C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico

Dell’abolizione del bicameralismo perfetto se ne discute solo da 69 anni, 2 mesi, 26 giorni e, probabilmente, anche una manciata di ore. La precisione è d’obbligo quando si parla di temi così seri

Letto 1898
C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico

L’ultima battaglia campale sulla riforma del Senato è riuscita a rompere anche le barriere spazio-temporali. L’ira di quel gran popolo di poeti, santi e costituenti si è abbattuta come un siluro sulla miseria culturale e storica del Premier e del suo fedele Ministro, rei di aver allungato la discussione sul bicameralismo perfetto fino a settant’anni orsono.

Impossibile – hanno tuonato il fior, fiore di costituenti nostrani – in quel periodo eravamo ancora impegnati nelle Crociate contro il feroce Saladino.

Ed hanno ragione. In effetti, se ne discute solo da 69 anni, 2 mesi, 26 giorni e, probabilmente, anche una manciata di ore. La precisione è d’obbligo quando si parla di temi così seri. E, del resto, già da quel lontano 25 giugno 1946, esattamente come oggi, bar e piazze del Paese si riempivano di Costituzionalisti in erba per dirimere l’importante problema politico: del Senato che ne facciamo?

Bisogna ammettere, però, che, a fronte di quanto è successo nei 69 anni, 2 mesi e 26 giorni successivi, se la cavarono anche abbastanza velocemente. I lavori della Costituente avrebbero dovuto avere una durata di otto mesi, con una possibile proroga di non oltre quattro mesi. Tale termine era a contarsi dalla prima seduta del 25 giugno 1946 e scadeva, quindi, il 24 febbraio 1947. Si fece allora uso della facoltà di proroga con legge costituzionale, (anche se la Costituzione ancora non c’era) e il termine fu spostato al 24 giugno del 1947. Il nuovo termine si rivelo comunque insufficiente e una nuova legge costituzionale approvata dalla stessa Assemblea Costituente lo spostò ulteriormente al 31 dicembre 1947. Un'ulteriore proroga fino al 31 gennaio del 1948 era contenuta nella XVII disposizione transitoria e finale della Costituzione, ma limitatamente all'emanazione della legge sulla stampa, degli Statuti regionali speciali e della legge elettorale per il Senato della Repubblica e fino alla prima riunione delle nuove Camere in altri casi.

Nella battaglia campale sul bicameralismo perfetto, cui era contrario il glorioso e rivoluzionario PCI, la spuntò la DC, e per il semplice motivo che aveva un maggior numero di classe politica da sistemare su qualche poltrona. E Togliatti accettò con eleganza e si impegnò solennemente a cambiare i punti più contrastati. Non pose, però, un termine alla discussione, per cui siamo legittimati a discuterne per altri 69 anni, 2 mesi, 26 giorni.

Va da se, che gli stessi che contestano il punto e chiedono di riaprire il dibattito perché è giusto discuterne in modo approfondito, accusano Governo e Ministro di perdere tempo in una discussione che non interessa a nessuno. Gli stessi che chiedono di eleggere i Senatori con le preferenze, sono quelli che accusano i consiglieri regionali di essere peccatori incalliti, condannati alle fiamme dell’inferno dantesco, proprio perché sono eletti con le preferenze e, quindi, con il voto di scambio. Che gli stessi che accusano di deriva autoritaria, chiedono poi a Renzi di dirimere anche le controversie di condominio.

Ma questo si comprende facilmente visto che rappresentano un popolo di poeti, santi e statisti, che amano essere coerenti con tutti, tranne che con loro stessi.

Suona la grancassa della carica contro l’usurpatore anche il circolo informativo-mediatico. Non c’è crocicchio dove giornalisti e operatori non siamo pronti ad origliare la parola maledetta, o a immortalare il gesto nefasto. La sventurata rispose… titolano in prima pagina La Repubblica, Il Corriere della Sera e Come coltivare le gardenie, con tanto di gigantografia della Ministra Boschi in décolleté e tacchi alti, per sottolinearne la dabbenaggine.

E puntualmente parte la parodia delle smentite e contro-smentite. Il Senato non è un museo, tuona l’attuale Presidente, rispondendo ad una battuta mai avvenuta. E togliete quel flacone di formaldeide di torno, aggiunge iroso, ci spettano almeno altri 69 anni, 2 mesi, 26 giorni di discussione, prima di decretarne l’abolizione.

Se la politica non è una scienza esatta, è in questi frangenti che i politici dimostrano di essere quanto di più approssimativo possa esistere. Tronfi delle parole vuote ed inutili declamate a gran voce nei talk show, riescono ad auto-convincersi di essere portatori di ogni verità rivelata, e si auto-conservano nella convinzione di essere indispensabili per la quotidianità di ogni italiano.

E infatti, l’italiano medio sentendosi parte di quel popolo di poeti, santi ed elettori, non vede l’ora di vergare di proprio pugno il nome del senatore che, alla prima curva, cambierà casacca e passerà dalla parte opposta dell’emiciclo, oppure boccerà risolutivamente qualsiasi legge di cui non lo convincono l’uso delle preposizioni articolate e la collocazione delle virgole.

Nel dibattitto in corso sul bicameralismo perfetto non vi è nulla di nuovo, anzi c’è qualcosa di molto antico. Quella minacciosa propaganda che si perde nelle nebbie della banalità, anche se tutti già sanno come andrà a finire. Molto probabilmente, la riforma del Senato in Camera delle Regioni passerà e non perché Renzi sia particolarmente competente, ma perché sono degli incapaci chi lo critica e contesta.

A conclusione si svolgerà un referendum e, finalmente, dopo 69 anni, 2 mesi e 26 giorni di dibattito, sapremo cosa ne pensano il popolo di poeti, santi e plebiscitari. Personalmente non ho dubbi sull’esito, cui seguiranno 69 anni, 2 mesi e 26 giorni di polemiche post-referendarie

082 Dati social all'8 febbraio 2016


Letto 1898

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Bianca La Rocca

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Aggiornato al 25 feb 2017

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