca lo spettro della scissione invece di saper tramontare».

Ecco, il problema non è la rottamazione e dei metodi più o meno eleganti usati, il vero problema del nostro paese è quello di una generazione che non è capace di tramontare, un paese in cui per mandare via un barone universitario bisogna aspettare che muoia

L’esempio più calzante di come la sinistra non sappia stare nella società in cui vive è proprio questo signore; Nicola Sartor è, come detto, il rettore della Università di Verona e nell’articolo veniamo a sapere che è una Università egemonizzata dalla sinistra mentre a Verona, da qualche decennio, abbiamo da sempre l’egemonia politica e culturale della destra. Una sinistra inutile abbarbicata dentro le mura universitarie senza capacità di comunicazione e di inseminazione con l’esterno.

A che ci serve questa sinistra? A che ci serve uno come questo Sartor?

Naturalmente la Concita tutte queste contraddizioni non le coglie.

Lei ha una sua tesi precostituita e le interviste servono solo a far dire ad altri (da lei scelti) le cose che lei pensa.

Letto 5003

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Enzo Puro

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Aggiornato al 31 marzo 2018

 

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