Caste in agitazione. I giornalisti ed i medici tornino a fare seriamente il loro lavoro

I giornalisti ormai lavorano solo saccheggiando facebook e twitter ed aspettando le veline di magistrati e avvocati compiacenti e non sanno più cosa sia fare un lavoro di inchiesta come dimostra anche il crollo dei talk show. Anche i medici non sanno più fare il loro lavoro e si proteggono dalle loro insicurezze facendoci spendere tanti soldi per esami inutili (ma c’è forse anche dell’altro). Questo e altro nell’ articolo di Enzo Puro in cui si affrontano i temi del diritto alla privacy e del diritto alla salute

Letto 943
Caste in agitazione. I giornalisti ed i medici tornino a fare seriamente il loro lavoro

L’Italia è un paese complicato. Pieno di contraddizioni. E di caste più o meno nascoste.

Negli ultimi anni si è parlato molto, forse giustamente, della “casta” dei politici che avevano abbandonato la costruzione del bene comune per curare soltanto gli interessi propri e dei loro clientes. Non era tutto così, naturalmente, ma questo è il senso comune più diffuso (sui motivi del perché ciò è avvenuto ne parleremo in altra occasione).

Ma le “caste” non sono solo quelle politiche. Ce ne sono anche di più potenti, inossidabili, inattaccabili.

Come ad esempio la casta dei medici e quella dei giornalisti.

Con le loro miserie, i loro interessi nascosti, i loro privilegi.

E se provi a toccarle rischi di farti male. Ed è per questo che nessun governo ha osato finora sfiorarle.

Ma ora è il tempo. Il tempo del cambiamento, anche per queste categorie. O almeno io lo spero. A Roma si dice “a chi tocca nun se ngrugna”.

E che sia così lo dimostrano le reazioni irrazionali a due sacrosanti provvedimenti che l’attuale governo sta prendendo, relativi il primo al rispetto della privacy per le intercettazioni senza alcuna rilevanza penale e il secondo al contenimento di quella che si chiama medicina difensiva che fa spendere inutilmente, allo Stato e quindi a tutti noi, una grande quantità di soldi pubblici.

Sono materie calde perché interessi particolari e corporativismi si nascondono coprendosi dietro due parole d’ordine sacrosante che sono quelle del Diritto alla salute e della Libertà di Stampa.

Diritto alla salute e Libertà di stampa che non sono minimamente in discussione nelle iniziative del Governo italiano.

LIBERTA’ DI STAMPA E DIRITTO ALLA PRIVACY.

La reazione di molti organi di stampa alla legge che tenta di trovare un migliore equilibrio tra i diritti costituzionali della libertà di stampa e della tutela della privacy è veramente sopra le righe.

Stiamo parlando naturalmente di quei brani di conversazioni intercettate che non hanno alcuna rilevanza penale.

Il governo Berlusconi aveva messo sotto attacco invece soprattutto le intercettazioni come metodo straordinario di indagine e c’era stato bisogno di grandi mobilitazioni per impedirlo. Con la legge in discussione in Parlamento le intercettazioni predisposte dai magistrati rimangono un caposaldo della attività investigativa.

Ed allora perché la “casta” dei giornalisti si ribella?

La dico così, perché a mio avviso non sanno più fare il loro mestiere e questa legge limita la possibilità che intercettazioni capitate per caso in una inchiesta e senza alcuna rilevanza penale possano essere sbattute in prima pagina violando la privacy delle persone. Troppe volte in questi anni abbiamo visto applicare il metodo Boffo a spese del contribuente attraverso l’utilizzo di spezzoni di intercettazioni, troppe volte abbiamo visto persone oneste messe in difficoltà a causa della manipolazione mediatica di questi spezzoni.

Alla base di questa rivolta non c’è la difesa della libertà di stampa ma la messa in discussione di un modo comodo di fare giornalismo che un tempo era ricerca faticosa delle fonti, lavoro duro di investigazione (ne è esempio di scuola il lavoro fatto dai giornalisti del watergate che non utilizzarono intercettazioni ed esempi fulgidi di giornalismo d’inchiesta simile, pagato a volte con la vita, li abbiamo avuti anche in Italia) mentre oggi è fatto comodamente dalla scrivania saccheggiando facebook e twitter (che hanno sostituito il ruolo delle stesse agenzie di stampa) ed aspettando le veline che fanno pervenire magistrati ed avvocati compiacenti (e non certo per l’Amore che hanno per la libertà di stampa).

Questi giornalisti viziati (senza naturalmente generalizzare) se passasse la legge in discussione in Parlamento dovrebbero di nuovo mettersi a lavorare, andarsi a cercare le notizie, crearsi un sistema di fonti affidabili.

Per questo urlano al bavaglio alla libertà di stampa e dietro questo urlo c’è solo la loro voglia di non affaticarsi troppo (e forse per questo che oggi i grandi giornalisti non sono moltissimi).

E la crisi della casta dei giornalisti si denota (lo dico così en passant) anche dalle reazioni che alcuni anchorman autorevoli hanno avuto alle parole del premier Renzi che non ha fatto altro che far notare la crisi di ascolti dei talk show.

Quel bellimbusto di Massimo Giannini risponde dicendo che se i talk show perdono pubblico la colpa è della crisi della politica e della disaffezione della gente verso i politici. Una affermazione che dice solo mezza verità. L’altra mezza verità sta nel fatto che questi giornalisti non riescono a raccontarla questa crisi e per certi versi la alimentano quando trasformano le loro arene in un pollaio vociante e litigioso fatto da politici, invitati da loro, di un livello bassissimo e squalificante per la politica e per i giornalisti che li chiamano.

Quindi inutile ribaltare la frittata, se i talk show sono in crisi è perché non siete bravi a fare i giornalisti malgrado i contratti milionari e le laute pensioni che vi aspettano.

La Costituzione va difesa sempre e non solo quando fa comodo a Ezio Mauro. E quindi va difeso anche l’articolo 15 che così recita: «La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge»

DIRITTO ALLA SALUTE E LA CASTA DEI MEDICI.

La seconda casta in rivolta è quella dei medici. Qui le motivazioni apparenti sono molto tecniche.

La sostanza però è questa, come i giornalisti anche i medici non sanno fare più il loro mestiere e soltanto per difendersi ci ordinano esami e analisi non strettamente necessari facendoci spendere, attraverso lo Stato, una marea di soldi in più (si dice circa 13 miliardi l’anno) che potrebbero essere utilizzati sempre nel comparto della sanità per potenziare l’offerta pubblica (come tra l’altro ha annunciato il ministro della salute).

Ma io non credo che in questo caso ci sia soltanto il non saper fare il proprio mestiere. C’è molto di più.

E questo di più riguarda il collateralismo esasperato di moltissimi professionisti con le case farmaceutiche e con i laboratori privati (e spiace che una organizzazione seria come Cittadinanza attiva non colga questo aspetto).

Parliamo di quella classe medica che in molte parti del nostro paese interviene privilegiando ad esempio il parto cesareo con percentuali molto più alte di quelle che l’OMS reputa fisiologiche per l’intervento chirurgico. Ed il parto cesareo ha un costo molto più alto del parto naturale e spontaneo (oltre ad essere più rischioso trattandosi di un vero intervento chirurgico e con effetti collaterali non positivi per il post gravidanza).

O di quella classe medica che nelle sale parto prescrive l’utilizzo ad libitum del “propess”, uno stimolatore del travaglio dal costo di 250 euro a pezzo quando ci sono metodi naturali di stimolazione che le ostetriche ad esempio conoscono da sempre.

Il decreto del governo non è assolutamente un attacco al diritto alla salute ma un invito ai medici a fare i medici, quel bellissimo mestiere per cui studiano e fanno tirocinio per anni.

Non è un attacco alla salute ad esempio prescrivere che la risonanza magnetica alla spalla, al braccio, al bacino ed alla gamba può essere prescritta solo in caso di rx o ecografia dubbia che fanno sospettare infiammazioni o lesioni dopo traumi. Oggi avviene che il paziente viene immediatamente inviato a fare la risonanza magnetica anche quando una semplice ecografia o rx potrebbe tranquillamente sciogliere i dubbi.

Non è un attacco alla salute ad esempio stabilire che gli esami per il colesterolo ed i trigliceridi si possono prescrivere per gli ultra quarantenni con fattori di rischio e che non si possono ripetere prima di 5 anni salvo valori elevati al primo esame, stili di vita a rischio o se si è in cura con le statine.

Non è un attacco alla salute stabilire che per un sospetto menisco per un ottantenne in prima battuta si fa una Rx e, se è necessaria una valutazione, prima di intervenire chirurgicamente si può fare una risonanza senza pagarla. Oggi si passa subito alla risonanza.

E potremmo andare avanti così per tutte le 208 prescrizioni del decreto che hanno questa caratteristica e non sono certo un attacco al diritto alla salute (e se c’è qualche svista e qualche cosa troppo esagerata se ne discuta civilmente e non si minacciano sfracelli nascondendosi appunto dietro la difesa del diritto alla salute).

Semmai possiamo parlare di un attacco all’arricchimento in proprio, con i soldi di tutti noi, dei laboratori privati che beneficiano di questa cosiddetta medicina difensiva.

Ed allora cari signori medici anche per voi, come per i giornalisti una esortazione, tornate a fare davvero il vostro mestiere, quello per cui vi siete laureati e grazie al quale spesso guadagnate un sacco di soldi.

caste one Dati della versione precedente

088 Dati social all'8 febbraio 2016


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Enzo Puro

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Aggiornato al 25 feb 2017

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