Se il sindacato protegge pure i raccomandati

L’azienda rifiuti di Roma licenzia 60 suoi dipendenti assunti in modo irregolare dall’ex AD condannato per abuso d’ufficio e falso. I sindacati non la prendono bene. Perché?

Letto 2122
Se il sindacato protegge pure i raccomandati

Se vivete al di fuori del Grande Raccordo Anulare, può darsi che “Parentopoli” – uno dei tanti nomi orribili che i giornalisti attribuiscono a inchieste sul malaffare nazionale – sia un ricordo fugace. Era il 2010 e la magistratura iniziava a indagare su alcune assunzioni sospette nelle municipalizzate romane, molte avvenute per chiamata diretta. In gran parte risultavano assunti parenti, amici e compagni di militanza di figure di spicco del centrodestra romano, al potere con l’allora sindaco Gianni Alemanno. Un caso da manuale di nepotismo e clientelismo politico, così evidente e venato di presunta impunità da lasciare stupiti gli inquirenti.

Di norma queste inchieste fanno scalpore al loro avvio, poi – complice la lentezza della legge italiana – i media tendono a perderne traccia e non si sa mai come vanno a finire. Nel caso di Parentopoli, finalmente, è arrivato un risultato, seppure parziale: Franco Panzironi, l’ex AD dell’AMA di Roma (la municipalizzata che si occupa della raccolta rifiuti) è stato condannato a 5 anni di reclusione per falso e abuso d’ufficio a fine maggio.

A condanna avvenuta, nei giorni scorsi il rinnovato consiglio d’amministrazione dell’AMA ha deciso all’unanimità di licenziare i lavoratori raccomandati, assunti per chiamata diretta dall’ex AD. Sono 60 persone, tra amministrativi e operativi.

La trovo un’ottima notizia: finalmente chi sbaglia, paga. E pagano non solo i dirigenti, ma anche i comuni cittadini che hanno approfittato dell’aiutino dell’amico/parente/camerata potente per trovare lavoro, calpestando le regole, ignorando graduatorie e concorsi e passando davanti ad altri lavoratori più meritevoli.

Nel paese patria del “familismo amorale”, concetto tipico della storiografia britannica ma che è stato studiato sul campo proprio in Italia, un provvedimento che punisce chi antepone l’interesse a breve termine della propria famiglia o parrocchia politica al bene comune ha un valore quasi rivoluzionario.

Per una volta non viene colpito solo qualche VIP della “casta”, ma anche i cittadini che ne hanno approfittato: le clientele, gli amici degli amici, i pesci piccoli, cioè coloro che rendono possibile l’esistenza della casta stessa. Da queste parti capita davvero di rado.

I licenziamenti fatti dall’AMA, non fossimo in Italia, sarebbero stati accolti da un plauso generale e non dalla consueta indifferenza. Incredibilmente i principali sindacati del settore Funzione Pubblica hanno accolto la notizia dei licenziamenti dei raccomandati con sentimenti variabili tra l’antipatia e l’ostilità pura.

La CGIL, attraverso il suo segretario della Funzione Pubblica del Lazio, Natale di Cola, ha tirato fuori un classico retorico della sinistra italiana: il benaltrismo. A loro detta, le figure da colpire erano altre rispetto ai poveri lavoratori raccomandati e stavano più in alto nell’organigramma aziendale: “L’azienda dovrebbe colpire in alto per risanarsi, a partire dai dirigenti. Invece ha colpito l’obiettivo più semplice”.

La CISL l’ha buttata sul tecnico e si è affrettata a precisare che nel caso di Parentopoli “non ci può essere un licenziamento collettivo. Al massimo si tratterebbe di 41 licenziamenti singoli ed è normale pensare che chiunque sarà soggetto a questo provvedimento farà ricorso”, riservandosi di decidere cosa fare caso per caso.
In entrambi i casi è facile percepire il disagio sindacale per i licenziamenti dei raccomandati.

Secondo un recente sondaggio di Ixè per la trasmissione televisiva Agorà, più del 70% degli italiani ha poca o nessuna fiducia nei sindacati. Le ragioni di questa sfiducia sono lunghe e complesse, ma certamente uno dei fattori più rilevanti è la perdita di pertinenza dei principali sindacati italiani, cioè la loro progressiva distanza dai processi di cambiamento del paese.

Rilevo un paradosso: un sindacato che perde pertinenza non perché non si occupa più dei lavoratori, ma perché lo fa indossando il paraocchi, cioè in modo esclusivo, eccessivo e miope, perdendo di vista l’interesse generale.

Mi spiego meglio: l’opposizione forsennata dei sindacati a tutte le riforme del mercato del lavoro che cercano di favorire nuove assunzioni rimodulando alcuni diritti dei lavoratori esprime perfettamente la miopia di CGIL, CISL e UIL: privilegiare la difesa dei lavoratori effettivi (intesi come coloro che già lavorano, possibilmente con un contratto a tempo indeterminato), mettendo in secondo piano i “lavoratori potenziali” come disoccupati, sotto-occupati, precari, partite IVA forzate, ecc.

Confesso che mi è capitato più volte di confrontarmi con persone del sindacato che difendono questo ruolo esclusivo di “club di chi già lavora” e trovo che sia una posizione che tradisce quello spirito di mutualità universale che è alla base del sindacalismo in Europa.

Anche il fastidio sindacale nei confronti dei licenziamenti dei raccomandati di Parentopoli pare conseguenza di questa visione miope: sembra quasi che i sindacati vogliano difendere i lavoratori comunque e sempre, anche se questi sono diventati tali con la frode, togliendo il diritto al lavoro ad altri più meritevoli e onesti. O forse è un riflesso pavloviano, per cui appena risuona la parola “licenziamento” i sindacalisti si schierano automaticamente coi licenziandi, senza chiedersi il perché.

Più passa il tempo, più penso che i sindacati italiani, oltre ad avere un disperato bisogno di un PR di quelli bravi, stiano perdendo progressivamente di vista la loro missione, che è il bene della società e non solo di chi ha la fortuna di avere già un lavoro. In Italia c’è un bisogno fortissimo di difesa dei lavoratori di ogni tipo, ma ho il timore che le tre sigle sindacali, così come sono, comincino a non essere all’altezza del compito, senza un rinnovamento nella visione, nei metodi, nelle forme di comunicazione, nella classe dirigente e nella trasparenza.
Di certo un sindacato che non si unisce al coro degli “evviva” quando vengono licenziati dei raccomandati solleva un interrogativo inquietante. Da che parte sta?

 (Articolo originale apparso su wired.it)

089Dati social all'8 febbraio 2016


Letto 2122

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Enrico Sola

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Aggiornato al 25 feb 2017

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