Rosso un cuore in petto c’è fiorito

Tutto il popolo ringrazia la sinistra con la schiena dritta. Sono pagine di storia al cui confronto “I dieci giorni che sconvolsero il mondo” di John Reed sembra un romanzetto d’appendice

Letto 1960
Rosso un cuore in petto c’è fiorito

In questi giorni di menzogne ed inganni, è giunto il momento di ringraziare sinceramente i nostri leader della sinistra con la schiena dritta, che non si sono mai piegati ai diktat della Troika.

Chi di noi non ha ancora un fremito ripensando a quel giorno, quando Bersani, soprannominato il Che di Bettola, con piglio risoluto lanciò il referendum per chiedere agli italiani se volevano il pareggio di bilancio in Costituzione, spiegando loro che una simile scelta avrebbe significato un cappio al collo per le future dieci generazioni.

E come non emozionarsi quando, forte del risultato referendario, Mario Monti, con il sostegno del Parlamento unito, rispedì al mittente la lettera della BCE, dicendo che non se ne faceva niente, perché gli italiani orgogliosamente avevano detto no ad altri sacrifici.

E come possiamo dimenticare il coro di Bella Ciao che sorse spontaneo quando il Senato pose la fiducia con 257 sì sulla manovra finanziaria di 40 miliardi che avrebbe innalzato le pensioni minime ad un livello dignitoso, istituito il reddito minimo di cittadinanza, e finanziato risorse per creare milioni di posti di lavoro.

Quale giubilo ci invase quando i sindacati uniti proclamarono ben mezz’ora di sciopero contro la Legge Fornero, cui seguirono manifestazioni di piazza imponenti, mentre Stefano Fassina arringava la folle e Gianni Cuperlo invitava gli operai addetti alla manutenzione dell’altoforno dell’ILVA di Taranto a leggere i suoi libri.

E, infine, come non considerare una pietra miliare della grande sinistra italiana, quella narrazione vendoliana, ormai recitata a memoria dai fanciulli nelle scuole e dai nostri padri nelle piazze, che ha costretto il compagno Nichi a fondare ben tre partiti di sinistra, non essendo più possibile contenere iscritti e simpatizzanti in una sola formazione politica.

E, obiettivamente, ci sembra giusto ringraziare anche Berlusconi che, mentre la perfida Merkel cincischiava di austerity, impegnava le proprie risorse per aiutare decine di orfanelle, di cui molte extra-comunitarie, per riscattarle dalla loro condizione di fame e miseria. Così come non possiamo non ammirare la compostezza con cui accolse la legge sul conflitto di interessi che sempre la sinistra pose come un macigno per fermare la subdola avanzata elettorale delle forze reazionarie.

Un cuore rosso in petto c’è fiorito quando la sinistra italiana ha dimostrato con fierezza che l’Unione Europea a guida franco-tedesca era ormai giunta al capolinea. Che un nuovo glorioso futuro aspettava tutti i popoli europei. Che non avremmo mai appoggiato una missione militare in Libia. Che avremmo fatto valere le nostre ragioni di gente onesta e lavoratrice, guidata da una classe politica competente, irreprensibile e incorruttibile.

Senza il vostro nobile esempio mai Alexis Tsipras avrebbe trovato il coraggio. Ed è un grande onore per le masse afflitte vedere il premier greco ripercorrere le vostre orme.

Cosa vuole insegnare, oggi, il pavido Renzi alla sinistra vera? Quale altra sinistra al mondo è capace di rilasciare fino a venti dichiarazioni indignate al giorno, organizzare centinaia di convegni al mese, fondare decine di partiti all’anno, riuscendo a trovare pure il tempo per fare un biglietto aereo per Atene, perché la rivoluzione non si ferma di fronte a nulla?

Tutte le masse diseredate vi ringraziano. Ai posteri lascerete in eredità gloriose pagine di storia al cui confronto “I dieci giorni che sconvolsero il mondo” di John Reed sembrerà un insipido romanzetto d’appendice per signorine sfaccendate.

Grazie, grazie, grazie, mille volte grazie per quanto avete fatto. Finalmente, grazie a voi siamo pronti alla lotta finale e domani l’Internazionale ci rappresenterà.

064 Dati social all'8 febbraio 2016


Letto 1960

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Bianca La Rocca

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Aggiornato al 25 feb 2017

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