Gara al ribasso!

Tragicamente e implacabilmente, anche di fronte al dramma nazionale della disintegrazione politica di Roma, si consuma la farsa mediatica della gara d’appalto per trovare chi sostituirà Ignazio Marino al Campidoglio

Letto 806
Gara al ribasso!

Gara d’appalto la ho definita, non una scelta razionale, un concorso di merito, qualità e attitudine per rivestire una carica cruciale per il paese, ma una di quelle garette al maggior ribasso da assegnare alla piccola ditta che userà cemento truccato per stare dentro al capitolato.

E sì, perché la resa, l’abdicazione della politica dal ruolo di principe del governo della società, la cessione di primazia al populismo accattone ci hanno ridotto a questo.

Gara di Appalto per il nuovo Sindaco di Roma: chi lo fa a minor costo vince! Siamo al Sold Out!

Ma Roma non è la Capitale del Lazio, e non si tratta di un’elezione anticipata di una qualsiasi pur importante città. Roma è la mia, la nostra capitale, la capitale di tutti gli italiani. E in qualsiasi paese democratico e sviluppato le sorti della capitale interessano tutta la popolazione.

Roma è l’Italia e la sua mortificazione sociale sarebbe uno smacco terribile per tutti a partire anche dal nostro Governo, che pure cominciava a godere di una meritata maggior considerazione internazionale.

Insomma, tocca a tutti dire la propria. Ora che Ignazio Marino è il passato.

Non voglio neanche pensare alla tragicommedia di un grillino Sindaco di Roma o alla rivincita delle Orde dell’AlemUnno affidate al comando della Sora Meloni. Espatrierei!

Ma anche la leggerezza degli esponenti del mio partito mi sembra da archiviare e inadatte mi appaiono le proposte che sin qui girano.

Io penso che il prossimo Sindaco di Roma, per potere proporsi di credibilmente risolvere i terribili problemi che sono sul tavolo, deve avere necessariamente tre caratteristiche:

1) Essere un vero politico, un leader capace di andare anche al di là dei recinti di partito;

2) Avere una riconosciuta statura Europea;

3) Possedere anche esperienze e capacità manageriali.

Nomi? Beh, se rileggete i tre punti qualcuno esce fuori, ma non ne faccio perché sono troppo piccolo per bruciarlo!

Ma proprio questa incertezza, proprio il dramma di un centrosinistra, un Partito Democratico, che nella Capitale del Paese ha dovuto prima subire l’auto candidatura di un outsider, ha poi affidato la gestione della lunghissima crisi ad un commissariamento evanescente e balbettante e, infine, la totale assenza in questi giorni drammatici della voce di un partito romano organizzato in grado di non affidarsi ai sacerdoti del passato; tutto questo pone a Matteo Renzi un quesito ora ineludibile: un PD nuovo, moderno, ma che una volta per tutti abbia radici vere nel territorio, regole per la selezione della classe dirigente e sensibilità culturale capace di elaborare progetti e valori.

Subito! 

099 Dati social all'8 febbraio 2016


Letto 806

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Giovanni Rosciglione

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Aggiornato al 25 feb 2017

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