Reato gravissimo ricordare le tante riforme di Renzi. Si rischia il carcere a vita

Di fronte alla gravissima sconfitta elettorale molti attivisti PD si sentono intimiditi dal rivendicare le buone leggi approvate nella legislatura appena terminata. E fanno fatica a rispondere ad una domanda che fatidicamente ci viene fatta: “ma se avete fatto tutte queste belle cose perché avete perso?”. In questo articolo provo a rispondere a questa domanda molto insidiosa nella consapevolezza che quando la polvere della polemica politica si sarà tutta posata allora si valuterà in tutta la sua importanza la massa critica riformista messa in campo da Renzi e dal PD nella legislatura appena terminata (anche se forse ormai sarà troppo tardi).

Letto 7970
Reato gravissimo ricordare le tante riforme di Renzi. Si rischia il carcere a vita

Nel nostro paese sembra essere diventato un reato gravissimo quello di ricordare i tanti provvedimenti positivi voluti da Renzi quando era premier.

Quando provi a ricordarne qualcuno c’è sempre un commentatore killer che ti domanda: “ma se avete fatto tutte queste cose belle perché avete perso?” mettendo in dubbio il fatto di averle fatte ma soprattutto che fossero belle.

La domanda è insidiosa e sortisce spesso (nei confronti di chi ha meno peli sullo stomaco come me) l’effetto del ritirarsi in buon ordine non sapendo come rispondere.

C’è una base di verità in quella domanda. Malgrado nella seconda repubblica non ci sia mai stato un governo che abbia prodotto una tale quantità di riforme è pure vero che questa quantità di riforme non ha prodotto consenso.

La spiegazione di questa contraddizione è abbastanza semplice (anche se ci vogliono tante parole per illustrarla). Provate a seguire il mio ragionamento.

Il governo Renzi, temporalmente, si è insediato nel 2014 dopo un periodo drammatico conseguente alla crisi globale scoppiata nel 2008 e che nei fatti ha provocato un vero disastro sociale, crisi e chiusura di aziende, aumento della disoccupazione, licenziamenti collettivi, blocco nella concessione dei mutui, aumento dello spread con aumento del debito pubblico.

È stato uno choc traumatico che ha inciso profondamente nella fiducia degli italiani verso il futuro e soprattutto verso la capacità della Politica di darci un futuro.

Gli effetti concreti in termini di impoverimento e questo choc psicologico si sono sommati al fenomeno della sempre più forte discrasia tra politiche nazionali ed economia transnazionale, discrasia che ha provocato l’incapacità o meglio l’impossibilità della Politica di fare quello che ha sempre fatto e per cui è nata, mitigare gli effetti perversi causati dalle forze selvagge della economia (e sta qui il disincanto che in tutto il mondo occidentale ha colpito la politica, ben prima della crisi globale del 2008).

Quando Renzi si è insediato tutto questo era già accaduto. E c’era già stato tra l’altro il governo Monti che sotto dettatura dei paesi dell’Europa del Nord aveva applicato una austerità selvaggia che, se ha messo il paese fuori pericolo, lo ha però completamente devitalizzato colpendo nella carne viva delle persone (pensioni, blocco degli stipendi, tagli a scuola sanità e servizi sociali, tagli ai trasferimenti agli enti locali, etc. etc.).

Tutto era già accaduto e gli italiani si portavano appresso la paura non smaltita di quegli anni.

Le Riforme positive del governo Renzi non hanno inciso subito (e non potevano farlo!!) sulla vita quotidiana dei cittadini, le ferite aperte negli anni precedenti sono rimaste tutte aperte e i primi lievi miglioramenti non bastavano a restituire fiducia ad un popolo choccato ed impaurito.

Ecco, forse non aver capito questo non è stato certo un errore comunicativo ma un errore politico macroscopico (e l’errore è stato forse nel pensare di poter fare tutto dal governo privandosi della struttura organizzata di un Partito che andava completamente riformato).

La valutazione sbagliata è stata quella di aver pensato che gli straordinari dati macroeconomici, la cui positività è incontestabile, insieme a leggi fondamentali in tema di nuovi diritti o di lotta alla corruzione ed al malaffare, di per sé avrebbero rilanciato la fiducia degli italiani.

Non è stato così. E gli avversari politici, con l’avvicinarsi della fine della legislatura, si sono abilmente inseriti dentro questa discrasia (uscita dalla crisi che ancora però non incideva sul vissuto delle persone) puntando da un lato sulla accentuazione delle paure attraverso l’armamentario del populismo estremista e dall’altro amplificando alcune e selezionate fake news che hanno creato la base di massa per la caduta della popolarità di Matteo Renzi (il ribaltamento della realtà sulle Banche con la character assassination sulla Boschi, compiendo anche l’errore, oggi ne sono convinto, di fornire a fine legislatura il palcoscenico della commissione banche o l’amplificazione del caso Consip nascondendo però accuratamente la contraffazione delle intercettazione fatta dal capitano dei Noe Scafarto).

L’insieme di tutto ciò (la discrasia tra riforme e vissuto quotidiano delle persone, offensiva mediatica per abbattere la popolarità di Renzi) spiega perché pur avendo fatto tutte quelle belle cose gli italiani non ci hanno votato.

Si poteva fare di più?

Si poteva fare diversamente?

Si può sempre fare di più e si può sempre fare diversamente.

Ma io penso che quello che si è fatto, visto il sentiero stretto della nuova flessibilità nei conti che proprio Matteo Renzi nel semestre italiano era riuscito ad imporre, era il massimo possibile. E comunque non è poco.

E non è possibile che oggi sembri un reato anche solo accennare alle tante cose fatte dal PD nella scorsa legislatura.

Quando la polvere della polemica politica si sarà tutta posata allora si valuterà in tutta la sua importanza la massa critica riformista messa in campo da Renzi e dal PD nella legislatura appena terminata (anche se forse ormai sarà troppo tardi).

Oggi invece sembra un reato ricordare che con il Jobs act si è costruita una impalcatura di protezione sociale che il nostro paese non ha mai avuto e per la quale il prossimo governo deve soltanto accendere l’interruttore facendo anche uscire le politiche attive del lavoro dalla fase sperimentale (vedi estensione erga omnes degli assegni di ricollocazione).

Sembra un reato ricordare tutto ciò che è stato fatto contro la povertà come ad esempio il Reddito di inclusione che ha già interessato 900.000 persone e che, in base alla legge di bilancio 2018, diventeranno a luglio 2 milioni e mezzo in attesa che il nuovo governo (come prevedeva il programma del PD) estenda i benefici all’intera platea (circa 4 milioni e mezzo) di chi vive in condizioni di povertà accertata.

E sembra un reato, sempre in tema di lotta alla povertà, quanto previsto nello student act che ha reso gratuite le iscrizioni universitarie per le classi meno abbienti e le ha abbattute gradatamente per le fasce di reddito più basse e medie.

E sembra un reato anche ricordare le novità dei procedimenti previsti per i finanziamenti delle periferie urbane, oltre 2 miliardi di euro per 120 interventi, (vedi QUI il dettaglio) che, contrariamente al passato, intrecciano progetti di rigenerazione urbana ed edilizia e progetti di integrazione sociale e pensiamo ai 39 milioni per il progetto periferie aperte di Bari, ai 40 milioni di euro per l’abbattimento delle vele di Scampia a Napoli e la riqualificazione delle periferie napoletane, ai 40 milioni per le periferie sostenibili di Palermo, ai 39 milioni di Torino ed ai 40 di Milano per progetti di rigenerazione urbana e la creazione di nuovi spazi per affrontare le emergenze sociali.(Per tutti questi progetti, il cui finanziamento è stato voluto e imposto da Matteo Renzi e dal PD, siamo ancora nella fase iniziale con le progettazioni comunali ed è uno dei casi in cui un provvedimento fondamentale non ha ancora inciso, e non poteva ancora incidere, sul vissuto dei beneficiari).

Sembra un reato inoltre ricordare la legge contro il caporalato, quella contro le dimissioni in bianco, la legge sulle Unioni civili e quella sul biotestamento.

Sembra un reato ricordare la legge del 2015 che detassò il welfare aziendale che prevedeva l’inserimento nella contrattazione aziendale di misure quali gli asili nido, cultura e tempo libero, sanità integrativa, aiuto alla mobilità.

TI condannano poi alla fucilazione senza benda se ti metti a ricordare il potenziamento delle misure contro la corruzione, con i pieni poteri all’ANAC di Cantone e l’allungamento dei termini della prescrizione, oppure con la reintroduzione del reato di falso in bilancio.

Mi fermo qui. Se volete l’elenco completo dei reati leggete QUI .

Certo, malgrado tutto ciò, abbiamo perso. E nell’immediato sembra aver ragione quel commentatore killer che ti spara a bruciapelo la domanda che dicevo all’inizio “ma se avete fatto tutte queste belle cose perché avete perso?”.

Ho provato in questo articolo a rispondere a questa domanda senza imbarazzo alcuno. Dovremo certamente trovare gli errori politici commessi. Ma dovremo farlo, se vogliamo avere un futuro e mantenere alto il nostro tasso di riformismo, con l’orgoglio e la consapevolezza che in tutta la passata legislatura si è fatto tantissimo.

Letto 7970

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Enzo Puro

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Aggiornato al 31 marzo 2018

 

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