In Senato slitta ancora il voto sulle Unioni Civili. L’Italia divisa sui temi etici

L’Italia è l’unica delle sei nazioni fondatrici della UE a non riconoscere né le unioni civili né i matrimoni per gli omosessuali

Letto 955
In Senato slitta ancora il voto sulle Unioni Civili. L’Italia divisa sui temi etici

Il Disegno di legge sulla "Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili" il 14 ottobre è finalmente approdata in Senato, anche se, subito dopo la relazione introduttiva, il voto è stato già fatto slittare a dopo la manovra finanziaria. Ottimisticamente la cosiddetta legge Cirinnà-bis (dal nome della sua relatrice) riprenderà il suo iter parlamentare a gennaio 2016. Ma questo non sorprende. Sono anni che il Parlamento italiano non affronta temi etici. Sono quelli su cui si gioca il consenso per la maggior parte dei partiti politici, date le profonde radici cattoliche su cui si fonda l'Italia. Paese formalmente laico per Costituzione, ma di fatto storicamente e profondamente legato a Santa Romana Chiesa.

E' ciò che ha permesso alla Democrazia Cristiana di restare al governo del Paese per cinquanta anni. I suoi orfani di oggi si sono sparpagliati tra i due schieramenti, destra e sinistra. Molti, come era prevedibile, hanno preferito la destra più conservatrice ma altrettanti non hanno faticato a identificarsi in quel socialismo riformista moderato che permea l'attuale sinistra italiana, ben lontana dai vecchi comunisti "mangia bambini e miscredenti". Ma la coscienza cattolica è sempre in agguato, pronta a tornare a ruggire quando si toccano le questioni morali, come l'eutanasia, l'eugenetica o i matrimoni gay.

Il Disegno di legge Atto Senato n. 2081, presentato dalla senatrice del PD Monica Cirinnà ed altri, mette in campo un tema, la "Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze", considerato border line. Sfocia, cioè, più nel campo dei diritti civili - trasversalmente sostenuti - che nella morale vera e propria. Ma anche in questo Ddl è presente una criticità per i cattolici di destra e di sinistra, la "Stepchild Adoption".

La Stepchild Adoption - l'adozione da parte di uno dei due componenti di una coppia del figlio, naturale o adottivo, del partner - è un istituto anglosassone già adottato in questi anni dal tribunale dei minorenni di Roma per le coppie lesbiche, ma che può riferirsi anche alle coppie eterosessuali.

Oltre che nel Regno Unito, la stepchild adoption è consentita anche in altri Paesi europei, Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Francia, dove è possibile per le coppie omosessuali adottare bambini del compagno/a. In Germania, Finlandia e Groenlandia, pur non consentendo l'adozione di orfani da parte di coppie dello stesso sesso, riconoscono a chi è in convivenza registrata con una persona di sesso uguale l'adozione dei figli naturali e adottivi del partner.

Secondo alcune stime, in Italia i bambini con genitori omosessuali sarebbero circa 100.000. I risultati di una ricerca del 2005, condotta da Arcigay con il patrocinio dell'Istituto Superiore di Sanità, indicano che il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni hanno almeno un figlio. Ciononostante davanti alla Stepchild Adoption sono insorti moltissimi senatori bipartisan, da quelli del Nuovo Centro destra di Angelino Alfano (il capogruppo Quagliarello si è addirittura dimesso) al Movimento 5 Stelle. Parrebbe che un compromesso possibile sia rappresentato dal cosiddetto "affido rinforzato". Uno strumento che si avvicina all'adozione senza che ci sia un riconoscimento di due mamme e due papà, ma con tutti i diritti per il bambino.

L'Italia è comunque in terribile ritardo sul tema delle unioni civili. L’Europa torna a richiamare il Bel Paese su questo tema dopo la sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che a luglio ha condannato l’Italia per aver violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare di tre coppie omosessuali, che da anni vivono insieme in una relazione stabile. E per questo dovrà a ognuno di loro 5mila euro di risarcimento per danni morali.

Intanto, in questi giorni il Parlamento europeo, ha chiesto ai nove Stati membri residuali (Italia, Grecia, Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania), sui 28 globali, di “considerare la possibilità di offrire” alle coppie omosessuali istituzioni giuridiche come “la coabitazione, le unioni di fatto registrate e il matrimonio”. Nel paragrafo 85 del rapporto sulla Situazione dei diritti fondamentali nella Ue approvato ad ottobre a Strasburgo, il Parlamento europeo ha anche chiesto alla Commissione Ue di “presentare una proposta di normativa ambiziosa che garantisca il riconoscimento mutuo” delle unioni e matrimoni registrati in altri paesi in modo da “ridurre gli ostacoli amministrativi e giuridici discriminatori che devono affrontare i cittadini” per esercitare il loro diritto alla libera circolazione.

Negli altri 19 Stati della UE, in cinque - Svizzera, Austria, Germania, Ungheria, Croazia - sono riconosciute le unioni civili, mentre in Olanda, Danimarca, Finlandia, Belgio, Spagna, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda, Francia, Gran Bretagna, Lussemburgo, Slovenia, Irlanda è legittimo anche il matrimonio per le coppie gay.

Il Ddl Cirinnà è volto a dotare l'ordinamento italiano di una disciplina legislativa statale di riconoscimento giuridico delle coppie formate da persone dello stesso sesso e dei diritti delle coppie di fatto. Esso si inserisce nel solco di un lungo dibattito che, a più riprese negli ultimi anni, ha visto il Parlamento nazionale, le Corti e le istituzioni nazionali e sovranazionali confrontarsi con la necessità di trovare peculiari forme di tutela e di regolamentazione per queste nuove tipologie di famiglia.

Dopo lo svolgimento di un lungo ciclo di audizioni informali - con la partecipazione di numerosi giuristi, esperti e associazioni-, significative migliorie e riscritture di alcune parti del testo, si è giunti a un testo unificato tra i tanti presentati. Deve pertanto ritenersi il punto di approdo più avanzato del lungo e proficuo lavoro legislativo di sintesi condotto dalla Commissione giustizia del Senato, a recepimento delle reiterate sollecitazioni giunte negli ultimi anni dalla società civile e dalla giurisprudenza costituzionale italiana ed europea.

Il Capo I introduce ex novo nel nostro ordinamento l'istituto dell'unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale, ai sensi dell'articolo 2 della Costituzione. Il Capo II reca invece una disciplina della convivenza di fatto, sia eterosessuale che omosessuale, orientata essenzialmente a recepire nell'ordinamento legislativo le evoluzioni giurisprudenziali già consolidate nell'ambito dei diritti e dei doveri delle coppie conviventi.

105 Dati social all'8 febbraio 2016


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Cristina Calzecchi-Onesti

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Aggiornato al 25 feb 2017

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