Spiegare cosa è la Leopolda a chi non c’è stato e non ha pregiudizi

Questo mio scritto non si rivolge a chi, a prescindere, è pieno di pregiudizi. Provo invece a raccontare un evento politico molto diverso da tutti gli altri eventi politici. E perché quest’anno è stato ancora più diverso. L’energia positiva a lungo termine che l’evento accumula dentro i suoi partecipanti. I tavoli di discussione ed il palco centrali due modi diversi di accumulare energia

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Spiegare cosa è la Leopolda a chi non c’è stato e non ha pregiudizi

Nelle sue conclusioni alla Leopolda Matteo Renzi ci ha invitato a non tentare di spiegare la Leopolda a chi nei confronti di questo appuntamento annuale è pieno di pregiudizi. Non se ne caverebbe un ragno dal buco.

Proverò quindi a raccontare brevemente la ottava edizione dal mio punto di vista di semplice partecipante.

E provo a farlo con un po’ di presunzione anche perché la mia è soltanto la seconda partecipazione a questo evento politico.

E lo faccio consapevole che un tempo guardavo le prime edizioni della Leopolda con lo sguardo accigliato tipico del censore di sinistra che vedeva messa in discussione i riti sacri della propria tradizione.

E ritrovo ancora oggi quelle mie vecchie, e per fortuna abbandonate, posizioni chiuse e ottuse nei commenti di nostri compagni che non riescono a capire, non hanno forse gli strumenti per farlo, cosa accade in quei 3 giorni a Firenze.

C’è però una parola che rappresenta bene a mio avviso il senso di questa iniziativa. Ed è la parola “energia”.

L’avevo capito l’anno scorso alla mia prima partecipazione e l’ho capito ancora di più nella edizione di quest’anno.

È un evento coinvolgente ed è un evento corale.

E quello di quest’anno lo è stato ancora di più di quello dello scorso anno.

Un evento in cui ci si emoziona certamente ma anche dove vengono depositati i semi della riflessione, molto diverso da quei “fenomeni collettivi” di cui parla il sociologo Magatti nei suoi studi e che producono un “senso istantaneizzato condiviso da una collettività provvisoria definita dalla comune esposizione al medesimo stimolo comunicativo (un attentato terroristico, un evento sportivo, un concerto etc etc.). Questi fenomeni tendono ad essere ripetuti nel tempo ma tendono ad essere necessariamente di breve durata, l’energia che producono è molto potente ma tende a disperdersi velocemente”.

Alla Leopolda invece l’energia prodotta si accumula e rimane a lungo nella testa e nel cuore delle persone che vi partecipano, dando loro quella bussola orientativa che la Politica in genere non è più in grado di dare.

E lo fa con un giusto equilibrio tra il “logos”, cioè la razionalità discorsiva che produce senso e significato ed il “pathos”, cioè l’emozione, l’appassionamento.

Equilibrio tra logos e pathos che nella nostra contemporaneità non troviamo ormai più, quella contemporaneità troppo sbilanciata su un pathos compulsivo che ha abbandonato la razionalità discorsiva produttrice di senso ed abbracciato la razionalità strumentale in cui trionfano solo le cose che “funzionano” indipendentemente da ogni gerarchia di valori e di significati.

È difficile far capire questo a molti giornalisti la cui cultura è infima e superficiale e che, a parte qualche lodevole eccezione, si fermano alla lettura dei libri gialli.

Ma non importa. Non possiamo provare a spiegare cosa è la Leopolda a chi parte da un forte pregiudizio politico e si rifiuta di indagare nel profondo le motivazioni di quelle 27.000 persone che nei 3 giorni hanno varcato la Porta al Prato di Firenze.

Il format, così diverso ed innovativo rispetto ad ogni evento politico dei Partiti, è strutturato in modo tale da far accumulare quella energia di cui parlavamo sopra, una energia che non dura solo le ore successive all’evento (come appunto accade dopo un concerto o un evento sportivo) e non si disperde immediatamente.

In tanti hanno fatto notare, tentando di sminuirla, che la Leopolda 2017, contrariamente a quelle degli anni scorsi, ha avuto meno presenza di Vip tra gli oratori. Ed è singolare che a farlo notare sono gli stessi che criticavano le edizioni passate perché passerelle di Vip (e questo dimostra il pregiudizio di questi commentatori, se non fosse così dovrebbero allora face pace con il proprio cervello).

Non gli viene in mente di pensare che quest’anno invece è stata fatta una scelta precisa.

Per chi non conosce come si svolge la Leopolda (e magari ne parla solo per sentito dire e per cliché preconfezionati) è bene sapere che la 3 giorni si svolge attraverso due modalità: i tavoli di discussione e gli interventi dal palco centrale.

Nei tavoli (quest’anno i temi affrontati erano una novantina) i partecipanti, guidati da un chairman (un ministro, un deputato, un dirigente di Partito, un esperto del tema) discutono liberamente e provano a far emergere nuove idee e proposte (Renzi sottolinea sempre che molte delle cose fatte nei 1000 giorni sono il frutto delle discussioni negli anni precedenti ai tavoli della Leopolda e che lui ha trasferito, vincendo le primarie, tra le priorità del PD). Ed è francamente impressionante vedere qualche migliaio di persone che si accalcano intorno ai tavoli e che discutono, si confrontano e si arrabbiano anche, su temi concreti e non sulle solite questioni che tanto affascinano invece i retroscenisti dei quotidiani.

Ed è in questi tavoli che c’è un primo accumulo di energia per il futuro.

Ma il format dà anche importanza a ciò che, smontati i tavoli, accade sul palco.

E la scelta precisa di quest’anno (meno Vip) ha significato far parlare i testimonial di una Italia di cui mai nessuno parla. Uno dietro l’altro. Con le loro esperienze che in nessun consesso politico tradizionale vengono mai ascoltate.

E quest’anno sul palco della Leopolda si sono susseguiti interventi che hanno strutturato, nel loro complesso, un “logos” produttore di senso e di gerarchia di significati e valori, dal Sindaco calabrese che ha mandato in carcere 16 ndranghetisti ed oggi vive blindato e protetto nel suo paese da cui ha rifiutato di andar via (capito Saviano cosa significa coraggio?) alla giornalista d’inchiesta che vive anch’essa sotto scorta e che, malgrado sia una madre di famiglia, non si tira indietro nelle sue battaglie contro la mafia (e questi due interventi sono stati i più applauditi insieme a quello della mitica Teresa Bellanova); dalla assistente sociale che nel nord del paese ha sviluppato un bellissimo progetto di inclusione linguistica alla giovane scienziata che vive negli USA e che è stata premiata per le sue ricerche dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dal rappresentante della Lega del filo d’oro, un non vedente che ci ha dato una vera lezione di politica sociale alle tantissime esperienze sociali che splendide persone svolgono sui loro territori, dalla giovane ricercatrice che era emigrata negli USA ma che poi è tornata ed ha aperto una start up di successo a Lucia Annibali nostra splendida compagna di strada nella battaglia contro la violenza sulle donne.…..

Sarebbe lunghissimo elencare la sequela di interventi che si sono susseguiti ma mi preme dire che ognuno di loro ha contribuito a caricare di energia quella grande massa di partecipanti (e malgrado Renzi non sia più il Presidente del Consiglio è un fatto significativo che quest’anno ci sia stata la più alta partecipazione della storia della Leopolda).

Io sono un tizio rotto a tante esperienze politiche (vengo da lontano e spero anche di andare lontano) ma devo dire che ormai erano anni ed anni che una iniziativa politica, un congresso di Partito, una assemblea di sezione o di federazione non mi restituivano questa energia positiva, questa voglia di fare, questa appartenenza ad una comunità che non si rinchiude nel proprio identitarismo ma prova a definirsi nel rapporto con l’altro. Una comunità che non è una sommatoria di individui monadizzati che formano uno sciame ma uno spazio con tante finestre aperte verso l’esterno.

Letto 2284

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Enzo Puro

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Aggiornato al 25 feb 2017

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