Bruciare la strega!!! E tutto tornerà perfetto come prima

I giornali dei 3 pregiudicati vogliono mettere sul rogo Maria Elena Boschi. Un sacrificio purificatore proprio come nel medio evo. Troppo brava, troppo giovane, troppo competente per essere una donna. Smontiamo ad uno ad uno le 7 false argomentazioni su cui è stata montata una campagna solo mediatica (per una volta le procure non hanno alcun ruolo) che rappresenta una delle più brutte pagine del giornalismo italiano.

Letto 11006
Bruciare la strega!!! E tutto tornerà perfetto come prima

È evidente che i giornali ed i media di 3 pregiudicati (De Benedetti, Cairo e Berlusconi, persone che hanno subito condanne passate in giudicato a causa della loro attività imprenditoriale), hanno lanciato l’offensiva finale contro il barbaro fiorentino che voleva cambiare il nostro paese.

E lo fanno chiedendo di bruciare la strega sul rogo.

Come chiede senza vergogna quella delusione di Mario Calabresi che su Repubblica (giornale di De Benedetti ex socio di Sorgenia) addirittura chiede alla Boschi un passo indietro per salvare il PD.

Più approfondisco questa vicenda delle Banche e più capisco che la vicenda Etruria è una vicenda fatta di fuffa, di niente, montata ad arte su pochi argomenti, sempre gli stessi a cui ogni volta si aggiunge qualche nuovo tassello e questo avviene quando l’ultimo argomento era stato smontato. È questa una tecnica che Goebbels descrisse perfettamente nei suoi principi di propaganda quando teorizzò il “Principio del continuo rinnovamento” che affermava la necessità di “emettere costantemente informazioni ed argomenti nuovi (anche se non strettamente pertinenti) a puntale ritmo che quando l’avversario risponda il pubblico sia già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse”.

Si era partiti con il caso Consip. Quando fu evidente che era tutta una montatura da parte di apparati deviati dello Stato parte il battage sulle Banche, si chiarisce che non è stato esercitato nessun conflitto di interesse ma si rilancia sulla inopportunità degli incontro di un ministro, si chiarisce anche questo ed arriva la chiacchera su Carrai, in un vortice in cui questa volta la magistratura non c’entra nulla ma è tutto costruito dal circo mediatico che fa capo ai 3 pregiudicati che dicevamo all’inizio, Cairo, De Benedetti, Berlusconi.

Proviamo per l’ennesima volta a smontare le argomentazioni degli accusatori sapendo però che di fronte ad una calunnia le spiegazioni logiche arrivano sempre in ritardo quando il danno di immagine è fatto.

PRIMA ARGOMENTAZIONE: la Boschi è in evidente conflitto di interessi. Falso.

In un paese in cui per vent’anni abbiamo avuto un conflitto di interesse fortissimo e vero, quando il premier oltre alle sue TV controllava anche la TV pubblica, l’argomentazione del conflitto di interessi della ministra Boschi è veramente ridicola.

È ridicola perché la Banca Etruria non era come in tanti scrivono con non chalance la “banca della Boschi”, la famiglia Boschi era un piccolissimo azionista, appena 9000 euro di azioni (ecco la cifra mostruosa che fa dire al circo mediatico questa fregnaccia). È ridicola perché le vicende penali che hanno portato al fallimento della Banca risalgono al periodo 2008/2010 quando cioè, lo ripetiamo, Matteo Renzi stava nella sua città e si occupava della pedonalizzazione dell’area attorno al Duomo ed al Battistero e la Boschi era una giovane appena trentenne che faceva la praticante in uno studio di avvocati fiorentini. Ma soprattutto perché in quel periodo Pierluigi Boschi si occupava di coltivatori e non stava nel CdA della Banca.

È ridicola, infine, perché il governo di cui la Boschi era ministro è stato durissimo con quella banca commissariandola e mandando a casa tutti gli amministratori compreso il padre della Boschi.

E perché quel governo ha approvato la riforma della Banche popolari che ha azzerato completamente quel sistema consociativo a livello locale tra imprese, associazioni imprenditoriali, politica locale ed enti locali, sistema che è alla base del cattivo funzionamento di quelle banche.

Come spiega bene Luigi Marattin, giovane consigliere economico di Palazzo Chigi, agli inizi degli anni 90 si passa dal controllo della politica (molto invasivo e frenante) ad un controllo in mano a sistemi di potere locali: in alcuni casi privati (associazioni di industriali, agricoltori, commercianti), in altri pubblici (enti locali). (LEGGI Banche, io so (anche se non ho le prove)

E solo il governo Renzi, nel 2015 “ha costretto le 10 maggiori banche popolari ad abbandonare quel sistema protetto di governance e a diventare società per azioni, in modo da essere contendibili sul mercato. E so che tanti (ma proprio tanti) si incazzarono”.

SECONDA ARGOMENTAZIONE: ma la Boschi si è data da fare per salvare l’Etruria. E allora?

Questa accusa non ha nessun senso. Perché è meritorio che una parlamentare ed un ministro espressione di un territorio si occupino delle situazioni di crisi esistenti in quel territorio. Sarebbe stato gravissimo se non lo avesse fatto.

E lo ha fatto senza mai esercitare pressioni indebite su chi poteva avere un ruolo in una possibile azione di salvataggio della Bancuccia aretina.

Come emerge dalle audizioni di Visco e di Ghizzoni il ministro ha solo chiesto informazioni su una procedura già avviata. E lo ha fatto come fanno legittimamente, parole di Visco, tanti parlamentari o governatori che si interessano delle sorti del sistema bancario delle loro Regioni. Ghizzoni ha addirittura aggiunto che la Boschi più che preoccupata per le Banche era preoccupata per le ricadute occupazionali ed economiche per un intero territorio che il fallimento di una banca inevitabilmente porta con sé.

Doveva astenersi dal farlo per il solo motivo che il padre era membro all’epoca nel CdA di Etruria? Cioè doveva disinteressarsi da Parlamentare e Ministro proveniente da quel territorio a ciò che accadeva e che rischiava di mandare per stracci una intera economia (come poi in parte è avvenuto’)?

Facciamo le persone serie per favore!!!

E su questa questione viene sbugiardato anche Ferruccio De Bortoli che aveva scritto che la Boschi aveva chiesto all’AD di Unicredit di salvare l’Etruria.

Ghizzoni ha fatto capire che non è andata così anche perché il colloquio con la Boschi avviene solo dopo che la richiesta a Unicredit era stata fatta da Mediobanca e dall’Advisor di Etruria. E la Boschi del tutto legittimamente si era informata se Unicredit avrebbe analizzato tale questione senza più relazionarsi sulla questione con Ghizzoni.

TERZA ARGOMENTAZIONE: ma il governo era obbligato a commissariare Etruria. Falso.

Come ha dimostrato QUI (Sul commissariamento di Banca Etruria chi ha ragione tra Boschi e Travaglio?) in un suo puntuale Fat checking l’Agenzia giornalistica AGI questo obbligo non c’era. Scrive infatti l’AGI:

“Il commissariamento è stato disposto, in base alla normativa che era in vigore all’epoca, dal ministero dell’Economia su proposta della Banca d’Italia.

La giurisprudenza del Consiglio di Stato (oggi obsoleta, ma all’epoca ancora valida) è molto netta nel sottolineare il carattere discrezionale del potere esecutivo, che anzi è tenuto a condurre indagini proprie al preciso scopo di potersi – eventualmente – discostare dalle proposte formulate da Banca d’Italia.

Dunque ha ragione Maria Elena Boschi a rivendicare al governo il merito di aver commissariato Banca Etruria, in quanto la proposta di Banca d’Italia in proposito non era vincolante e la decisione finale è ricaduta sull’esecutivo. Non risulta che ci sia stato “un ordine” di Banca d’Italia, né che si possa attribuire interamente all’istituto di Palazzo Koch la responsabilità del commissariamento”.

QUARTA ARGOMENTAZIONE DI ORIGINE GRILLINA: la Banca della Boschi.

Luigi Di Maio all’epoca delle critiche del PD a Visco disse:

“Quando fanno lo show mediatico su Visco e Banca d’Italia per fare vedere che vogliono tutelare i risparmiatori si devono ricordare che quando hanno governato non solo hanno favorito le banche, ma in 20 minuti hanno fatto un decreto per salvare la banca della Boschi e mandare sul lastrico migliaia di risparmiatori”.

Ed all’epoca sempre l’Agenzia Italia fece un fat checking in cui smontò pezzo per pezzo l’argomentazione di Giggino o fuoricorso. (QUI il link del dettagliato fat checking: Chi ha ragione tra Di Maio e Boschi su Banca Etruria)

Scrive in conclusione l’AGI: “Maria Elena Boschi ha sostanzialmente ragione. Suo padre è stato rimosso, insieme al resto del CdA, dall’atto di commissariamento. Successivamente la banca è stata messa in risoluzione, una procedura che ha messo l’onere principale delle perdite in carico a un fondo finanziato dal sistema bancario e non dallo Stato, e venduta a Ubi Banca. Altre iniziative del governo hanno permesso a molte persone danneggiate di ridurre le perdite, con soldi pubblici. L’opportunità o meno di quel decreto è un giudizio politico, ma sembra poco corrispondente alla realtà dipingere quanto successo come “salvare la banca della Boschi e mandare sul lastrico migliaia di risparmiatori”.

QUINTA ARGOMENTAZIONE: la commissione è stato un boomerang per il PD.

Tanti sapientoni per i quali Renzi non ne ha azzeccata neanche una descrivono come un boomerang per il PD la commissione di inchiesta sulle banche.

Io credo che sia vero l’esattamente il contrario.

Tutto ciò che sta emergendo in questi giorni, le falsità le bugie, le ricostruzioni fantasiose, il controllo minuzioso della agenda della Boschi sarebbe stato fatto esplodere in piena campagna elettorale, a 10 giorni dal voto quando non ci sarebbe stato più tempo per recuperare il colpo all’immagine.

La Commissione è servita anche a sminare questo pericolo. Nella speranza che in campagna elettorale non spunti qualche altra strumentalizzazione come avvenne ai tempi di Fassino con MPS e più di recente, proprio a ridosso di elezioni importanti, con l’indagine Tempa Rossa, le sentenze poi ribaltate dopo il voto su Errani, le indagini su Richetti, gli avvisi su De Luca con la campagna sugli impresentabili, l’arresto del Presidente del PD campano Stefano Graziano.

Tutte questioni poi finite nel nulla ma che condizionarono notevolmente i risultati elettorali.

Almeno sulla questione Banche in Commissione è stato fatto emergere tutto, e c’è tutto il tempo per sbugiardare chi vuole montare una strumentalizzazione politica.

Matteo Renzi e Matteo Orfini hanno scritto il 21 dicembre a Repubblica una lettera aperta molto chiara proprio su questo argomento che vi linkiamo QUI (La lettera: "Ma quale autogol Commissione utile i risultati li vedrete per molti anni")

SESTA ARGOMENTAZIONE: sì, ma Carrai?

Dalla audizione di Ghizzoni è spuntata fuori una mail di Marco Carrai, amico personale da sempre di Matteo Renzi, in cui chiede informazioni sulla valutazione di Unicredit su Etruria.

Apriti cielo. Sui giornali è tutto un parlare di giglio magico, di massoneria, di fiorentinità, Repubblica pubblica un ritratto di Carrai chiamandolo nel titolo come l’uomo che sussurra a Renzi.

Questa la mail: “Ciao Federico solo per dirti che su Etruria mi è stato chiesto di sollecitarti se possibile e nel rispetto dei ruoli per una risposta”.

Il tono confidenziale della mail dimostra una familiarità di Carrai con l’ex AD di Unicredit, familiarità professionale confermata in una dichiarazione in cui Carrai dice di aver incontrato nell’ambito del suo lavoro più volte Federico Ghizzoni.

E, come chiarisce dando tutti i riferimenti, quella mail serviva a capire “gli intendimenti di Unicredit riguardo Banca Etruria perché un mio cliente stava verificando il dossier di Banca Federico Del Vecchio, storico istituto fiorentino di proprietà di Etruria”. Non c’entra nulla la Boschi, non c’entra nulla il Giglio magico, non c’entra nulla Renzi.

Naturalmente tutto fa brodo ed anche il nome di Carrai è buttato nel tritarcarne mediatico dando per scontato quello che scontato non è.

SETTIMO ARGOMENTO: il falso prospetto.

Ci stavamo dimenticando del problema del “falso prospetto”.

Dopo l’audizione del procuratore di Arezzo, che scagiona del tutto Pier Luigi Boschi, esce fuori una nuova indagine anche a carico del padre della Boschi per la diffusione di un falso prospetto ai clienti che volevano comprare le obbligazioni in Etruria.

L’indagine esiste ma Pierluigi Boschi non c’entra nulla perché come chiarisce una informativa alla procura della Guardia di Finanza il prospetto non è mai passato in CdA ma ha curato tutto il Direttore generale della Banca delegato all’uopo dal CdA. Ed il caso si chiarisce in poche ore (e nelle ore precedenti è imbarazzante l’orgia mediatica che si scatena su questo tema).

Conclusione. Stiamo assistendo in diretta ad una delle pagine più brutte scritte dal giornalismo italiano.

Letto 11006

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Enzo Puro

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Aggiornato al 31 marzo 2018

 

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