Compagno Berlinguer sei come un ravanello, rosso di fuori e bianco nel cervello….

Nessuno vuole arruolare Berlinguer, Ingrao, la Jotti o Terracini tra le fila del SI. Ma nessuno pensi di essere la vestale unica a cui spetta la tutela di una sacra storia. Non può essere Cuperlo ma neanche un ANPI in mano ormai a quei gruppettari, figli politici di chi, come lo stesso Gad Lerner, contro la linea unitaria del PCI ci urlava nelle piazze che “la resistenza è rossa e non è democristiana”

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Compagno Berlinguer sei come un ravanello, rosso di fuori e bianco nel cervello….

Non potendo contrattaccare nel merito della riforma Costituzionale il fronte del NO, soprattutto l’ala sinistra, alza polemiche assurde e senza senso.

Le due polemiche più assurde sono certamente quelle riferite alle opinioni in merito alla riforma dello Stato da parte di antichi dirigenti comunisti e quelle relative alla sovraesposizione dell’ANPI a favore del NO.

L’ex giovane ed intellettualmente avvizzito Cuperlo si inalbera per le citazioni di Berlinguer da parte del fronte del SI e la figlia di Ingrao minaccia addirittura querele (alla faccia dei libertari!!!) a chi riporta le opinioni del padre in materia di riforme Costituzionali.

Nessuno, nel citare quelle opinioni, ha voluto arruolare nel fronte del SI questi giganti della politica.

Si è voluto soltanto rispondere a chi considera la riforma della seconda parte della Costituzione un attentato alla libertà foriero di dittatura e di restrizione della libertà.

E lo si è fatto citando le opinioni di Berlinguer, Ingrao, Jotti e Terracini.

Che non avevano problemi a chiedere la fine del bicameralismo perfetto, bicameralismo che evidentemente non era da loro considerato un contrappeso (i contrappesi erano altri, innanzitutto l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, il ruolo super partes del Presidente della Repubblica, il ruolo del CSM, la funzione legislativa delle Regioni ed oggi soprattutto il ruolo del Parlamento Europeo e di tutte le istituzioni europee che vigilano sui singoli Stati a partire dalla Commissione).

Trovo veramente ridicoli gli urli di Cuperlo che si erige a vestale di una storia che non è certo solo la sua e su cui nessuno gli ha dato l’autorizzazione ad essere l’unico interprete autentico.

Ma – dicono queste vestali custodi del fuoco sacro – è vero che Berlinguer non amava il bicameralismo ma i suoi ragionamenti stavano dentro la protezione di un sistema puramente proporzionale mentre oggi con l’Italicum siamo in pieno sistema maggioritario”.

Questo è vero ma solo in parte.

Perché in quelle dichiarazioni programmatiche di Berlinguer ci sono due questioni che forse sono sfuggite ai più e cioè da un lato la necessità che Berlinguer pone di rafforzare i poteri del Presidente del Consiglio dall’altro la necessità di dare stabilità al sistema politico. Ed i problemi che scaturiscono da queste questioni non possono essere certamente risolte con un sistema elettorale proporzionale. Ma Berlinguer a questo non ci era ancora arrivato. Ci siamo arrivati noi nei primi anni 90 ed è a mio avviso uno sviluppo di quelle intuizioni che in nuce aveva avuto Berlinguer.

E non si dice questo perché si vuole arruolare il leader comunista tra i propagandisti della riforma Costituzionale, lo diciamo per stoppare chi afferma il contrario e cioè che la Riforma Costituzionale Renzi/Boschi sia in contraddizione con la storia del riformismo di sinistra socialista e comunista più avanzato e più serio (le motivazioni della gruppettistica di ieri e di oggi non meritano assolutamente alcun commento).

Ed anche l’argomento di Celeste Ingrao (che addirittura minaccia querele contro il PD) è sbagliato perché dovrebbe sapere che la legge elettorale è una legge ordinaria (in ogni caso sottoposta al vaglio di Costituzionalità da parte dell’alta corte) che può essere modificata con procedura ordinaria e ulteriormente sottoposta a referendum abrogativo (del quale la Riforma così antidemocratica abbassa il quorum se si raccolgono più di 800.000 firme). I suoi argomenti sono davvero poveri e dimostrano che non sempre i figli sono all’altezza dei grandi padri.

Come dice in uno splendido articolo Sabino Cassese (che non è meno emerito di Zagrebelsky) con queste riforme accoppiate all’Italicum la Democrazia non corre alcun pericolo.

Ed io aggiungo che i pericoli per la Democrazia vengono dalla incapacità dei sistemi politici di decidere e quindi il rafforzare, salvaguardando contrappesi e ruolo delle minoranze, la capacità di decisione e la stabilità di governi è certamente un antidoto contro avventure antidemocratiche.

Cuperlo, la Ingrao e tutti quelli che si ergono a vestali di una storia antica riflettessero su queste parole di un uomo di sinistra come il sociologo Franco Cassano che in una recente intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno diceva:

“Tutti i maggiori studiosi, in prima fila quelli più radicali e di sinistra, sottolineano come oggi lo Stato nazionale e quindi la sede privilegiata delle decisioni politiche si sia drasticamente indebolito e sia stato scavalcato continuamente dal prepotere del capitale finanziario, dei grandi interessi transnazionale, dalle multinazionali fino alla burocrazia di Bruxelles.

In un quadro come questo una politica debole, paralizzata da mille spinte centrifughe e dalla rincorsa a continue mediazioni, incapace di decidere, lascia spazi immensi all’iniziativa di soggetti, come quelli che ricordavo, che non rispondono a nessun mandato democratico.

Pertanto ogni passo che va nella direzione di aumentare la capacità di decisione politica del sistema non è un attacco alla democrazia, ma esattamente l’opposto, lo strumento per far entrare nel mondo dei decisori globali anche le decisioni prese dallo Stato.

E devo dire che trovo strano che la sinistra del PD, anche dimenticando una parte della propria storia non sembri sensibile a questo argomento….”

Le polemiche conseguenti poi al pronunciamento ufficiale dell’ANPI per il NO al referendum Costituzionale stanno poi lì a testimoniare come quella gloriosa organizzazione sia finita in mano alla sinistra radicale che la egemonizza culturalmente e la strumentalizza per fini politici. Un ruolo molto lontano da quello avuto da sempre e che puntava a valorizzare l’elemento unitario della lotta partigiana che vide socialisti comunisti cattolici e senza partito lottare insieme contro il fascismo.

Oggi hanno preso in mano l’ANPI quelli che quando eravamo ragazzi ci urlavano in corteo che “la resistenza è rossa e non è democristiana”, in contrapposizione a quella che era invece la linea del PCI e del PSI di unità sui valori della Resistenza con l’intero arco costituzionale e che riconosceva il ruolo importante degli altri sulla base di quelli che erano stati i CLN unitari.

Ormai per questioni anagrafiche i partigiani viventi sono sempre di meno ed è stato un errore dei DS e della ditta lasciare in passato che dentro l’ANPI si infiltrassero a dirigerla dirigenti e militanti di rifondazione e di Sel, largamente minoritari nell’elettorato di sinistra.

E questa deriva l’abbiamo vissuta in diretta il 25 aprile scorso dove la brigata partigiana ebraica è stata espulsa dal corteo celebrativo e dove si sono ascoltati slogan contro gli ebrei tipici delle manifestazioni dei neo-nazisti. Tanto da costringere l’ANED, l’associazione dei deportati nei campi di sterminio, a non partecipare al corteo.

Ed è in questo contesto che la Boschi ha parlato di Partigiani che voteranno Si e quando ha parlato di Partigiani veri non voleva certo riferirsi a quei Partigiani veri che voteranno NO, e di cui conserviamo il massimo rispetto, ma a tutti quelli che, pur iscritti all’ANPI non sono stati certo partigiani, vista l’età.

Voglio chiudere citando le dichiarazioni di Germano Nicolini da Correggio, 97 anni a novembre. Il Corriere della Sera lo ha intervistato e ce lo descrive come un uomo con in corpo ancora tanta energia.

Nicolini fu un “protagonista della Resistenza in Emilia, si guadagnò quel soprannome, “Diavolo”, per una rocambolesca fuga dai nazisti, di cui riuscì ad evitare le raffiche di mitra. Ora è di nuovo in battaglia, schierato convintamente per il Sì al referendum di ottobre”.

Ed ecco le parole lucidamente scolpite con cui Diavolo motiva le ragioni del suo SI alla riforma Costituzionale:

“Noi, ve lo ricordo, abbiamo combattuto per la libertà. Il presidente Smuraglia non lo conosco nemmeno, però sono iscritto all’Anpi dalla fondazione. Mi cacceranno? Non credo. Io ho solo detto che da anziano coerente con i miei valori non posso votare, a ottobre, come CasaPound. Io non sono un ipocrita. Ho avuto una vita drammatica, ma mi sento un italiano vero. Per tanta gente sono ancora “Diavolo”, decorato di medaglia d’argento al valor militare con due ferite riportate in battaglia. Son stati fatti film, libri e canzoni su di me (da Ligabue ai Modena City Ramblers, ndr). I giovani mi vengono a trovare. E io vado da loro a parlare nelle scuole, perché la memoria è importante.

Non sono renziano e non ho la tessera del Pd. Ma se i treni oggi vanno a 300 all’ora e anche la scienza e l’economia corrono veloci, perché non può cambiare la politica? La Costituzione non va toccata nei primi 13 articoli, che rimangono per me il Vangelo. Ma il resto si può riformare, si deve velocizzare. Io addirittura il Senato lo toglierei! Il giovane Renzi lo trovo un po’ supponente, per esempio quando chiama “gufi” certi suoi colleghi di partito, però almeno lui ci mette la faccia e vuole dare una scossa al Paese. Se vincerà il No e cadrà il governo, invece, in questo mondo di turbolenze, sarà il disastro”

Letto 2982

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Enzo Puro

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Aggiornato al 25 feb 2017

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