Perché dicono che Renzi non è di sinistra?

Passo in rassegna molti atti del governo Renzi al fine di scoprire qualcosa che non sia di sinistra. Naturalmente il tema è molto più complesso di quanto sembra. E questo momento storico globale ne esalta la complessità

Letto 5842
Perché dicono che Renzi non è di sinistra?

Il mantra stantio agitato da alcuni dirigenti e militanti del PD è l’affermazione che Renzi non è di sinistra e che ha snaturato il PD.

Mi sono domandato perché Renzi non sarebbe di sinistra.

E la prima difficoltà che ho avuto è stata una difficoltà a classificare la parola sinistra, a dargli un contenuto che non sia solo l’agitazione delle sempre vive parole d’ordine della giustizia sociale e della uguaglianza. La libertà, in tutti i suoi aspetti ad esempio, è una parola d’ordine della sinistra?

Il tema è molto più complesso di quanto sembra.

E mai come in questo momento storico a livello globale questa complessità è evidente.

Battersi contro la globalizzazione è di sinistra? Quindi Trump è uno di sinistra? E sono di sinistra i dazi le barriere doganali ed il protezionismo? Alla luce di quanto sta accadendo mi sembra difficile affermarlo e solo un analfabeta politico di ritorno come Fassina può affermarlo.

A mio avviso su queste questioni c’è stato negli ultimi trent’anni una forte pigrizia socio-culturale che ha visto della globalizzazione solo gli effetti negativi, pigrizia che ci ha impedito, lo ha segnalato con Forza Franco Cassano, di capire che il capitale con la globalizzazione ha fatto egemonia, ha cioè conquistato a se il consenso di qualche miliardo di persone che grazie alla globalizzazione hanno cominciato ad uscire dalla miseria (pensate al costituirsi di un ceto medio danaroso in India ed in Cina che vediamo sempre più spesso in vacanza nei nostri centri storici).

Ed abbiamo il paradosso che a Davos a difendere la globalizzazione contro gli attacchi da destra di Trump e dei suoi che invocano protezionismi e dazi doganali ci sia il capo della Repubblica popolare cinese. Oltre ai grandi produttori USA di Silicon Valley che ci hanno portato nel terzo millennio.

La vecchia sinistra di tutto il mondo occidentale (che a parte l’Italia, almeno per ora, si ritira negli identitarismi di una cultura da tempo in crisi) si è rifiutata di capire che per battere gli effetti negativi della globalizzazione (che ci sono, una fra tutte la crescita della diseguaglianza pur dentro un trend di diminuzione della povertà o la finanziarizzazione estrema che rischia di rendere secondaria l’economia reale trasformando il globo in un mercato finanziario d’azzardo senza regole oppure la diminuzione delle garanzie conquistate nel secondo dopoguerra dalle democrazie occidentali) è necessario globalizzare la Politica, renderla transnazionale, Potere Politico globale contro Potere finanziario globale e che le piccole patrie dell’identitarismo nazionale o peggio etnico non risolvono il problema anzi impediscono di affrontarlo.

Sono paradigmi molto diversi da quelli con cui la vecchia sinistra si è trovata a operare nei decenni passati. E chi è abituato a ragionare ancora con quei paradigmi o non è in grado di afferrare le novità e marchia come di destra qualsiasi posizione che, attraverso quei vecchi paradigmi, non riconosce.

Per tornare al nostro paese ho provato a capire il perché Matteo Renzi è inquadrato da questa vecchia sinistra minoritaria come un politico non di sinistra.

Ci ho provato e non sono riuscito a capirlo.

Porsi nei confronti della UE nel modo in cui si è posto Renzi è una posizione di sinistra. Una posizione che ha capito che senza un forte potere politico europeo basato sulla espansione e non sui tagli vincono i populismi e le piccole patrie.

Porsi nei confronti dei rifugiati, e più complessivamente sui temi della immigrazione, come si è posto Renzi è una posizione indubbiamente di sinistra.

Aver forzato, pur nelle regole della flessibilità europea, i vincoli rigidi imposti dalla UE sul bilancio e sul rapporto Debito/Pil è una posizione di sinistra.

Qualcuno dice che è sbagliata la politica dei bonus. Non è sbagliata ma se lo fosse non potrebbe essere certo considerata di destra.

Perché il riformismo di sinistra per me non è soltanto impostare le grandi politiche che danno risultati solo in futuro, riformismo significa per me che se qualcuno sta morendo di sete io, mentre costruisco l’acquedotto che eliminerà alla radice il problema, faccio sedere questo qualcuno e gli do un bicchiere d’acqua per dissetarlo subito.

Ed in questi anni, nei limiti posti da regole europee da abbattere, mentre con le riforme si è provato a rendere il paese efficiente per il futuro e si sono dati aiuti alle imprese per stimolarne gli investimenti, contemporaneamente si è intervenuto sulle famiglie con i bonus per i figli, con quelli per pagare l’asilo nido, con gli 80 euro in busta paga, con i bonus per le giovani coppie per l’acquisto del mobilio e tanti altri interventi con queste caratteristiche.

Vincenzo Visco ha espresso una critica radicale a questa politica dicendo che bisognava concentrare tutte le risorse sugli investimenti. Ho spiegato perché è sbagliato ed ho spiegato prima cosa è per me il riformismo di sinistra. La critica di Visco è ingenerosa anche perché non ho sentito la sua autorevole voce quando i governi Monti/Bersani e Letta/Bersani hanno messo in piedi le tagliole dell’aumento dell’IVA per gli anni futuri, clausole di salvaguardia che nelle finanziarie di Renzi sono costate decine e decine di miliardi, sottratte agli investimenti ed alla lotta alla povertà. E questo per una subalternità che la sinistra, anche quella più vicina a Visco, ha avuto nei confronti della politica della austerity europea.

Su queste cose sinceramente non vedo politiche di destra.

Come non le vedo in quelle politiche che hanno portato a combattere il caporalato, la vergogna delle dimissioni in bianco o ad estendere le protezioni sociali ai dipendenti delle imprese sotto i 15 dipendenti.

Sul tema della giustizia, tenendo dritta la barra per non cadere in un forcaiolismo di destra e tentando di rimettere al centro della cultura giuridica quel garantismo che sempre era stato tipico della sinistra, sul tema della giustizia sono stati introdotti nuovi reati come quello ambientale ed è stato reintrodotto il falso in bilancio mentre sono state approvate norme più rigide contro la corruzione e soprattutto sono stati dati risorse e personale alla Autorità nazionale anticorruzione.

Dov’è che Renzi quindi non è di sinistra?

Alla fine, scava scava, si ritorna sempre sulla riforma del mercato del lavoro, il famoso Jobs act.

Come se, prima del Jobs act, fossimo in una situazione idilliaca in cui si stipulavano soltanto contratti a tempo indeterminato protetti dall’articolo 18.

E tutti sappiamo che non era così.

Tutti sappiamo che la precarizzazione dei rapporti di lavoro prima del Jobs act riguardava il 75% dei nuovi contratti di lavoro e che la vecchia sinistra aveva contribuito non poco negli anni precedenti, a partire dal governo del sinistro D’Alema, a precarizzare il mondo del lavoro. Con il Jobs act questo rapporto si è ribaltato ed i nuovi assunti (circa 600.000 nuovi posti di lavoro in più in 2 anni e mezzo) sono per il 70% contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, con ferie, malattia, Tfr, permessi, contributi pensionistici, paternità e maternità etc etc.

A mio avviso il Jobs act è certamente di sinistra. O meglio è sicuramente più di sinistra delle misure sul mercato del lavoro adottate dai governi Prodi e soprattutto D’Alema che hanno precarizzato all’infinito.

Si vabbè, ed allora i voucher?

A parte che dopo la tracciabilità, i primi dati ci dicono che siamo in presenza di una loro riduzione e che il PD si è impegnato a cambiare la normativa attuale che però, bisogna ricordarlo per onestà intellettuale, è stata introdotta non dal Jobs act ma in primis dalla Legge Biagi e poi liberalizzata totalmente dai governi Monti/Bersani e Letta/Bersani. Renzi e Poletti si sono limitati ad alcuni correttivi come la tracciabilità.

Abbattere l’IMU sulla prima casa può essere stato sbagliato (io non lo credo) ma come può essere considerata di destra una misura che riguarda l’80% degli italiani escludendo ville castelli e dimore storiche?

Fatemi pensare ancora. Cosa può aver diffuso a sinistra, e perché, la convinzione che Renzi è uno di destra? Il fatto forse di non aver seguito gli estenuanti riti delle mediazioni sindacali (vi ricordate quelle lunghe tavolate dove per giorni ci si sedeva per produrre documenti che poi non portavano a nulla di fatto)? Aver attaccato l’insediamento elettorale principale della sinistra (che da decenni non è più la classe operaia) e cioè le distorsioni del pubblico impiego?

Mah……..sarà sicuramente un mio difetto ma l’azione di questo PD è una azione certamente di sinistra.

Ho una mia idea sul perché si dice che Renzi non è di sinistra. E dipende dal fatto che Renzi ha emarginato coloro i quali per decenni hanno fatto il bello ed il cattivo tempo nella sinistra, dalla nomina dell’ultimo segretario di circolo fino alle nomine degli amministratori delegati delle grandi aziende statali e dei membri nei Consigli di amministrazione.

In questo campo Renzi è stato una valanga. E gli interessi colpiti stanno reagendo. Ed al referendum hanno dato vita ad una accozzaglia per impedire che andasse avanti il cambiamento e fosse dato un colpo forte alla giovane classe dirigente renziana. E ci sono riusciti.

Ha vinto il NO. Con il SI poteva esserci tutta un'altra storia. Ma, dicono, gli elettori hanno sempre ragione. Ed è giusto dirlo. Anche se, per onestà intellettuale va detto sempre, anche quando per 20 anni gli elettori italiani votavano per Berlusconi o quando, nella prima Repubblica, per 50 anni, hanno sempre premiato quel partito Stato che era la grande Democrazia Cristiana.

Non è che il popolo ha sempre ragione solo quando dà ragione a quello che pensiamo noi.

Letto 5842

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Enzo Puro

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Aggiornato al 25 feb 2017

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