Perché siamo arrivati a piazza Don Bosco con dieci anni di ritardo?

Daniele Fichera ricorda il rapporto regionale sulla criminalità organizzata del 2008 che denunciava la presenza dei Casamonica (e tante altre cose…)

Letto 1332
Perché siamo arrivati a piazza Don Bosco con dieci anni di ritardo?

La mappa che vedete nella figura risale al 2008. Fu redatta dall’osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio, allora guidato da Enzo Ciconte. La presentammo nel corso di un convegno nel 2009 che promossi nella mia qualità di assessore regionale alla sicurezza.

Se guardate nella parte destra troverete, tra i “principali clan criminali localizzabili in specifiche aree di Roma”, il nome dei Casamonica indicato per le aree Tor Bella Monaca/Romanina e Appio Tuscolano/Anagnina.

Il prof. Ciconte – che ho incontrato alla manifestazione a Don Bosco qualche giorno fa - e gli altri tecnici dell’osservatorio (tra cui Bianca La Rocca ed Edoardo Levantini) avevano fatto (e bene) la loro parte. Avevano offerto alle istituzioni e alle forze politiche un quadro chiaro da cui derivava l’urgenza e la priorità della questione mafiosa a Roma.

Era il 2008, non c’era stata Mafia Capitale, le intercettazioni di Carminati e gli scandalosi funerali di un boss, eppure i dati di analisi erano già chiari:

- quasi 70 cosche o gruppi criminali affini ed oltre 300 personaggi identificati nel Lazio con la descrizione delle presenze di clan legati a ndrangheta, mafia e camorra non solo nella provincia di Latina, ma anche in quelle di Frosinone, Roma;

- l’individuazione esplicita della drammaticità di Ostia e la già ricordata mappatura della geografia romana nella quale spicca la localizzazione dei Casamonica nelle aree oggi ai disonori delle cronache.

Nel rapporto era anche contenuta la denuncia puntuale delle caratteristiche dell’economia delle mafie, tra cui l’esplicita indicazione di “atteggiamenti di favore da parte di settori della pubblica amministrazione nella aggiudicazione degli appalti pubblici, ottenuti con attività di corruzione” e dei settori coinvolti.

Il convegno, così come le precedenti iniziative, comprese quelle più riservate e informali, non riscosse grande interesse da parte delle altre istituzioni e della politica (ne, a dire il vero, dei media).

Per la destra il problema della criminalità a Roma era solo sinonimo di immigrazione. Alemanno vinse le elezioni del 2008 proprio sull’onda della strumentale campagna per la sicurezza scatenatasi dopo il terribile omicidio di una donna da parte di un cittadino rumeno nei pressi della stazione di Tor di Quinto. Parlare di mafia secondo la destra (e una parte consistente del sistema dell’informazione) era un diversivo.

Ma anche a sinistra l’accoglienza del nostro lavoro fu tiepida. Il lavoro dell’osservatorio illustrava fenomeni di lungo corso che si erano sviluppati negli anni precedenti e perciò metteva (implicitamente) in discussione la mitologia del “modello Roma” come taumaturgica soluzione di ogni problema.

Qualcuno arrivò a dirci, riservatamente, che dando troppa pubblicità a quei fenomeni facevamo un danno alla “immagine della città e della regione”.

Con Luisa Laurelli (presidente della commissione consiliare), il consigliere e giornalista Enrico Fontana e qualche altro cercammo testardamente di mettere in campo qualche iniziativa (grazie anche al sostegno del presidente Marrazzo). Non solo studi e convegni ma anche il rafforzamento della legge contro l’usura, il finanziamento delle azioni per il recupero dei beni sequestrati alla criminalità organizzata, l’azione sul MOF (Centro Agroalimentare all'Ingrosso di Fondi). Ma non riuscimmo ad essere (io per primo) abbastanza determinati e convincenti e a far emergere il tema come una priorità della politica, forse perché eravamo tutti in qualche modo degli “irregolari” della politica, poco insediati nelle strutture di partito, che non capivano le priorità della “comunicazione” della politica secondo repubblicana…

Peccato, forse sarebbe bastato leggere quella mappa senza pregiudizi e paure per non arrivare a Don Bosco con dieci anni di ritardo…

080 Dati social all'8 febbraio 2016


Letto 1332

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Daniele Fichera

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Aggiornato al 25 feb 2017

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