A Roma non basta un rimpasto

Secondo Daniele Fichera per uscire dalla crisi romana servono scelte programmatiche e non solo cambi di persone

Letto 1736
A Roma non basta un rimpasto

Non mi pare che il PD abbia, per ora, individuato la strada giusta per affrontare l’impervia questione romana.

Non credo, infatti, che la crisi della giunta Marino possa essere risolta solamente con l’immissione di maggiori competenze politiche, manageriali o comunicazionali che siano. Le persone sono importanti, ma le scelte politiche e programmatiche lo sono di più.

La città è oggi in preda ad una crisi che ha molteplici dimensioni. Non c’è solo quella che con termine abusato può essere definita questione morale. Ci sono una drammatica crisi dei servizi funzionali (dai trasporti ai rifiuti), un declino delle attività economiche (con la perdita dell’occupazione a maggior valore aggiunto) ed uno sfibramento del tessuto sociale (evidenziato dai conflitti sui nuovi insediamenti dei profughi) che richiedono risposte. Forse non si può pretendere che le soluzioni arrivino oggi, ma l’impressione è che non arriveranno mai se non ci si pongono nemmeno le domande.

Quali sono le idee sul futuro del trasporto pubblico (a partire da completamento della linea C e dalla riorganizzazione della Roma-Lido per arrivare alla sorte di un’azienda tecnicamente fallita come l’Atac)?

Come si intende sostenere e promuovere la vocazione turistico-relazionale della città (a partire dalla soluzione della crisi della fiera e dal completamento e gestione del centro congressi)?

Cosa si intende fare per contenere la crescita delle tensioni sociali (a partire dagli interventi per l’emergenza alloggiativa e per la gestione dei rom)?

Davvero si pensa che si possa riconquistare la fiducia della città senza affrontare in modo esplicito e trasparente questi e gli altri nodi che soffocano la città?

I superficiali riferimenti alla retorica del “modello Roma” non bastano più. Anzi sarebbe opportuno aprire una riflessione critica sui limiti di quel modello per aiutare a comprendere meglio le criticità di oggi.

L’impressione è che il problema del centrosinistra di Roma non sia solo quello dell’inquinamento clientelare della attività politica, ma quello più generale dell’incapacità di attivare canali di comunicazione con le istanze delle realtà sociali esterne al circuito politico-amministrativo. Non stia solo nell’inadeguatezza della rappresentanza istituzionale ma nella più generale incapacità di coinvolgere capacità e competenze professionalmente qualificate e intellettualmente libere nella elaborazione politica e programmatica.

Le difficoltà (mafia capitale a parte) non nascono solo dal solipsismo del sindaco Marino ma forse anche dalla convinzione di rappresentare tutto il buono che c’è nella città. Se non si abbandona questa idea è difficile riattivare una proficua stagione di governo che, oltre a far risalire i livelli di consenso del sindaco e delle forze politiche che lo sostengono, riesca effettivamente a incidere sulla situazione della città.

Il nodo di fondo è quello degli interessi particolari consolidati che, nei diversi campi, continuano a frenare ogni reale tentativo di cambiamento. Rispetto ad essi ci vuole una radicale soluzione di continuità in nome degli interessi generali che sono stati mortificati. E’ una scelta che a breve può far perdere qualche consenso particolaristico o corporativo, ma è l’unica che può dare una prospettiva.

067 Dati social all'8 febbraio 2016


Letto 1736

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Daniele Fichera

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Aggiornato al 25 feb 2017

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