Anche Roma ha bisogno della Politica

La qualità della vita è un bene prezioso e, come dimostra bene la situazione romana, non può essere confuso con una banale buona amministrazione, ma ha bisogno di dialogo, e impegni sociali di ampio respiro. Non basta l’onestà, che deve esistere a prescindere, ma serve la Politica, nel senso più nobile e alto di governo della Polis

Letto 1431
Anche Roma ha bisogno della Politica

Non giriamoci attorno: le dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma sono una dramma. Una pagina buia della storia della Capitale. Non l’unica, ma una delle peggiori, degli ultimi venti anni. Ed a peggiorare la situazione hanno contribuito, da una parte, il solito chiassoso e strumentale circo mediatico, e dall’altra, i cosiddetti “indignati della tastiera” (definizione non mia, ma di una gentile signora, utente di Facebook), che non perdono occasione, dal rigore alla Juventus, all’Enciclica papale, di commentare a sproposito, tirando fuori il peggio da loro stessi.

Ciò che è accaduto a Roma, negli ultimi due giorni, era nell’aria da tempo e non vi è un solo responsabile, ma gli attori sono stati diversi ed hanno tutti, chi più, chi meno, avuto un ruolo. Iniziando dallo stesso Ignazio Marino che non ha mai fatto nulla di concreto per invertire il calo di consensi che inesorabilmente ha eroso, già pochi mesi dopo il suo insediamento, la sua credibilità e quella dell’intera Giunta.

E non mi riferisco alla moda della pubblicazione degli scontrini, pratica barbara portata in auge dal M5S e che dovrebbe cessare al più presto, perché veramente umiliante per chiunque abbia un ruolo politico e amministrativo. O all’assenza per ferie durante i pacchiani funerali di un Casamonica, e per il semplice fatto che, anche se fosse stato presente, i Casamonica quel funerale lo avrebbero fatto lo stesso e mettendo in scena la stessa gazzarra. Non è per un capriccio se sono considerati una famiglia criminale/mafiosa. Non temono la galera, figuriamoci la reprimenda per un funerale poco elegante.

Quanto al fatto che, dopo due anni e mezzo dal suo insediamento, e pur avendo preso delle decisioni importanti, Roma e i romani sono stanchi. Snervati dal caos perenne, dalle periferie sempre più degradate, dalle luci dei lampioni spenti, dalle strade perennemente transennate a causa di buche e lavori, dagli autobus malconci, dalle bancarelle abusive ad ogni angolo di strada, dalla metro ferma almeno una volta alla settimana.

Più che per la vicenda mafia capitale, per il disastro ereditato dalla giunta Alemanno, e per il Partito Democratico romano diviso al suo interno e commissariato, i romani hanno perso la fiducia nel loro sindaco quando hanno capito che Roma non era governata, e la situazione peggiorava ogni giorno.

Non che si aspettassero miracoli, ma almeno un cambio di passo. Uno scatto di reni, un viaggio di meno negli USA e qualche visita in più nelle periferie.

Il discorso che a volere la fine di Marino siano stati la Curia e i cosiddetti poteri forti, che poi a Roma si riducono a qualche palazzinaro e bottegaio, tutti plurindagati per truffe e bancarotte varie, è poco convincente. Poteri forti e Vaticano ci sono sempre stati e non hanno certo impedito alla sinistra di esprimere, nel corso del tempo, i migliori e più amati e apprezzati sindaci che Roma abbia mai avuto: Petroselli, Argan, Vetere, Rutelli, Veltroni.

Del tutto improbabile, poi, che le dimissioni siano volute da Matteo Renzi. Chi sostiene questa tesi dovrebbe anche spiegare che cosa ci guadagnerebbe un Presidente del Consiglio a chiedere le dimissioni di un Sindaco, soprattutto se sta amministrando bene la città, che oltretutto è anche la Capitale. D’accordo con la mafia e i palazzinari di cui sopra per i lavori del Giubileo? Ma se da luglio scorso è tutto in mano al Prefetto Gabrielli e a Raffaele Cantone, che monitorano tutti gli appalti e gli affidamenti, rigo per rigo. D’accordo con i bottegai? Ce lo vedete Renzi che discorre con Tredicine e il ristoratore di Viale Trastevere per far cadere il Sindaco di Roma, e concedere loro un metro di spazio in più per i tavolini?

La controprova, del resto, è facile a trovarsi. Perché Renzi, così malvagio ed irresponsabile da volere la fine di un sindaco non allineato – questa è la tesi che gira – è subito corso a Milano da Pisapia, che è quanto di più antirenziano possa esserci, appena ha dichiarato che non si sarebbe più ricandidato e solo per convincerlo a ripensarci?

Diciamo che Renzi, alla fine, ha fatto ciò che in molti già gli chiedevano da tempo. Staccare la spina. E che i soliti antirenziani in sevizio permanente effettivo, lungi dall’essere preoccupati per le sorti di Roma, hanno trovato l’ennesima scusa per buttarla in caciara.

E’ evidente a tutti che non poteva più continuare questa agonia, questo dover rincorrere continuamente ogni gaffe, ogni parola di troppo, ogni passo falso, ogni leggerezza. Vedere sostituire ogni tre mesi assessori con altri assessori che, puntualmente, se ne andavano sbattendo la porta, o il consiglio comunale che passava intere settimane senza riunirsi perché non aveva delibere da discutere. A Roma?!?

E tutto mentre i sondaggi, più o meno segreti, decretavano da tempo la fine del patto di fiducia tra i cittadini e i loro amministratori. Ottobre 2014 – Sondaggio choc su Roma, titolano i maggiori quotidiani, i gradimento del sindaco Marino ha subito un crollo verticale: solo il 20% dei romani si fida ancora di lui, l'80% poco o per nulla. Se si tornasse alle urne, lo rivoterebbe solo il 23% degli elettori, il 75% scriverebbe un altro nome sulla scheda. Peggio di lui fa solo la giunta, promossa solo dal 16% dei cittadini. Tutti clericali, fascisti, legati ai poteri forti e alle mafie?

All’uscita di quel sondaggio, scoppiò subito la bagarre. Il nome di Marino cominciò a ballare ed a sorpresa chi lo salvò dalla bufera? Riporto solo il titolo del Manifesto del 27 ottobre 2014, così non potete accusarmi di citare la stampa amica di Renzi (sempre che esista): Bufera sul sindaco di Roma, Ignazio Marino. Renzi lo salva.

E vi invito a controllare bene la data. Mafia capitale sarebbe arrivata due mesi dopo: il 2 dicembre 2014.

Tra l’ottobre e il dicembre 2014 si è consumata la disfatta di Marino, a cui Renzi è corso fin troppe volte in aiuto. L’ultima quando ha evitato l’onta dello scioglimento del Comune per infiltrazione mafiosa. Eppure la relazione di Pignatone parlava chiaro: "l'associazione 'Mafia Capitale' si rapporta in modo completamente diverso con le due Giunte (Alemanno e Marino, ndr)"; con la prima c'era "un dialogo diretto, e in posizione sovraordinata, tra Carminati e il più stretto collaboratore del sindaco", mentre con la seconda quei contatti "non ci sono più", ma rimane “la presenza estremamente pesante di Buzzi e del mondo delle cooperative che ruota attorno a lui, che continuano ad avere un trattamento privilegiato da parte dell'amministrazione e della burocrazia comunale".

Altri Comuni sono stati sciolti per molto meno.

Certo, le poche e buone cose attuate da Marino hanno sicuramente disturbato qualche potere incancrenito nella palude della città. Ma, per favore, non si dica che Marino non ha avuto il sostegno del PD e del Governo in questa battaglia, perché questa sarebbe sì una palese mistificazione.

Roma non è mai stata facile da amministrare e diventa impossibile farlo contro i romani. Città capace di slanci generosi nei momenti più difficili, diventa quanto di più ingovernabile se comprende di essere usata e gettata via. La leggenda vuole che il popolo romano, così abituato nei secoli, al contatto diretto con Papi, re e imperatori, governatori fascisti, presidenti e ministri, sia il più cinico e sprezzante verso ogni forma di potere. E probabilmente, qualcosa di vero c’è.

Nun je da retta Roma che t’hanno cojonato

(…) Annamo daje Roma chi se fa pecorone

Er lupo se lo magna abbasta uno scossone

Canta una nota canzone popolare. Ma Roma è anche quella città non si rassegna a dover scegliere tra disillusione e disinganno. Ha capito che Marino sicuramente non è né un colluso, né un corrotto, ma è un ingenuo e uno sprovveduto, che ha riposto troppa fiducia nella sue capacità, senza averne minimamente nella città che amministrava. In realtà, non hai mai compreso Roma, la complessa macchina amministrativa e non ha mai veramente aggredito privilegi e favoritismi che nascevano in seno alla elefantiaca macchina burocratica. Non sono difetti minori o trascurabili per chi deve amministrare una Capitale. Anche perché, alla fine, la prima vittima di questo “non sapere e non capire” è stato Marino stesso.

Ora, pur nella drammaticità del momento, è arrivato il momento di ripartire e da questo momento in poi non è possibile più sbagliare. Prima di tutto, allontaniamo per i prossimi mesi il gioco dei toto-nomi e l’inutile e deleteria polemica su primarie sì o no. Renderebbe il PD ancora più ridicolo.

Ricominciamo dalla qualità della vita. E’ un bene prezioso e, come dimostra bene la situazione romana, non può essere confuso con una banale buona amministrazione, ma ha bisogno di dialogo, e impegni sociali di ampio respiro. Non basta l’onestà, che deve esistere a prescindere, ma ha bisogno della Politica, nel senso più nobile e alto di governo della Polis.

Sapendo bene che la città ideale è solo un’utopia rinascimentale. Non a caso è rappresentata sempre disabitata. Una città migliore invece può e deve esistere. Stipuliamo un nuovo patto di collaborazione tra il Partito Democratico e cittadini. Rilanciamo un progetto complessivo di città, chiamiamo a lavorare le risorse e le menti migliori per il bene della Capitale, abbandoniamo le vecchie logiche assistenzialistiche cui sembrano tanto affezionati una certa sinistra. La Legalità diventi il faro che illumina ogni atto di un’amministrazione credibile in cui non possono esistere terre franche.

Non abbiamo molte alternative, anzi, molto verosimilmente, è l’unica che abbiamo. 

095 Dati social all'8 febbraio 2016


Letto 1431

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Bianca La Rocca

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Aggiornato al 25 feb 2017

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