Anno del signore 2017, l’Italia ha un problema: Matteo Renzi

Il renzismo fa paura perché va oltre l’inciucio, e oltre l’inciucio c’è il merito

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Anno del signore 2017, l’Italia ha un problema: Matteo Renzi

Sono mesi che giornali, radio e televisioni non parlano di altro. Matteo Renzi è il problema dei problemi.

Non fa paura la destra xenofoba di Salvini e Meloni; non fa paura un movimento che appartiene ad un comico e ad una azienda guidata da un erede, nessuno li ha eletti, però hanno potere assoluto sui loro adepti. Anzi a questi viene data voce e tutto si perdona.

Gli attacchi arrivano da destra, sinistra, centro, giornalisti, conduttori, opinionisti, pubblici ministeri, comici, attori di satira….forse si fa prima a dire chi parla bene di Renzi o chi non ne parla.

Essendo testimone di quanto è successo, dalla sua vittoria delle primarie del PD che poi lo ha portato a palazzo Chigi, viene da pensare: forse mi è sfuggito qualcosa; oppure mi sono distratto, non per poco però.

Il racconto che viene fatto di questi 3 anni di Renzi premier sembra il “disastro italiano”; prima l’Italia era il Paese dove P.A, scuola, temi civili, tasse, ecc. ecc. erano di esempio per tutti Paesi europei. Poi è arrivato Renzi e c’è stata la rivolta degli insegnanti, la rivolta dei dipendenti pubblici, la rivolta degli italiani per le tasse che sono cresciute, come la disoccupazione in particolare quella giovanile.

L’ISTAT continua a diffondere dati che smentiscono quanto si dice, ma la retorica che viene diffusa è altra; c’è un’altra verità, la “verità alternativa”.

La disoccupazione dal 13,4% è scesa al 11,8%, quella giovanile dal 43% è scesa al 37%; la scuola ha visto la stabilizzazione di 160.000 insegnati precari (non è bastato, perché la loro stabilizzazione ha comportato trasferimenti per coprire le cattedre disponibili); le tasse sono diminuite dello 0,8%; il debito si sta stabilizzando, in quanto il deficit annuale è stato portato dal 3,8% al 2,2%; è stata fatta la riforma della P.A., definita la responsabilità dei dirigenti pubblici, tetto agli stipendi delle figure apicali, ecc. ecc.

Tutte cose attese da anni; ma forse non auspicate, almeno così sembra, o almeno non auspicate da chi conta.

La riforma costituzionale è stata bocciata con il referendum da 6 italiani su 10. Era l’occasione per ridurre, finalmente, il numero dei politici, eliminare alcuni enti inutili, rendere questo Paese finalmente governabile. Gli italiani hanno ascoltato le sirene (professoroni, giornalisti, magistrati, nonché politici vecchi e nuovi), la conseguenza è che ci ritroveremo un Paese ingovernabile, politici eletti con il proporzionale, sarà necessario fare una coalizione per avere uno straccio di governo che nulla potrà fare se non gestire l’ordinario. Un Paese ancora meno pronto di prima alla sfida della globalizzazione o peggio alla nuova “onda del protezionismo trumpiano”.

Mi chiedo come mai stia succedendo tutto questo?

Mi chiedo perché c’è un fronte compatto dei giornalisti? Neanche ai tempi di Berlusconi. Perché c’è un fronte compatto delle procure? Neanche ai tempi di Berlusconi.  Non c’è trasmissione di intrattenimento tv che non abbia in scaletta il solito comico che ridicolizza il ragazzotto di Pontassieve.

Dicono che dietro Matteo Renzi ci siano i poteri forti. Siamo sicuri?

Io ho invece l’impressione che se i poteri forti esistono, sono contro Renzi. Non potrebbe essere diversamente; qualcosa non funziona; non si può avere i poteri forti dalla propria parte ed allo stesso tempo avere stampa e Tv contro.

Forse, la colpa gravissima ed imperdonabile di Matteo Renzi è quella di aver superato le ideologie ed aver cercato di fare le cose che servono a questo Paese: riforma della scuola per gli studenti, riforma della P.A per i suoi utenti, cioè il cittadino; riforma del lavoro e della tassazione dello stesso per favorire la crescita che è l’unico modo per creare occupazione.

Ma la cosa fondamentale che Renzi ha cercato di introdurre è la nuova cultura della responsabilità. Il concetto è semplice: la coincidenza della decisione e della responsabilità. Chi è investito della responsabilità ha anche il diritto di prendere le decisioni.

Questo non è piaciuto a chi per 20 anni ha vissuto di concertazione; modo di governare che è andato bene per far fronte all’emergenza, ma che non può assurgere a metodo per governare. Tutti partecipano alla decisione e nessuno ne è responsabile.

All’improvviso, i sindacati sono stati relegati a fare il loro mestiere e non partecipare alle scelte strategiche del Paese. I lobbisti sono stati tenuti fuori della porta, le scelte dei ruoli apicali sono state fatte non in base all’appartenenza ma al merito. Insomma una rivoluzione. La rottura di tutto, quei lacci e lacciuoli, di quel detto e non detto, di quel do ut des, che è servito per anni a salvare i privilegi dei soliti noti (categorie, caste, persone) tutto alle spalle del popolo.  

Non poteva finire così; infatti la reazione c’è stata, dura anzi durissima, e c’è ancora. Il renzismo fa paura perché va oltre l’inciucio, e oltre l’inciucio c’è il merito.

Non so se, dopo aver vinto e perso qualche battaglia, si riuscirà a vincere la guerra e consentire a questo Paese dalle mille, ma non infinite, risorse di diventare un Paese meritocratico e competitivo.

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Francesco Coraggio

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Aggiornato al 25 feb 2017

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