Perché la Riforma Renzi/Boschi non indebolisce ma rafforza la Democrazia italiana

Un elenco spassionato ed oggettivo dei motivi per cui la Riforma Costituzionale è un forte ricostituente democratico per il nostro paese. I pericoli per la Democrazia vengono oggi soprattutto dalla incapacità di decidere. Il terreno di gioco da trent’anni a questa parte è cambiato e la sinistra non se ne è accorta

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Perché la Riforma Renzi/Boschi non indebolisce ma rafforza la Democrazia italiana

E’ difficile stare dietro alle infinite falsità che vengono dette dal fronte del NO sulla Riforma Costituzionale approvata con ben 6 letture dai due rami del Parlamento, passata attraverso le trappole di milioni e milioni di emendamenti, modificata in 120 punti rispetto alla ipotesi iniziale.

Ma l’obiezione che fa più male ed è forse la più falsa di tutte è quella che dice che è una Riforma che straccia la Costituzione, la cambia in senso autoritario e soprattutto, nel combinato disposto con l’Italicum, consegna tutto il potere senza contrappesi a chi vince le elezioni.

Massimo D’Alema si spinge a dire addirittura che era meglio e più democratica la Riforma voluta da Berlusconi e poi bocciata dal referendum.

Autorevoli costituzionalisti, certamente non inferiori a Zagrebelsky e D’Alema, hanno risposto su questo e sugli altri punti; lo ha fatto Sabino Cassese QUI  e lo ha fatto Luciano Violante QUI .

Proverò, per quel che io ho capito, a sintetizzare le ragioni per cui non è assolutamente vero che la Riforma Costituzionale è un attentato alla Democrazia e uno sfregio alla Costituzione più bella del mondo. (E per farlo non bisogna certo essere un Costituzionalista, basta usare il cervello).

Chi dice ad esempio, come fa D’Alema, che era meglio la Riforma di Berlusconi bocciata dal referendum finge di non sapere che quella riforma incideva subdolamente sulle regole del sistema Parlamentare con una torsione verso un premierato fortissimo ed una diminuzione del ruolo del Parlamento.

In quella Riforma il “premierato forte” si aveva con un presidente del Consiglio scelto direttamentealle elezioni che si sarebbe insediato immediatamente, senza bisogno di chiedere la fiducia alla Camera. E soprattutto attraverso l’attribuzione al Presidente del Consiglio del potere di sciogliere le camere rendendo complicato sfiduciarlo: in sostanza, far cadere il governo avrebbe comportato quasi in ogni caso nuove elezioni dando così un potere enorme in mano al premier.

Il Presidente della Repubblica sarebbe stato spogliato di quasi tutti i suoi poteri e sarebbe rimasto una figura soltanto cerimoniale. 

La riforma prevedeva anche una modifica alla composizione della Corte Costituzionale, dove i membri nominati dalla magistratura e dal presidente della Repubblica sarebbero diminuiti a favore di quelli di nomina politica.

Contrariamente alla riforma Berlusconi (tanto vantata da D’Alema) la Riforma Renzi/Boschi non modifica alcuna disposizione costituzionale relativa al Presidente del Consiglio. Non modifica le procedure attuali di nomina, non modifica i suoi poteri, lascia intatti gli attuali poteri del Presidente della Repubblica.

I fautori del NO gridano però al pericolo per la Democrazia dicendo che con la Riforma vengono meno gli istituti di garanzia.

Basta leggere il testo integrale della Riforma (lo potete fare QUI ) per rendersi conto che non è così.

La Riforma infatti lascia intatte le modalità di elezione da parte del Parlamento di quelli che sono organi terzi e di garanzia quali il CSM e la Corte Costituzionale.

E per il Presidente della Repubblica rende necessario il quorum dei 3/5 dei votanti nelle ultime votazioni (oggi bastava la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto). Con il quorum dei 3/5 nessun Presidente della Repubblica potrà più essere eletto senza il consenso di parte delle opposizioni (altro che uomo solo al comando!!!).

A meno che i fautori del NO pensino che il Senato come lo abbiamo conosciuto abbia una funzione di garanzia e non una funzione legislativa al pari della Camera dei deputati.

Chi pensa questo e cioè al Senato come contrappeso alla maggioranza ottenuta alla Camera ragiona come ragionarono Berlusconi e Calderoli quando, avendo capito che Prodi avrebbe vinto le elezioni, cambiarono a pochi mesi dalle elezioni politiche del 2006 il sistema elettorale inventandosi il Porcellum in modo da diversificare la maggioranza tra i due rami e rendere dura la vita al nuovo governo. Cosa che avvenne avendo l’Unione al Senato, grazie al porcellum, una maggioranza risicatissima.

I contrappesi e gli organi di garanzia sono altri e, basta leggere la Riforma, per capire che essi non vengono toccati.

Non c’è nessun attacco alla Democrazia che invece nella Riforma viene potenziata con modifiche intelligenti alle procedure dei Referendum abrogativi e delle leggi di iniziativa popolare e con l’introduzione della possibilità del referendum propositivo che finora la Carta non prevedeva.

Viene innanzitutto modificato il sistema del quorum se si raccolgono 800.000 firme. Il quorum diventa mobile e si calcola sugli elettori andati al voto alle ultime elezioni politiche (con questo sistema probabilmente il referendum sulle trivelle sarebbe stato valido). Naturalmente restano le 500.000 firme nel cui caso il quorum rimane come è adesso.

Si rende poi obbligatorio l’esame parlamentare delle leggi di iniziativa popolare ed in cambio si elevano le firme a 150.000. Una legge ordinaria dovrà fissare le modalità per l’attuazione di questa previsione costituzionale che in quanto tale diventa inderogabile.

Ed una legge ordinaria dovrà, obbligatoriamente, inverare e rendere possibile il referendum propositivo.

Qualcuno ha polemizzato stoltamente sul rimando alla legge ordinaria delle due ultime novità dimenticando che la Costituzione stabilisce principi ed ordinamenti e che poi, nel rispetto della norma costituzionale, è il Parlamento a rendere operativi (fu così per la costituzione delle Regioni istituite solo nei primissimi anni 70 e fu così per la istituzione della Corte Costituzionale che fu istituita solo nel 1955).

A questo punto del ragionamento i sostenitori del NO tirano fuori l’asso nella manica. Tirano fuori cioè il famoso combinato disposto tra Italicum e Riforma Costituzionale. E secondo loro è questo combinato disposto che rischia di equiparare la democrazia italiana a quella ungherese di Orban o a quella Turca di Erdogan.

Perché fa fico dire Renzi/Boschi come Orban o Erdogan. A molti viene una eiaculazione intellettuale che li esalta.

Ma anche qui basterebbe ragionare con pacatezza.

Vedremo se dopo la vittoria del SI il Governo ed il Parlamento metteranno mano all’Italicum e se lo faranno (su questo tema non c’è nessuna maggioranza univoca in Parlamento) quali cose cambieranno.

Ma restiamo all’Italicum così com’è e che per me è una buona legge.

E ragionare con pacatezza significa sapere che una legge elettorale la si cambia con una semplice maggioranza parlamentare e non c’entra nulla con la riforma della Costituzione (che ha un percorso complicato voluto giustamente dai Costituenti).

Questo per dire che l’impalcatura della nuova Costituzione non può essere giudicata in rapporto alla legge elettorale vigente.

La Costituzione tra l’altro non può essere sottoposta a referendum abrogativo mentre una legge elettorale lo può essere.

E se si ritiene che l’Italicum sia una legge pericolosa si raccolga oltre 800.000 firme tra i cittadini italiani incazzati e si vada al referendum abrogativo (proprio grazie alla riforma se raccolgono oltre 800.000 firme il quorum si abbassa).

Comunque io penso che anche così com’è l’Italicum non è un pericolo per la democrazia e non consegna ai vincitori delle elezioni nessun potere assoluto.

Innanzitutto questo terribile premio di maggioranza è di soli 23 parlamentari (molto inferiore a quello possibile sia con il Mattarellum che con il Porcellum).

E siccome chi vince le elezioni su 340 parlamentari ne avrà ben 240 eletti con le preferenze e non indicati è evidente che, in un partito pluralista e dove si discute, 23 dissenzienti possono sempre uscire fuori su questa o quella legge.

Figuriamoci sulla elezione del Presidente della Repubblica, il più alto organo di garanzia che tra l’altro la Riforma non tocca nei suoi poteri e nelle sue prerogative!!

Per l’elezione del capo dello Stato tra l’altro il quorum necessario alla fine è stato rafforzato e portato, nell’ultima fase, ai 3/5 dei partecipanti al voto.

E i 3/5 significano 435 grandi elettori ben 95 elettori in più rispetto ai 340 di maggioranza della Camera (di cui in ogni caso bisogna avere la compattezza non sempre possibile come nei casi di Marini e Prodi ai tempi di Bersani).

La composizione dei grandi elettori del Senato (che sono 100) sarà sempre frastagliata e mutevole dipendente dalla evoluzione che di volta involta ci saranno nei Consigli regionali e dal numero di grandi elettori che i Consigli Regionali assegneranno alle opposizioni.

Questo vuol dire semplicemente che anche con l’Italicum chi vince alle elezioni non potrà eleggersi da solo il Capo dello Stato (cosa invece attualmente possibile, vedi elezioni di Mattarella).

Per il CSM e la Corte Costituzionale nulla cambia nei quorum necessari e si continuerà come adesso nelle lunghe maratone per eleggerne i membri essendo necessaria una maggioranza superiore ai 340.

Nel fronte del No le motivazioni sono variegate e diverse come variegata e diversa è la sua composizione, dai centri sociali a Casapound, da Brunetta a Landini, da Berlusconi all’ANPI, da D’Alema a Cirino Pomicino da Salvini a Grillo a Bossi, da SEL a Fratelli d’Italia.

Sono contro la Riforma ma non li unisce alcuna idea comune su un'altra riforma possibile, ognuno ha le sue idee inconciliabile con quelle di molti altri.

A me dispiace soltanto la presa di posizione di qualche compagno di sinistra a cui dico che sarebbe ora che a sinistra ci liberassimo dal complesso del tiranno, quel complesso che ebbe giustamente una generazione che usciva da una tirannia vera e che oggi non ha più motivo di esistere.

Perché tra l’altro oggi i tempi sono cambiati.

Oggi i pericoli per la Democrazia vengono dalla incapacità dei sistemi politici di decidere e quindi riuscire a rafforzare, salvaguardando contrappesi e ruolo delle minoranze, la capacità di decisione e la stabilità di governo è certamente un antidoto contro avventure antidemocratiche.

Ed a sinistra si deve comprendere che la globalizzazione, negli ultimi 30 anni, è stata una mossa del cavallo che haribaltato le antiche certezze e ha messo in crisi, liquefacendolo e rendendolo incapace di decidere, (e questo proprio nel momento in cui la sinistra si era innamorata dello Stato), quello stesso Stato che fino a qualche decennio prima certa sinistra voleva abbattere e considerava il cane da guardia del capitalismo.

E ripropongo qui, l’ho fatto tante volte e lo rifarò spesso perché vi trovo una verità ineludibile, le parole di Franco Cassano:

I mutamenti dello scenario internazionale nell’epoca della globalizzazione impongano un passaggio nella direzione suggerita dall’Italicum.

Tutti i maggiori studiosi, in prima fila quelli più radicali e di sinistra, sottolineano come oggi lo Stato nazionale e quindi la sede privilegiata delle decisioni politiche si sia drasticamente indebolito e sia stato scavalcato continuamente dal prepotere del capitale finanziario, dei grandi interessi transnazionali dalle multinazionali fino alla burocrazia di Bruxelles.

In un quadro come questo una politica debole, paralizzata da mille spinte centrifughe e dalla rincorsa a continue mediazioni, incapace di decidere, lascia spazi immensi all’iniziativa di soggetti, come quelli che ricordavo, che non rispondono a nessun mandato democratico. Pertanto ogni passo che va nella direzione di aumentare la capacità di decisione politica del sistema non è un attacco alla democrazia, ma esattamente l’opposto, lo strumento per far entrare nel mondo dei decisori globali anche le decisioni prese dallo StatoE devo dire che trovo strano che lasinistra del Pd, anche dimenticando una parte della propria storia, non sembri sensibile a questo argomento, che per me è cruciale”.

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Enzo Puro

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Aggiornato al 25 feb 2017

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