Sono invecchiato aspettando il cambiamento. Non posso perdere questa occasione e voto SI

Non bisogna farsi incantare dalla perfide sirene; questa riforma va nella giusta direzione. Sia mio padre che mio nonno avrebbero votato SI

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Sono invecchiato aspettando il cambiamento. Non posso perdere questa occasione e voto SI

Ero poco più di un bambino, sentivo i discorsi dei grandi: i politici sono tanti, pensano solo ai loro interessi, per avere un permesso ci vuole la raccomandazione, ecc. ecc.

Il dopo cena, a quei tempi c’era poca tv, era dedicato alla critica politica e ai problemi burocratici.

Le feste erano occasione per allargare la discussione e a scambiarsi esperienze con gli amici. Il tema era sempre quello: la distanza della politica dalla gente ed il peso della burocrazia.

Le file al comune, o all’Inps, o in qualsiasi altro ufficio pubblico; le risposte mancate della P.A., i tempi lunghi di approvazione di una legge attesa, la scarsa viabilità, l’assistenza sanitaria, i ticket, la scarsa qualità dei servizi in genere, ecc. ecc.

Negli anni “70 furono istituite le regioni; naturalmente il commento diffuso era: altre poltrone.

In Italia viene stimato che ci siano almeno 1,2 milioni di persone che vivono di politica; una enormità. Ancora di più se teniamo conto del costume italico, di come funziona il consenso, clientele, clientele e clientele. Quindi se ognuno di questi politici ha una sua rete di clientele, la competizione se ne va a benedire. Tutti penseranno che non serve migliorarsi per meglio competere, perché basterà legarsi al carro di un politico.

Del resto vediamo in questi mesi che anche il cosiddetto nuovo del M5S non si sottrae a questa regola; Di Maio e Fico hanno piazzato all’interno del movimento, con incarichi vari, le loro rispettive fidanzate. La Lezzi ha assunto come suo portaborse la figlia del suo compagno. Al comune di Roma la Raggi ha sistemato un po’ la famiglia e amici fra staff e giunta, dicono che i collaboratori devono essere persone fidate. Per non parlare delle amministrazioni periferiche che sfuggono più facilmente all’attenzione.

Sono diventato adulto, mi sono ritrovato a fare, con mio padre, le stesse considerazioni che faceva mio nonno (che non c’è più) con lui. E’ passato ancora tempo, ho perso mio padre, sono io che racconto a mia figlia la storia della politica italiana, e lei mi racconta le sue difficoltà giornaliere nel vivere in un Paese in ritardo.

E’ arrivato il rottamatore, il fiorentino parolaio, in realtà è arrivato un uomo pragmatico (necessario per affrontare i problemi reali) che stretto fra l’austerity di Bruxelles, un Paese che viene da 8 anni di recessione e la necessità di spingere sulla crescita, è riuscito a far approvare dal parlamento una riforma costituzionale che sia mio nonno che mio padre avrebbero sicuramente sottoscritto.

- Le province, che nel frattempo sono state svuotate con legge ordinaria, con questa riforma vengono definitivamente cancellate dalla costituzione. Vengono cancellate in un sol colpo più di 3.300 poltrone e relative potenziali clientele e costi.

- Eliminando il Senato, e quindi altre 315 poltrone, si elimina il bicameralismo paritario. Causa di lungaggini nell’approvazione delle leggi. Si recupera efficienza legislativa, necessaria in un mondo globalizzato e sempre più competitivo.

- Viene rivisto l’articolo V della costituzione che regola le competenze fra Stato e Regioni; In tal modo si recupera efficienza nel campo delle opere e dei trasporti.

- Viene poi abolito il CNEL che si è dimostrato semplicemente un poltronificio per politici e sindacalisti trombati.

Basterà questa riforma costituzionale a rimettere in carreggiata l’Italia? Certamente NO.

Però, l’approvazione di questa riforma getta le basi, combinata con una legge elettorale che favorisce la governabilità, per procedere, senza esitazioni, alle ulteriori necessarie riforme per rendere finalmente questo Paese moderno ed in grado di competere ad armi pari in un modo globale.

I posti di lavoro si creano con la crescita, e per crescere bisogna essere competitivi; non serve chiudersi e sperare sempre che a risolvere tutto debba essere lo Stato assistenziale. Quanto potrebbe durare?

Bisogna attrezzarsi e vivere la nuova stagione guardando avanti senza girarsi indietro. Questa riforma va nella giusta direzione.

Non voglio pensare che quando il popolo sarà chiamato ad esprimersi su questa riforma possa respingerla; non posso pensare che chi, come mio nonno e mio padre, ha aspettato per mezzo secolo questi cambiamenti, ora che gli vengono serviti su un piatto d’argento li rifiuti perché incantato da perfide sirene.

Non voglio pensare che i miei figli ed ancora i miei nipoti si ritrovino a fare gli stessi discorsi fatti da mio padre e prima da mio nonno per altri 50 anni.

Non voglio pensare che gli italiani sbaglino il rigore concesso all’ultimo minuto del secondo tempo.

Non può essere, gli italiani il rigore lo segneranno, voteranno SI.

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Francesco Coraggio

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Aggiornato al 25 feb 2017

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