Il Pigneto sfregiato

Enzo Puro denuncia la situazione di un antico quartiere di Roma, tra trasformazione e declino. Movida e spaccio. Necessità di repressione ma anche di investimenti sociali e culturali. L’assenza del Comune

Letto 1213
Il Pigneto sfregiato

Abbiamo assistito qualche giorno fa al Pigneto, un quartiere di Roma diventato da anni molto trendy, ad un episodio emblematico.

Una pattuglia di carabinieri aveva arrestato due spacciatori cittadini del Gambia e, in pochi minuti, dai vicoli del Pigneto attorno all’isola pedonale sono arrivati decine e decine di connazionali che hanno aggredito la pattuglia dei carabinieri.

Sono intervenuti cittadini e commercianti e poi sono arrivate altre pattuglie e 7 persone sono state giustamente arrestate per aggressione a pubblico ufficiale e detenzione di droga.

Sono anni che ormai cittadini, commercianti, associazioni di quartiere, forze politiche denunciano che al Pigneto la presenza diffusa di una rete di spaccio rende l’aria invivibile.

Un quartiere riqualificato nel recente passato per essere un luogo di aggregazione e che nel corso degli anni si è visto riempire di negozi per giovani (dai bistrot alle birrerie ad altre forme originali di commercio) rischia l’implosione per la presenza di una microcriminalità molto diffusa.

Le risse serali sono all’ordine del giorno. Come all’ordine del giorno sono gli scippi. E le molestie verso le ragazze.

Ed è ormai è risaputo che a Roma se ti vuoi rifornire del fumo per farti una canna (e non solo) il luogo dove lo trovi sicuramente è il Pigneto.

E dispiace dirlo ma gli autori di tutto questo sono extracomunitari, per la maggior parte non sono residenti nel quartiere ma nelle ore serali sono attirati dalla movida e dai tanti giovani che la frequentano.

Questa situazione crea molta esasperazione.

Che rischia di precipitare nel razzismo, in un quartiere storicamente di sinistra e dove fino a qualche anno fa l’integrazione era ben avviata.

Spero che quanto accaduto l’altra sera, con l’aggressione alla pattuglia dei carabinieri, e che ha avuto echi nazionali, serva a cancellare quella disattenzione che fino ad ora le forze dell’ordine hanno avuto nei confronti dello spaccio nel quartiere dove io sono cresciuto.

Non basta la presenza dei blindati sull’isola, che pur c’è stata. L’attività repressiva deve andare più a fondo, individuando la rete di spacciatori e chi la rifornisce. Il Pigneto deve tornare ad essere un quartiere sicuro.

Qualcuno di fronte alla parola repressione storce il naso. O almeno in passato c’è stato un dibattito nel quartiere tra chi pensava che senza l’azione delle forze dell’ordine non si andava da nessuna parte e chi vi si opponeva (la solita sinistra archeologica) in nome dell’antirazzismo. Senza capire, questi ultimi, che il razzismo cresce quando lo Stato non riesce a sconfiggere i sintomi dell’insicurezza (ed al Pigneto i motivi di insicurezza sono evidenti).

Certo che la repressione da sola non è sufficiente!!!!

E’ necessario un investimento in attività sociali e culturali che facciano riappropriare i cittadini del loro quartiere. Un tempo li chiamavamo interventi per la “sicurezza urbana partecipata”. Ma l’epoca Alemanno ha impedito che si progettasse qualcosa di utile. E l’attuale epoca Marino balbetta ed il Sindaco, che al Pigneto è stato stravotato, se oggi venisse nel quartiere sarebbe solo fischiato, come è accaduto durante l’inaugurazione della nuova isola pedonale agli amministratori presenti.

Ci vuole coraggio e ci vuole un finanziamento mirato.

Il Pigneto, quartiere “rosso”, un tempo sede della classe operaia romana, edili e ferrotranvieri, oggi profondamente trasformato nella sua configurazione sociale, non merita questo sfregio.

072 Dati social all'8 febbraio 2016


Letto 1213

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Enzo Puro

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Aggiornato al 25 feb 2017

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