Calenda ed i suoi seguaci: prefiche dannunziane e orfani della liberaldemocrazia immaginaria.

Una risposta ragionata alla offensiva lanciata da chi ha mal digerito la svolta renziana che ha consentito di mandare a casa il truce padano.
Una risposta a chi preferisce la bella morte tra labari incontaminati alla scelta certamente rischiosa che il PD, incalzato dalla iniziativa renziana, ha compiuto.
Il retrogusto stalinista di molti che si considerano liberaldemocratici.

Letto 906
Calenda ed i suoi seguaci: prefiche dannunziane e orfani della liberaldemocrazia immaginaria.

In questa settimane agostane contrariamente ad altri anni si è parlato molto di politica e non solo sotto l’ombrellone o in vetta ad una montagna. Se ne è parlato perché è la prima volta nella storia Repubblicana che c’è una crisi di governo in pieno agosto (i vecchi saggi democristiani per evitare tutto questo e consentire agli italiani un sereno ferragosto si erano inventati i famosi “governi balneari”).

E dentro questo dibattito che i social hanno naturalmente amplificato (i dati delle interazioni delle Pagine facebook che si occupano di politica sono stratosferici) si è sviluppato dentro al Pd e nell’area più generale di centrosinistra un legittimo minidibattito con scambi di accuse tra seguaci ed ex seguaci di Matteo Renzi per il repentino cambio di posizione che il giovane senatore di Rignano, con una azzeccatissima mossa del cavallo, ha avuto in merito alla formazione di un governo PD e 5 stelle.

A guidare questa offensiva contro il senatore di Firenze sono stati questa volta alcuni esponenti sedicenti liberaldemocratici che poi hanno trovato nelle posizioni di Carlo Calenda il loro punto di riferimento.

Hanno loro risposto, in maniera esauriente, con post approfonditi e ficcanti, due vecchi amici e compagni, Enzo Marini e Umberto Mosso, gente che viene dalla mia stessa storia e che in questa ultima fase della nostra vita si è ritrovata a sostenere con estrema convinzione e con libertà di pensiero, le iniziative di Matteo Renzi.

E con i loro post ci aiuteremo in questo articolo per rispondere civilmente ma fermamente a quelli che sembrano “prefiche dannunziane” (citazione Enzo Marini) e “orfani di una liberaldemocrazia immaginaria” (citazione di Umberto Mosso), che – scrive Enzo Marini - preferirebbero una bella morte tra labari incontaminati piuttosto che la sofferenza di una lunga lotta politica e culturale”.

Ma prima di sciorinare più nel dettaglio i loro ragionamenti consentitemi di chiudere la partita con un'altra parte del campo del centrosinistra che, in preda alle solite contorsioni antirenziane, rimprovera al senatore di Rignano di non aver voluto l’alleanza con i 5 stelle un anno fa.

Lo ha fatto di recente in TV Gianni Cuperlo, quell’intellettuale (sic!) mitteleuropeo che quando parla suscita tra il popolo l'entusiasmo che susciterebbe un gruppo di meduse.

Premesso che è ormai acclarato che anche la vittoria in Brandeburgo e Sassonia dei neonazi tedeschi è colpa di Matteo Renzi vorrei sommessamente ricordare a Giannino il mitteleuropeo che un anno fa i 5 stelle avevano stravinto le elezioni con quasi il 33% mentre il PD le aveva perse ed allearsi allora avrebbe voluto significare consegnarsi mani e piedi alla loro arroganza (dimostrata in nuce anche in queste ore), diventare cioè i lacchè di un Movimento che allora stava sulla cresta dell'onda e consegnare (un anno fa più di oggi) a Salvini ed alla destre strumenti di propaganda pazzeschi.

Oggi, anche grazie (ma non solo certamente) a quei senza di me, il Movimento 5 stelle si è indebolito ed anzi se si va al voto rischia di sparire, l'alleanza è un’alleanza che vede il PD in grado di dettare qualche condizione (e lo si è visto in queste ore) perché per i 5 stelle la paura di sfrangiarsi fa novanta.

Nella sostanza Matteo Renzi ha messo in pratica quello che a me ed a Cuperlo ci insegnavano alle Frattocchie (anche se Renzi per anagrafe e per storia personale con Frattocchie non c’entra nulla) e cioè che in Politica per prima cosa bisogna innanzitutto valutare i rapporti di forza (che in un anno sono cambiati) e poi fare "l'analisi concreta della situazione concreta".

Ed è solo sulla base di questo sano realismo non ideologico che Renzi ha sparigliato il campo ed impedito oggi che Salvini facesse il pieno e lo ha rimandato all'opposizione (che svolgerà mentre noi gli ricorderemo ogni minuto l'inutilità, anche ai fini della sicurezza, dei suoi 14 mesi di governo).

Ma non ho intenzione in questo articolo di perdere altro tempo con quelli della vecchia Ditta e vorrei passare invece a confutare le posizioni di quelle che Mosso chiama “gli orfani della liberaldemocrazia immaginaria che infarciscono le loro analisi di paroloni apocalittici come “ribaltoni, tradimenti, cedimenti, riallineamenti ai poteri esterni” condendo il tutto con “auspici catastrofici dispensati come certezze

Manca soltanto ai loro ragionamenti l’unirsi al coro della destra sulle poltrone.

Nel suo scritto Umberto Mosso invita questi amici a non usare argomenti e termini che sono gli stessi dei sostenitori di Salvini, come fa ad esempio Umberto Minopoli quando sostiene che la regola quando un governo cade è quella unica di andare al voto.

“Quale regola? “si chiede Umberto Mosso alludendo al fatto che la Costituzione dice altro e che la storia Repubblicana ci racconta un'altra regola ed invitando chi scrive questa Salvinata ad un ripasso civico.

E tutto ciò “non solo per ragioni estetiche ma anche - magari en passant - per motivi politici, che dovrebbero differenziare non poco questi nostri amici dallo spirito e dalla lettera del Truce. Altrimenti che alternativa liberaldemocratica sarebbe?

L’appello accorato è quello di non trattare gli elettori democratici come quelli di Salvini e Meloni: “bisogna fare attenzione a quello che si dice e a come lo si dice. Perché è già capitato che si cominci con la continuità lessicale con la destra e poi, passando per l’immancabile raccolta indifferenziata tra destra e sinistra, si arrivi a sostenere che il PD è peggiore della Lega e Fratelli d’Italia messi insieme e infine, magari per salvare la patria, si finisce a fare da stampella al Truce/Duce. Non volendo, per carità.

Viene in mente la parabola politica di Nicola Bombacci, il comunista in camicia nera, che si ritrovò fascista a sua insaputa.

Contegno ragazzi, contegno, - chiosa concludendo il ragionamento Mosso - questo autunno sarà piovoso e il liberaldemocratico si indosserà sotto l’impermeabile.”

Sempre su questi temi Enzo Marini invece scrive che tutto va come doveva andare ed è così da quando Gulliver/Renzi “si è slegato ed ha dettato le regole a Lilliput” e lo ha fatto nonostante “un gruppo di prefiche un po’ dannunziane, che preferirebbero una bella morte tra labari incontaminati piuttosto che la sofferenza di una lunga lotta politica e culturale. Da capitani del Titanic. I debiti verso il Novecento, ormai alle spalle, non li paghi solo alla reazionaria pancia sovranista ma anche all’inettitudine statuaria del riformismo ideologico”.

“Sì, ha bloccato Salvini ma ha ridato centralità al M5S messo all’angolo” lamentano le suddette prefiche lanciando la fatwa “Renzi ha rinnegato”.

Enzo Marini li incalza con ironia e sarcasmo “Si, come il rinnegato Kausky, Trostskij, il rinnegato Deng, ma non avete vergogna e un po’ di senso del ridicolo a usare ancora quel lessico stalinista? Mi sembra del tutto legittimo non desiderare l’accordo parlamentare tra Zingaretti e Di Maio. Ma la demarcazione è chiara e passa tra chi non vuole far correre un rischio altissimo all’equilibrio istituzionale italiano e allo stato di diritto, cedendo alle intenzioni del ladro sentenziato e sospetto di alto tradimento, Salvini, e chi invece ritiene che in Italia ci sia una maggioritaria, diffusa, raffinata sensibilità democratica a cui dare voce con il voto anticipato.

Bene. Quantificatela, dite che i sondaggi sono tutti falsi, illustrateci quale offerta politica è così seducente da rovesciare rapporti di forza elettorali che fino all’altro giorno ritenevate da incubo. Con i fatti si può ragionare. A nessuno è dato però, in questo passaggio drammatico, di esibire, offendendo, una superiorità liberaldemocratica.

Letto 906

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Enzo Puro

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Aggiornato al 31 marzo 2018

 

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