Una grande cantonata di Grillo

Il programma del comico

Letto 8848
Una grande cantonata di Grillo

Maggio 2015. L’anno scorso. Durante una manifestazione del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo attacca le donne che fanno la mammografia per prevenire il tumore al seno. Motivo: la periodicità biennale dello screening è praticamente inutile. E Grillo se la prende anche con l’oncologo Umberto Veronesi, sospettato di spingere l’universo femminile verso la prevenzione al solo scopo di guadagnare sulle sovvenzioni. Che si tratti solo di un sospetto è confermato da un rassicurante “forse” che Grillo aggiunge alle accuse contro Veronesi. Si scatena un ampio dibattito, in cui, a stretto giro di posta, Grillo si becca anche del “perfetto imbecille”. Ma non dai poteri forti. E nemmeno da amici del gruppo Bilderberg. E’ una meditata valutazione contenuta in un’intervista rilasciata da un fisico dell’università di Roma. Pubblicata da un giornale, “Il Fatto Quotidiano”. Che proprio in quei giorni viveva una fase di travagliato (in tutti i sensi) avvicinamento alle posizioni pentastellate.

In quei giorni comunque, Grillo, seppur bersagliato da più parti, si difende bene: accusando i media di amplificare la portata delle sue esternazioni per non parlare della rivoluzione rappresentata dal reddito di cittadinanza. Un complotto nel complotto. In cui i ben informati registrano il coinvolgimento della potente lobby delle protesi al seno. Oggi, per i complottardi e le loro vittime, arrivano le statistiche, confortanti per gli uni, impietose per gli altri: in Italia quasi il 90% delle donne affette da cancro al seno, guarisce. Percentuale in costante crescita, allineata a quella degli Stati Uniti. Nonostante rimanga la prima causa di morte per neoplasia tra le donne e in costante crescita non solo in Italia. Chi si sottopone a uno screening ha il 50% in più di probabilità di guarigione, se effettuato in stadio pre-clinico si arriva al 98%. E’ comunque assai prematuro valutare gli effetti delle dichiarazioni del leader pentastellato. Ed alquanto ingeneroso sottovalutarne la cifra scientifica. Troppo facile etichettare le sue esternazioni come grimaldello per gonfiare il push up del consenso, in nome della consumata tendenza grillina a spargere sfiducia nel sistema. Vanno invece viste nel medio-lungo termine. E va tenuto conto che Grillo è anche un noto perfezionista. Così come rilevato dal Fatto Quotidiano. Altrimenti gli avrebbero dato solo dell’imbecille.

Una volta si diceva che il tempo è galantuomo, oppure che è come un padre, che perdona tutto. Ora, ovviamente, è diverso: il tempo cancella e lo fa in fretta. E la memoria talvolta andrebbe sostenuta, magari con una protesi. Ormai nessuno ricorda più quei saggi consigli del comico. Che sbeffeggiava le donne, disinformate da mediocri giornali femminili. Forse si sono cristallizzati nei ricordi di qualche giovane donna, che il tumore l’ha avuto. E adesso preferisce rimanere in silenzio. Anche perché’, nella gran parte dei casi, è in via di guarigione.

Già venti anni fa Woody Allen progettava il programma - rigidamente in quattro punti - col quale chiunque, perfino un comico, si sarebbe potuto proporre come leader politico di un grande Paese occidentale: nichilismo, cinismo, sarcasmo e orgasmo. Tre su quattro Beppe Grillo li ha certamente realizzati.

Letto 8848

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Ernesto Consolo

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Aggiornato al 25 feb 2017

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