Il momento complicato del governo Renzi. Perché essere ottimisti

Enzo Puro in questo articolo spiega a quali condizioni il momento difficile che sta attraversando il PD ed il governo Renzi possa essere superato. I dati Istat sulla fiducia, un ruolo propulsore in Europa, la pulizia nel Partito, l’accelerazione nell’approvare le riforme. L’inessenzialità dei fuoriusciti

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Il momento complicato del governo Renzi. Perché essere ottimisti

Le ultime rilevazioni Istat rilevano che sale la fiducia di consumatori e imprese italiani.

Siamo al livello più elevato dal giugno 2008, l’anno dello scoppio della crisi.

Segnali positivi vengono da tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori, ma le variazioni più marcate le mostrano il clima economico e quello futuro.

Migliorano anche i giudizi e le attese dei consumatori sull'attuale situazione economica del Paese e c’è più fiducia di trovare un lavoro.

Riguardo le imprese, crescono tutti i climi di fiducia: quello delle costruzioni quello dei servizi di mercato, quello del commercio al dettaglio e, in maniera più lieve, quello del settore manifatturiero.

Questi dati molto buoni cadono nel periodo più difficile per il Governo Renzi e per la sua politica di riforme.

I casini dentro il PD ma soprattutto la capacità delle destre di spostare l’attenzione sui temi securitari tengono Renzi ed il PD sulla corda.

Io credo che sia un periodo passeggero a condizione che il governo acceleri e completi il ciclo di riforme che ha messo in cantiere senza farsi trascinare nella palude e che riesca a sostenere e ad alimentare la fiducia che sembra sia tornata a buoni livelli come ci dicono le rilevazioni dell’Istat. Sostenere ed alimentare la fiducia di consumatori ed imprese attraverso l’incremento del potere di acquisto, nuove liberalizzazioni per creare concorrenza e riducendo in maniera ragionata la pressione fiscale.

Per superare questo periodo difficile del governo Renzi è necessario poi alzare la voce in Europa. L’aver fatto le riforme ci mette in una posizione di forza rispetto agli altri paesi europei dai quali non ci presentiamo più con il cappello in mano consapevoli dei nostri difetti e timorosi delle nostre marachelle.

E Matteo Renzi ha cominciato a farlo.

L’altra notte è stato durissimo durante il Consiglio Europeo che ha discusso di quote dei migranti. Ha usato espressioni di una durezza inusitata che prima di lui nessun premier italiano si era potuto permettere.

"Se non siete d'accordo sulla distribuzione dei 40mila migranti non siete degni di chiamarvi Europa. Se questa è la vostra idea d'Europa, tenetevela. O c'è solidarietà, o non fateci perdere tempo. Mi emoziono davanti all'Europa. Sono figlio di questa storia. Mi emoziono pensando che domani sarà qui Delors, ma non accetterò mai che questa discussione sia così meschina e egoista. Abbiamo fondato l'Europa perché avevano ideali. Non accettiamo nessuna concessione: o fate un gesto anche simbolico oppure non preoccupatevi: L'Italia può permettersi di fare da sola. E' l'Europa che non può permetterselo. Ho pianto per il muro di Berlino, ho pianto per Srebrenica. Credo in un ideale. Non accetterò mai un compromesso al ribasso".

E dovrà farlo ancora, e sono sicuro che lo farà, sulle questioni economiche.

I Democratici non si devono fare abbattere dagli slogan qualunquistici e populistici dei grillini, dalle punture di spillo di pippetto il possibilista, dagli slogan catastrofistici dei Cobas della scuola e della FLC CGIL e dagli sviluppi delle indagini giudiziarie che, al netto della vergognosa offensiva mediatica che ha acceso il ventilatore per schizzare merda su tutto e tutti, se condotte in modo serio e rigoroso, come sta avvenendo a Roma per merito del procuratore Pignatone, possono aiutare il PD a migliorarsi espellendo alcune brutte tossine incorporate (dico sempre che un albero per crescere più rigoglioso deve essere potato regolarmente).

I Democratici devono sapere che il loro Partito sta guidando una difficilissima operazione di rinnovamento del paese mai tentata prima, neanche ai tempi dell’Ulivo, una operazione che farà ricordare questo Parlamento (nato da un rigore a porta vuota sbagliato dall’omino farfugliante di Bettola) come il Parlamento che più ha riformato seriamente nella storia degli ultimi 30 anni del nostro paese.

Se si guarda avanti e si accelera i consensi arriveranno.

Mi dispiacciono ma non mi preoccupano le fuoriuscite. Chi esce sono brave persone con un capitale intellettuale ormai esaurito che non possono essere lievito di nulla. E che ripetono slogan triti e ritriti tipici di un frazionismo che è la malattia infantile della sinistra storica.

061 Dati social all'8 febbraio 2016


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Enzo Puro

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Aggiornato al 25 feb 2017

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