PD: un pareggio che lascia insoluti i nodi politici.

Un articolo in cui si dimostra che la nuova segreteria non ha allargato se non minimamente l’attrattività del Pd verso l’area di sinistra e pentastellata, anzi. Con il voto europeo questi nodi strategici per il Pd restano aperti ma questa situazione di stand-by non può restare a lungo. 

Letto 1268
PD: un pareggio che lascia insoluti i nodi politici.

“Il bacino elettorale del 2018 è rimasto stabile nel Pd commenta Augusto Pancani direttore di Termometro Politico” a commento dello studio sui flussi elettorali registratisi tra il voto politico 2018 ed il voto alle Europee del 2019.

Il recupero percentuale del 4% dello stesso è infatti dovuto secondo i flussi calcolati da questo istituto, per l’1,2% da LeU, per 1,2% dal movimento cinque stelle, ma per più dell’1,6% da altre formazioni alcune delle quali erano alleate del Pd (lista Prodi, e Lorenzin, Casini) e che ora non erano presenti autonomamente.

Quindi al di là di ogni asserzione trionfalistica il Pd raccoglie ciò che esattamente era nel 2018 più Leu. Quello che si può aggiungere di nuovo è l’apporto di una quota infinitesimale penta stellata (l’1,2% come detto) che è poca cosa, rispetto alla sua perdita complessiva che è stata pari al 15%. Mentre ben l’8,5% di questa perdita transiterebbe verso la Lega, secondo lo stesso studio. Uno smacco impietoso per chi definisce i cinquestelle affini politicamente alla sinistra.

Quindi la nuova segreteria non ha allargato se non minimamente l’attrattività del Pd verso l’area di sinistra e pentastellata, anzi.

Se guardiamo infatti gli indicatori relativi agli eletti nel Pd notiamo che i candidati provenienti da MdP hanno subito una sconfitta notevole (undicesima la Guerra nel Nord Est e settimo Paolucci nella circoscrizione Sud) e che le preferenze di Calenda sono arrivate a decuplicare quelle della Guerra stessa.

Come pure l’apporto di Piazza Grande che aveva candidato Smeriglio a rappresentare questa esperienza e la conseguente apertura a sinistra si è rilevata deludente.

Solo al quarto posto nella circoscrizione centrale, dove ha trionfato la renziana Bonafè, e col magro risultato di soli cinquantamila voti grazie al l’impegno concorrente non solo di Zingaretti ma anche della componente franceschiniana laziale.

Insomma ancora una volta i dati elettorali dimostrano per l’ennesima volta come a sinistra si sia prosciugato il bagaglio di consensi come già avevano dimostrato le elezioni politiche del 2008, del 2013 e le Europee del 2014.

E come si conferma ora dove le due formazioni di estrema sinistra sommate insieme non raggiungono il 2,5% doppiate dalla somma delle formazioni più europeiste come i verdi (al 2,5%) o i liberal di +Europa (al 3,1%).

Questa la situazione del Pd e dello schieramento di centro sinistra che in previsione di elezioni nel breve periodo, si attesterebbe con il suo sistema di alleanze a poco più del 25 %.

Un partito ed uno schieramento a vocazione minoritaria su cui ha richiamato l’attenzione con la sua intervista Carlo Calenda prefigurando la necessità di una formazione liberal democratica nuova in grado di attrarre voti moderati che in questo momento sono rifluiti in gran parte verso l’astensionismo.

È, se ci pensate, l’operazione che realizzò Renzi nel 2014 quando nel giro di un anno dal 2013 al 2014 passò dal 25% al 40,8%. Strappando voti a Forza Italia, al movimento cinque stelle ed allo schieramento montiano e casiniano che fu etichettato da parte della sinistra come partito della nazione (come se questa fosse una parola offensiva).

E che non ha perso voti a favore dei cinque stelle come una vulgata ignorante ma insistente nei talk show e nei giornali ripete senza mai controllare i dati che dimostrano esattamente il contrario (come la tabella relativa ai flussi in uscita del voto Pd del 2014, esattamente chiarisce): la cui maggiore incidenza è determinata dall’astensione per la gran parte (l’8% dei voti mica bruscolini), dal voto verso la Lega (il 4%), e verso +Europa, appunto il 3,2% conseguito in questa occasione da quella formazione che nel 2014 non era presente.

Uno schieramento che guardi e cerchi di conquistare il mondo delle imprese, delle professioni prefigurando un bipolarismo di tipo nuovo tra chi persegue lo sviluppo nel quadro di una nuova solidarietà europea contro una destra sovranista a trazione leghista che minaccia di far precipitare il nostro paese in un baratro senza uscita come testimonia il blocco del piano di investimenti delle opere pubbliche varato dai precedenti governi bloccato mediante la sottrazione nel bilancio 2018 di 1,8 miliardi per finanziare quota 100 e reddito di cittadinanza, operazione stigmatizzata dalla Corte dei Conti e su cui può aprirsi una procedura di infrazione della Ue.

Con il voto europeo questi nodi strategici per il Pd restano aperti ma questa situazione di stand by non può restare a lungo.

Chi spera in un’alternativa fatta di un’alleanza coi cinquestelle, magari ridimensionati, sappia che va incontro ad una sconfitta storica perché la loro cifra fatta di decrescita felice e di perdita della centralità del lavoro blocca le aspirazioni della parte più produttiva e dinamica del paese.

Mentre invece come dimostra la vicenda Europea il pallino del futuro possibile è in mano all’alleanza tra liberali, socialisti e verdi.

Peccato che in Italia questo schieramento che si era raccolto negli anni dal 2014 al 2016, tutto all’interno del Pd, sia stato azzoppato.

E la storia sta ripresentando il conto di questo grande errore del passato agli interrogativi di Calenda.

Contro cui si lanciano le solite sirene alla D’Alema che pretende di fare la lezione al Pd invece di riflettere sul disastro che ha comportato la sua presunzione ideologica. Quando mise a fondamento della sua recente scissione un nuovo Partito di sinistra i cui consensi erano, a suo dire, tra il 10 ed il 14%.

E che ha sempre parlato di quella necessità per recuperare i voti dei delusi di sinistra mentre risulta chiaramente da qualsiasi rilevazione che si tratta di voti moderati andati in ben altra direzione.

Speriamo che almeno stavolta legga un po’ con attenzione i dati elettorali ma non c’è da sperarci.

Per chi voglia approfondire l’analisi dei flussi elettorali e verificare le fonti di quanto detto vedi Termometro Politico.

Letto 1268

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Enzo Pino

Pensionato, commentatore politico per diletto. Collabora con diverse riviste on line. Già responsabile del Centro Studi Ricerche e Fomazione Cgil Sicilia.

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