Smontare il vecchio ambaradam organizzativo del PD

Enzo Puro si chiede perché i DS quando avevano 600.000 voti presero soltanto il 16%. Una struttura che il PD ha ereditato e che non serve a quasi nulla. L’ancora e le radici. Né Partito liquido né Partito solido. Costruire un “Partito nuovo”

Letto 1310
Smontare il vecchio ambaradam organizzativo del PD

A me non ha mai convinto la vecchia diatriba ideologica tra i sostenitori del Partito liquido e i sostenitori del Partito pesante.

I Partiti liquidi non mi hanno mai convinto, liquidi, senza iscritti, senza sedi territoriali o tematiche, con una organizzazione ridotta al minimo.

Così come non mi convincono i Partiti pesanti, eredi di quelli del 900 con le loro ingessate abitudini, i loro riti ed i loro miti che li rendono incapaci di cogliere il nuovo.

Non amo il Partito liquido, leggero, non organizzato anche se so che viviamo in una società liquida dove ognuno di noi è un prisma dalle mille facce ognuna delle quali ha una sua autonomia e l’insieme di queste facce non dà vita ad una totalità univoca.

Fino a 30 anni fa, o giù di lì, ognuno di noi identificava se stesso in maniera univoca e a ordinare questa identificazione era il nostro status sociale, eri operaio, eri impiegato, eri artigiano o eri commerciante. Al tempo del fordismo noi eravamo il nostro status nella società. Il resto non contava.

Oggi quella personalità univoca si è frammentata, le facce di quel prisma ci identificano tutte. Se eri operaia, madre, donna, lesbica all’epoca contava soprattutto il tuo essere operaia. Oggi l’essere operaia, madre, donna e lesbica sono tratti che identificano prismaticamente il tuo essere.

Un tempo pensavamo che emancipandosi la classe operaia avrebbe emancipato il resto della società. Oggi la strada della emancipazione o della liberazione è più complessa e plurale.

E di fronte a questa frammentazione (tra gli individui e dentro gli individui) come è pensabile un soggetto politico universale, un partito di sinistra, che rappresenti le differenze contingenti e centrifughe, i numerosi frammenti della società e le diverse identità che rendono impossibili ogni sintesi, sintesi possibile quando tutto il panorama sociale era più semplice e leggibile?

E poiché abbiamo di fronte a noi una fortissima diversità tra le domande sociali e parliamo di emancipazione al plurale dobbiamo domandarci quale agire sociale, quale forma partito, quale azione sociale o di governo è compatibile con questo cambiamento?

Detto questo, per tornare al nostro discorso principale, voglio usare per spiegarmi meglio la metafora delle radici e dell’ancora.

Abbiamo detto, e provato a dimostrarlo, che la società è liquida e plurale ed in questa società mancano spesso i cartelli indicatori su dove andare ed è come se tutto ciò che c’è intorno a noi si modifichi in continuazione.

Un Partito organizzato dentro una società così in movimento non ha bisogno di radici. Le radici fissano per sempre in un terreno e, se quel terreno intorno diventa un'altra cosa e cambia continuamente, lo stare fisso non aiuta, quelle radici che ci danno l’immobilità diventano un peso, un residuo archeologico, un radicamento che ci impedisce di seguire il cambiamento.

L’ancora invece corrisponde di più a quello che ho in mente quando penso alla organizzazione di un Partito.

L’ancora ti fissa in un luogo, ti lega ad esso ma ti consente anche di salpare quando lo ritieni utile e giusto.

Quindi non un Partito fru fru, etereo e senza capacità di ancorarsi alla realtà ma un Partito organizzato in maniera tale da poter cogliere le novità e provare a ricomporre il pulviscolo della frammentazione sociale.

Passatemi inoltre una metafora un po’ guerrafondaia ma che esplica bene, anche come io intendo, la cultura politica ed organizzativa di un Partito. La prendo a prestito da Bauman che però parlava del sistema della istruzione.

Gli obiettivi dei missili balistici di vecchio tipo erano predeterminati al millimetro prima del lancio e contava la posizione di lancio e la sua inclinazione. I missili intelligenti di prima generazione venivano invece preprogrammati ma individuavano l’obiettivo durante il volo grazie ai dati immessi dentro di lui. I missili intelligenti di ultima generazione fanno tutto da soli, il software incorporato gli fornisce l’intelligenza anche di scegliersi ed individuare gli obiettivi.

Ecco oggi un contemporaneo Partito politico deve avere questo software incorporato in grado di scegliere gli obiettivi mentre si muove.

Fuor di metafora un Partito politico oggi deve essere in grado di individuare gli obiettivi e cambiare le sue mosse in maniera rapida e simultanea.

E sia chiaro che per raggiungere questo risultato non ci vuole meno organizzazione, non ci vuole meno pensiero, non ci vuole più aleatorietà ma ci vuole più organizzazione, più pensiero, meno aleatorietà.

Voglio però essere tranchant: per fare tutto questo la vecchia organizzazione politica tipica della sinistra è inservibile.

Ed il Partito Democratico sostanzialmente ha ereditato quel tipo di organizzazione, quel vecchio ambaradan che privilegia le radici.

Bisogna smontare tutto e rimontarlo.

La costante diminuzione degli iscritti e la diminuzione dei circoli non è un problema. Anzi è auspicabile che quel vecchio ambaradam troppo autoreferenziale scompaia. Ma se ne deve costruire un altro che riallinei quel che pensano collettivamente gli iscritti con quel che pensa il nostro elettorato e più in generale la società italiana.

Noi democratici di sinistra avevamo più iscritti del PD, ne avevamo circa 600.000 (il PD oggi ne ha circa 360.000), avevamo ben 8000 circoli ma domandiamoci perché l’ultima volta che la Quercia si è presentata alle urne non ha portato a casa più del 16% di voti degli elettori.

E la risposta sta nel fatto che quei 600.000 elettori non erano un campione della società italiana, non gli parlavano, non comunicavano con essa, usavano un linguaggio vecchio.

In pratica avevamo profonde radici che ci impedivano di muoversi quando il territorio tutto intorno era completamente cambiato (e penso ad una vecchia sezione in un quartiere un tempo operaio che ha visto sparire la vecchia fabbrica ed ha visto la modificazione antropologica del luogo in cui è radicata ma ha continuato e continua a muoversi ed a ragionare con i vecchi riti e la stanca ripetizione di formule organizzative consunte mentre l’intorno sfugge alla sua comprensione).

E bisogna spicciarsi nel costruire questo “Partito nuovo”.

Oggi Renzi sostituisce l’appeal che potrebbe avere il Partito. Ma non sarà sempre così, verrà il momento in cui avere un Partito organizzato e contemporaneo servirà. Perché i Partiti sono importanti.

121 Dati social all'8 febbraio 2016


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Enzo Puro

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Aggiornato al 25 feb 2017

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