Professor De Mauro, da lei mi aspettavo di più.

Enzo Puro ribatte ad un articolo del Professor Tullio De Mauro, esimio linguista ed ex ministro della pubblica istruzione.

Letto 1865
Professor De Mauro, da lei mi aspettavo di più.

Ho un grande rispetto e stima per il professor Tullio De Mauro, insigne linguista ed anche ex ministro della pubblica istruzione.

E’ grazie a lui ed agli esami di Filosofia del Linguaggio, ben tre, che feci alla Sapienza in anni ormai lontani, che ho conosciuto De Saussure, Hiemselv, Jacobson, Prieto e soprattutto è grazie a lui che ho letto e studiato le ricerche filosofiche di Wittgenstein.

Questo rispetto e questa stima non mi impediscono però di dire che un suo recente articolo sull’Internazionale contro il DDL della buona scuola non mi ha convinto per nulla.

Innanzitutto è un piccolo saggio su ciò che è stata e che deve essere la scuola pubblica, con citazioni sacrosante di Calamandrei e Don Lorenzo Milani. Nulla da eccepire. Sono riferimenti che condivido e che sicuramente fanno parte di un nostro modo (dico di noi di sinistra) di concepire il ruolo della Scuola.

E sono affermazioni di principio, molto generali che a mio avviso non entrano per nulla in contraddizione con il DDL sulla buona scuola in discussione oggi in Parlamento e che tanti animi ha acceso, soprattutto tra gli insegnanti.

Quindi per ¾ un bell’articolo, buono per una lectio magistralis.

De Mauro poi, annegate in questo affascinante e sacrosanto riepilogo di cosa deve e cosa dovrebbe essere la scuola pubblica, ci spiega che a suo avviso la gravità del DDL starebbe più nelle cose che omette che in quelle che dice. E da studioso delle lingue e più in generale dei segni (da lui ho imparato la prossemica, la comunicazione attraverso la postura dei corpi tra due persone) ci spiega che “un testo ci parla di un argomento non solo con quel che ci dice in esplicito, ma anche con quel che ne tace”.

Quando si passa alla elencazione di questi 3 silenzi (accompagnati da una dottissima trattazione) devo dire che rimango particolarmente deluso.

Il primo silenzio sarebbe il silenzio (nel DDL, cioè in una legge!!) sul riconoscimento di ciò che la scuola ha fatto e fa.

E come si traduce tutto ciò in articolato di legge? Naturalmente De Mauro non lo dice. Compie un lungo excursus in cui ci racconta come nacque una scuola moderna che ha portato all’alfabetizzazione un paese contadino trasformatosi poi in industriale. E si ferma lì.

Il tema non credo che sia da riforma della scuola, è più un tema per convegni, quei convegni in cui l’intellighentia di sinistra è specializzata.

L’unico modo che un disegno di legge ha di compiere un riconoscimento di ciò che la scuola ha fatto è di rafforzarla, di correggere le cose sbagliate fatte negli ultimi vent’anni dai governi di centrodestra, di puntare sul potenziamento della autonomia per sganciarla dalla burocrazia ministeriale, di aumentare il numero degli insegnanti, di provvedere alla loro formazione permanente, di tentare di invertire la rotta in tema di investimenti nella edilizia scolastica.

Tutte cose che il DDL fa insieme a tante altre che vanno nella direzione del potenziamento della scuola pubblica. E da un fine intellettuale quale è lei, non ci aspettavamo il tono comiziante di questa frase “Questa è la scuola cui, senza conoscerla, voi volete mettere mano. Il vostro silenzio su ciò che la scuola ha saputo e sa fare fa temere che il vostro metter mano sia un manomettere."

No professor De Mauro, mio maestro, non è come dice lei. Non c’è nessuna omissione. Tutto il Ddl è ispirato da un amore profondo per la scuola italiana e dalla intenzione di correggere alcuni suoi macroscopici difetti (perché difetti ci sono).

Il secondo silenzio starebbe nel fatto che il DDL ometterebbe il richiamo alla sua natura di delicato, essenziale organo costituzionale.

E questa affermazione apodittica viene anch’essa annegata in un mare di analisi, sacrosante e tutte da sottoscrivere, sul ruolo della scuola pubblica all’interno della Carta Costituzionale.

Anche qui non si capisce cosa vuol dire questa affermazione e soprattutto come essa possa trasformarsi in articolato legislativo. Io conosco solo un modo e cioè che la legge deve rispettare la Costituzione, Il Parlamento ha rigettato le pregiudiziali di incostituzionalità. Se il Professor De Mauro ritiene che essa abbia degli effetti di incostituzionalità presenti ricorso all’alta corte.

Io, leggendo l’articolato del DDL scuola, penso che (per usare i 3 punti costituzionali che lei ritiene a ragione fondamentali):

1) la scuola resta aperta a tutti, anzi prevede espressamente all’artico 2 “l’alfabetizzazione ed il perfezionamento della lingua italiana per gli alunni stranieri, anche mediante l’attivazione di corsi opzionali di lingua e la dotazione di laboratori linguistici anche in rete”, così come prevede un potenziamento dell’istruzione in carcere e prevede all’articolo 21 comma e) una legge delega “al fine dell’adeguamento, della semplificazione e del riordino del diritto all’istruzione ed alla formazione degli alunni e degli studenti con disabilitò e bisogni educativi speciali (BES)”.

Per non parlare della legge delega per rendere effettivo il diritto allo studio prevista sempre dall’articolo 21 comma l).

2) la scuola resta obbligatoria e gratuita almeno per otto anni.

3) il Ddl potenzia, con l’assunzione di 160.000 insegnanti e prevedendo altri concorsi per gli anni successivi le scuole pubbliche di ogni ordine e grado e prevede gli interventi a tutela dei più fragili che ho elencato al punto precedente.

Anche qui caro Professore nessun silenzio e nessuna omissione.

Il terzo silenzio riguarda un tema assai caro da sempre a Tullio De Mauro ed è l’educazione per gli adulti.

Effettivamente questo tema non c’è. Non so da cosa dipenda la sua mancanza. Conosco però Maria Coscia, la relatrice alla Camera della legge e ricordo che questo tema le era caro durante la sua attività di Assessore alla scuola al Comune di Roma. Invece di lanciare strali credo che su questo tema il Parlamento possa, se è necessario e lo ritiene utile, intervenire.

Alla fine della fiera le tre obiezioni si sgonfiano.

Resta un bellissimo excursus storico ed alcune azzeccate riflessioni generali sul ruolo della scuola pubblica. Nulla di piu’.

Capisco che Matteo Renzi non gli sia simpatico ma il professor De Mauro poteva darci di più.

039 Dati social all'8 febbraio 2016


Letto 1865

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Enzo Puro

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Aggiornato al 25 feb 2017

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