Perché Renzi deve completare il suo ciclo politico?

Il 40% degli italiani che ha votato Sì al referendum, al netto di quei pochi per cui quel Sì non esprime anche un consenso per Renzi, farebbe un grosso errore a non riconfermare la sua fiducia a Renzi nelle prossime elezioni

Letto 1422
Perché Renzi deve completare il suo ciclo politico?

Dopo il 4 dicembre, il coro degli haters di Renzi si è arricchito di una quota di persone staccatasi come uno stucco malmesso e male incollato dall’edificio del suo consenso. Inutile stabilire quanto genuino fosse questo sostegno prima del 4 dicembre. Certo non passa inosservato il fatto che parecchi di loro utilizzino contro Renzi, oltre ad argomenti condivisibili, quelli degli avversari più denigratori e/o ideologizzati contro cui si scagliavano un secondo prima che scoccasse la mezzanotte di quel fatidico giorno; né li giustifica l’adozione di misure problematiche, controverse quanto si vuole, su questioni epocali che nessun leader al mondo (Merkel compresa!) ha affrontato con una risposta soddisfacente (forse perché non esiste), come la svolta del governo sui migranti.

Di errori Renzi ne ha commessi tanti, ma c’è un solo, vero rimprovero che merita: non aver nemmeno scalfito il mostro burocratico che paralizza e corrode il nostro paese giorno per giorno, infragilendone la stessa democrazia. La riforma costituzionale era il cardine di questa opera. Era impossibile per Renzi far approvare il referendum senza avere dalla proprio parte nemmeno il proprio intero partito. Con tutto il resto del mondo schierato massicciamente per il NO, anche un bambino capisce, credo, che né puntare alla più bassa affluenza possibile né organizzare la campagna elettorale più azzeccata della storia avrebbe cambiato il risultato.

Allora perché Renzi ha tentato? Perché ormai non aveva scelta. Ha deciso di andare alla guida di un governo sorretto da una maggioranza raccogliticcia e problematica proprio per realizzare questa riforma. Certo, non avrebbe dovuto rompere con Berlusconi. Eleggere il presidente scelto da quest’ultimo per avere la grazia era un giusto prezzo da pagare? Renzi ha scommesso di no. Ha peccato di hybris? Il suo congenito decisionismo temerario non poteva che portarlo su questa strada: provare a convincere gli elettori di Berlusconi a votare una riforma dalla quale il loro leader si era dissociato per ragioni personali e non per l’interesse del paese. Invito i suoi sostenitori, soprattutto chi lo ha abbandonato, a riflettere su questo: non è forse il suo decisionismo temerario, associato al suo programma di cambiamenti radicali, il motivo principale per il quale ha conquistato tanti elettori? Sostenerlo in base a questa sua peculiarità e poi abbandonarlo proprio quando questa peculiarità si scontra con una maggioranza di italiani che compie una scelta sciagurata, secondo l’opinione stessa di chi lo abbandona, ha senso?

Il sottoscritto figura fra i suoi sostenitori della prima ora e si ritiene, in scienza e coscienza, responsabile quanto lui di questo esito e come tale a lui vincolato. Solo due evenienze possono rompere questo vincolo.

La prima è che Renzi stesso si snaturi: mi fa sorridere, per usare un termine gentile, chi pensa che i tanti errori di comunicazione e alcune scelte discutibili da lui srotolati dopo il maledetto 4 dicembre certifichino un suo snaturamento.

La seconda è l’individuazione di una nuova leadership che costituisca una seria alternativa alla sua, sia nella proposta politica sia nella capacità di conquistare voti. Non vedo all’orizzonte nemmeno lo straccio di una figura simile.

Calenda? Uno che ha costruito la carriera scegliendo con cura i suoi referenti negli ambienti del potere, come Montezemolo, Caltagirone, persino Lapo Elkann, può smantellare un sistema basato sul capitalismo familistico, sulla cooptazione? È credibile? È in grado poi di mettere in piedi una campagna elettorale capace di coinvolgere milioni di persone? Non è l’ennesimo rappresentante del nostro capitalismo rabberciato che tenta goffamente la strada della politica, come il già menzionato Montezemolo, Passera, Parisi, e altri che non voglio ricordare? Vi vengono in mente nuovi nomi? Guardiamo più a sinistra? Pisapia? Orlando?

Con la scissione sembrava che dal PD fossero usciti gli elementi responsabili della malattia autoimmune da cui è sempre stata afflitta la sinistra italiana. Invece la guerra contro Renzi continua anche dall’interno del PD, in forme più subdole. A che pro? Per facilitare il lavoro di Grillo, Salvini e Berlusconi? Pensano di aver trovato il sostituto di Renzi che porterà il PD a nuove esaltanti vittorie? Sono matti!

Letto 1422

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Fabio Greco

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Aggiornato al 25 feb 2017

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