L’inutile mantra della "irrilevanza" del PD agitato da Repubblica e dai seguaci dei "padri nobili".

L’irrilevanza del PD l’hanno dichiarata gli elettori. Siamo in una fase diversa. Una fase che sarà molto lunga e che non deve prevedere ansie da prestazione. Una fase dove rispondere ai tanti perché e dove impostare una nuova visione ed una nuova missione del PD. L’attraversamento dell’Oceano può però essere fatto solo se si dimenticano le rive da cui si è partiti.

Letto 1997
L’inutile mantra della "irrilevanza" del PD agitato da Repubblica e dai seguaci dei "padri nobili".

Il mantra che gira di più a sinistra, soprattutto in quelli dal pensiero debole che si ispirano ai padri nobili e agli editoriali di Repubblica e per i quali Claudio Tito e Concita De Gregorio sono emuli di Bob Woodward e Carl Bernstein, il mantra che gira dicevo è quello del rischio ”irrilevanza” del PD, rischio segnalato dal fatto che sulle Presidenze delle Camere il PD non ha toccato palla (e quando gli chiedi cosa invece si doveva fare arrivano a dire che dovevamo avere la forza – sic - di proporre la Bonino, una vera genialata, la Bonino!!!! quella Bonino votata da quattro gatti).

Vorrei invitare questi amici e compagni (i giornalisti sono liberi di perdere tutto il tempo che vogliono su queste cazzate) a capire che al rischio dell’irrilevanza ci hanno condannato gli elettori con il loro voto e che, preso atto di questo, oggi siamo in una fase diversa.

Preso atto del voto e accettato (e come si poteva non accettarlo?) il fatto che è stata una sconfitta storica, oggi siamo nella fase di capire bene il perché, senza analisi superficiali, siamo nella fase di capire dove abbiamo sbagliato e chi avrebbe sbagliato (senza cercare capri espiatori, magari bastasse solo sostituire Renzi alla guida del PD per riprendere la marcia verso la conquista delle magnifiche sorti e progressive, ho l’impressione che le cose siano più complicate!!!).

Abbiamo sbagliato, come dice Napolitano, a difendere le riforme che abbiamo fatto? Ad inimicarci le gerarchie cattoliche più conservatrici approvando le Unioni civili e sfidandole dichiarando che un premier giura sulla Costituzione e non sul Vangelo?

Abbiamo sbagliato a prendere atto con il jobs act che ormai l’articolo 18 non tutelava più nessun nuovo assunto e tantomeno i giovani? O abbiamo sbagliato a mettere le mani nei disastri della pubblica amministrazione mettendo un tetto agli emolumenti dei dirigenti apicali, a rimuovere la loro inamovibilità, a stabilire criteri di valutazione più rigorosi non rinunciando però a colpire quelli che abbiamo chiamato i furbetti del cartellino?

È possibile anche che abbiamo sbagliato, di fronte ai disastri del passato fatti nel Sud con le spese per investimenti, a centralizzare in una cabina di regia il tutto e ad affidare una funzione di controllo rigoroso all’Anac di Cantone?

O abbiamo sbagliato a colpire quello che nel mezzogiorno d’Italia è un pilastro che regge l’economia sommersa (agricola ma non solo agricola) e cioè quella fonte di sfruttamento immorale che è il caporalato non capendo che gli schiavi immigrati non votano mentre i caporali non solo votano ma sono nelle loro realtà organizzatori di consenso?

O forse abbiamo sbagliato a suo tempo ad insistere sulle Riforme istituzionali volute dall’allora Presidente Napolitano?

Ma se gli errori non sono questi quali sono allora? Dobbiamo capirlo senza pregiudiziali.

E siamo anche nella fase di cominciare a pensare a cosa fare in futuro, quale deve essere il profilo politico e sociale del PD, la sua visione della società italiana e quali devono essere gli strumenti con cui una moderna forza politica riesce ad interpretare una società frammentata, prismatica, autoriflessiva, spinta dalla molla della individualizzazione e non da quella della socializzazione, una società con punti di riferimento mobili e cangianti dove gli stessi luoghi che un tempo erano sede di costruzione di unità oggi sono declassificati e sostituiti da tanti non luoghi.

Bisogna fare tutto questo e farlo senza ansia da prestazione.

Bisogna prendersela con calma, sarà una lunga traversata del deserto.

Dovremo attraversare l’Oceano ed io penso che per poterlo fare, come diceva Cristoforo Colombo, bisogna smettere di avere nostalgia delle rive da cui siamo partiti.

Letto 1997

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Enzo Puro

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Aggiornato al 31 marzo 2018

 

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