La Consulta fa i conti senza l’oste

Il provvedimento Salva Italia fu salvifico per la tenuta del Paese, e ci permette oggi di poter affermare di essere fuori dalla crisi e di essere in grado di agganciare la ripresa economica

Letto 1110
La Consulta fa i conti senza l’oste

Paradossalmente, in questi ultimi giorni il dibattito si è concentrato su due tematiche apparentemente agli antipodi, da una parte i giovani e il loro futuro con il DDL la Buona Scuola, dall’altro gli anziani e le loro pensioni, dopo la bocciatura da parte della Consulta contro la norma Salva Italia che ha congelato l’adeguamento degli assegni pensionistici al costo della vita per le pensioni medio-alte (da ca. 1.500 euro lordi in su).

Un paradosso solo apparente, perché entrambi i temi riguardano le condizioni in cui versa il Paese dopo oltre venti anni di politiche economiche e finanziarie inesistenti o sbagliate, di mancate riforme, di investimenti produttivi. Un Paese dalle mille potenzialità, mortificato da piccoli e grandi privilegi e da rendite di posizione.

Sul primo tema molto è stato detto e precisato, Il DDL è stato approvato alla Camera e, tra qualche settimana, passerà al Senato. Sul secondo il dibattito è ancora aperto e c’è già qualcuno che prevede ulteriori ricorsi dopo la decisione del Consiglio dei Ministri che consente di risarcire parte della mancata indicizzazione a circa tre milioni e settecentomila pensionati con redditi fino a 3.200 euro lordi, lasciando fuori altri 650.000 con pensioni superiori.

Difficile capire oggi come andrà a finire, anche se tutto fa pensare che altri ricorsi sarebbero respinti e per il semplice motivo che la Consulta è chiamata a pronunciarsi su problemi di costituzionalità, ma non può obbligare alla restituzione totale delle cifre e non può non tenere conto dell’art. 81 della Costituzione che afferma: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte” (il cosiddetto pareggio di bilancio), ed infatti, la stessa Consulta invita ad intervenire sul tema sottolineando che la bocciatura riguarda essenzialmente “proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico” e “induce a ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità”.

Nulla di più, nulla di meno.

Naturalmente, oggi, tutti pensano di alzare la voce per rivendicare un diritto che sarebbe stato scippato in malo modo ai pensionati. In realtà, quando la norma fu approvata il Governo, presieduto da Mario Monti, non aveva molta scelta. Eravamo sull’orlo di una crisi di liquidità, il default era alle porte e se non si fosse intervenuti anche drasticamente anche in Italia sarebbe arrivata la famigerata Troika, con tutte le conseguenze del caso.

Quel provvedimento, in una Finanziaria che non risparmiò nessuno, fu salvifico per la tenuta del Paese, e ci permette oggi di poter affermare, a differenza ad esempio della Grecia, di essere fuori dalla crisi e di essere in grado di agganciare la ripresa economica. Insomma, in questo caso, sembra proprio che la Consulta abbia fatto i conti senza l’oste. E non sono del tutto fuori luogo le critiche di chi vede una posizione politica nella sentenza.

Il Governo ha agito bene. Risarcirà parte delle perdite alle pensioni più basse, anche se bisogna ammettere con una certa amarezza che era meglio se i circa due miliardi necessari fossero stati erogati a categorie più svantaggiate, magari a quegli 11.500.000 di pensionati che, è proprio il caso di dirlo, sopravvivono con importi inferiori a 750 euro.

Rimangono, perché non inerenti alla Sentenza, tutte aperte le questioni dei ricchi vitalizi, delle pensioni d’oro, del cumulo pensionistico, e dei diversi regimi contributivi e retributivi, su cui sarà il caso di intervenire con soluzioni più eque e definitive.

Naturalmente, anche in questo caso, non sono mancate urla e strepiti da parte delle opposizioni. Il più delle volte con richieste ridicole e irragionevoli, tipo andare incontro alla procedura di infrazione (che comporterebbe automaticamente altre sanzioni da parte dell’UE), o come ha fatto il M5S chiedendo prepotentemente il pagamento fino all’ultimo centesimo anche per le pensioni superiori ai 3.200 euro, contraddicendo il proprio programma che sbandiera come misura di equità una pensione massima non superiore al doppio della pensione minima, (ovvero, oggi, di circa 450 euro) ed indipendentemente dai contributi versati. In fondo, in linea con i 780 euro di reddito di cittadinanza a tutti e senza dover affaticarsi a cercare un lavoro.

040 Dati social all'8 febbraio 2016


Letto 1110

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Bianca La Rocca

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Aggiornato al 25 feb 2017

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