Tra Balilla ed Epimeteo

La sciagurata natura dell'italico popolo

Letto 1096
Tra Balilla ed Epimeteo

Se c'è una cosa che non sopporto è il tono allarmistico in ritardo. Leggo articoli e post in cui si evince preoccupazione per i toni e i metodi non certo democratici di questa maggioranza. Il popolo italiano, signori miei, è sempre stato fascista, facciamocene una ragione. Lo era anche nella Prima Repubblica quando il “sentimento fascista” covava emotivamente sotto buona parte della gente ma veniva in qualche modo sterilizzato dai due grandi partiti maggiori, la DC e il PCI, che ne incanalavano gli umori in una accettazione delle regole democratiche di base controbilanciata da una tutela degli interessi di parte.

Chi trova strano che in questo discorso io includa anche il PCI gli rispondo che la classe operaia non è mai stata un ceto “geneticamente” democratico, bisogna ammetterlo. Quando infatti è morto il Partito Comunista la maggior parte degli operai si è schierata con la Lega e ciò basta. Estinta la Prima Repubblica con un colpo di mano non certamente democratico ed entusiasticamente approvato dal “popolo”, è entrato in scena il Berlusca che ha sdoganato un certo fascismo in doppiopetto, simboleggiato perfettamente da Gianfranco Fini, e che il cavaliere, forte di un grande consenso, ha anche lui attirato con il suo decisionistico e sbruffone “ghe pensi mi!”

Infatti, nonostante il moderatismo di facciata della coalizione del “Popolo delle Libertà”, proprio nell'era del berlusconismo sono entrati nel modo di fare politica molti elementi tipici e ben graditi all'italico “sentimento fascista”: il culto della personalità, l'urlo sempre più forte nei dibattiti politici, la criminalizzazione dell'avversario, l'ostentato menefreghismo e il “lasciamolo fare a lui!”, oltre ad una intensa, costante e propagandistica rivalutazione culturale del Ventennio.

E adesso ci risiamo. Il sostegno al governo gialloverde (già il colore è vomitevole), e soprattutto verso i due vice Salvini e Di Maio, è evidentemente la conferma di cui sopra, in senso purtroppo peggiorativo. L'italico “sentimento fascista” è esploso in tutta la sua virulenza con toni pericolosamente razzisti e antidemocratici. E il fatto che molti “di sinistra” abbiano votato, anche convintamente, il M5S evidenzia quanto la cultura effettivamente democratica sia esile e povera anche a sinistra, ammesso ma non certo concesso che tali individui che hanno votato la ditta Grillo & Casaleggio siano da considerarsi ancora concretamente di sinistra. Il populismo infatti è un retaggio del comunismo italiano che ha vissuto politicamente per decenni il mito del “popolo” e il metodo del centralismo non democratico.

Proprio qui sta il punto. La Lega fin dalle origini ha sempre rappresentato la pancia della gente, umori beceri, rozzi, di un ceto medio sanguigno ma ignorantone e aggressivo. Oggi quella di caporal Salvini è ancora di più una Lega che ha dato la stura a veri e propri comportamenti da destra estrema, populistica, demagogica, antieuropeistica e intenzionalmente sovranista.

Però quello che è interessante, e triste allo stesso tempo, è il fatto che moltissime persone che si ritengono di sinistra (ma in realtà non lo sono) non abbiano immediatamente riconosciuto la pericolosità del movimento stellato. Anzi hanno ritenuto la politica del movimento come un ritorno ad una autenticità perduta. Eppure fin dalle prime sguaiate uscite di Grillo non c'era nulla di sinistra nei suoi contenuti, ma molto di sinistro e totalitario. Tra le tante basta ricordarne una: il 100 % del Parlamento. Roba da far rivoltare Orwell nella tomba. Eppure, a parte qualche mugugno, questa pericolosissima affermazione non ha suscitato reazioni degne di nota.

Orbene dunque, il risultato di oggi è dovuto non solo alla cronica incapacità comunicativa della sinistra ma soprattutto all'antico vizio di buona parte del popolo italiano, al suo umorale, ipocrita, incolto e arrogante “sentimento fascista” mai scomparso, anzi. Un popolo, il nostro, fatto di tanti piccoli balilla sempre pronti a gridare e salire sul carro del vincitore e di pochi intelligenti epimetei sempre pronti ad accorgersi dopo e in ritardo.

Letto 1096

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Alessandro Ceradini

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Aggiornato al 31 marzo 2018

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