Ecco come si combattono gli odiatori del web

Rendiamo più pulito Facebook denunciando i “leoni da tastiera”. Ci sono voluti 6 anni, ma è stata condannata dal Tribunale Penale la diffamazione attraverso Facebook 

Letto 1772
Ecco come si combattono gli odiatori del web

Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 subii una aggressione sul web da un ex appartenente alla mia stessa sigla sindacale dell’epoca che allo scopo di ledere la mia reputazione diffuse tra gli utenti la notizia che io avrei svolto il mio ruolo di sindacalista contro gli interessi di una specifica e determinata categoria di lavoratori.

Spesso capita di imbattersi sul web in persone che anziché esprimere in maniera corretta il proprio punta di vista su alcuni argomenti si lanciano in insulti o diffondono notizie false.   

Chi non ne ha incontrarti sui social network?

Bisognerebbe immaginare cosa faremmo se per strada ci dicessero le stesse cose. Ma in rete le reazioni ai loro attacchi possono essere queste:

  • possiamo rispondere a tono, innescando una guerra di parole fastidiosa per chi legge;
  • possiamo rispondere ironizzando, ma se non si è come Zucconi non risolviamo nulla;
  • possiamo ignorarli, ma è come dargli ragione;
  • possiamo cancellare i loro commenti ed anche bannarli;
  • possiamo denunciarli alla magistratura.

Nel mio caso ho intrapreso quest’ultima strada: screenshot dei commenti contenenti l’insulto e la denigrazione basata su falsità, e mandato all’avvocato per presentare denuncia.

Bisogna ricordare che nella rete vigono le stesse regole della vita reale e come non sopportiamo insulti dal vivo non li dobbiamo sopportare neanche su Facebook. Contribuiremo così a creare un ambiente più pulito e meno barbaro.

Tutti coloro che popolano il web e lo utilizzano per esprimere le proprie opinioni devono tenere a mente che il diritto di muovere critiche impone la verità del fatto attribuito e assunto a presupposto delle espressioni criticate, poiché non può essere consentito attribuire ad un soggetto specifici comportamenti mai tenuti o espressioni mai pronunciate, per poi esporlo a critica come se quei fatti o quelle espressioni fossero effettivamente a lui riferibili.

Ebbene, proprio sulla base di tale ragionamento, dopo anni di dibattimento finalmente è arrivata la sentenza di condanna della quale riporto un estratto ed allego per intero.

Concludendo, questa vicenda ci insegna che l’insulto su Facebook è addirittura più grave dell’insulto nella vita reale.

Letto 1772

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Manrico Macilenti

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Aggiornato al 31 marzo 2018

 

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